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    Home » Politica » Brexit, dopo l’intesa tre ministri lasciano il gabinetto May. Tusk annuncia summit: sarà il 25 novembre

    Brexit, dopo l’intesa tre ministri lasciano il gabinetto May. Tusk annuncia summit: sarà il 25 novembre

    L'intesa raggiunta nel governo Uk miete vittime e la premier precisa: "E' solo una bozza". Ma vanno via il responsabile per la Brexit, quello per l'Irlanda del Nord e quella per il Lavoro. "Regole imposte da Paesi che non hanno a cuore il nostro bene"

    Caterina Ristori</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Caterina_Ue" target="_blank">@Caterina_Ue</a> di Caterina Ristori @Caterina_Ue
    15 Novembre 2018
    in Politica

    Bruxelles – L’alba di un nuovo giorno si alza scura sul Regno Unito, dopo che ieri sera, contro le aspettative di molti e alla fine di un estenuante incontro prolungatosi per cinque ore, il gabinetto britannico ha detto ‘sì’ alla bozza di accordo sull’uscita messo sul tavolo dalla premier britannica. Neanche il tempo di accennare un sorriso, si direbbe, per aver superato lo scoglio del governo, e il ministro per la Brexit britannico annuncia le sue dimissioni, così come il collega per l’Irlanda del Nord, Shailesh Vara. Lascia il posto anche la ministra del Lavoro, Esther McVey.

    La possibilità di dimissioni di qualche membro del governo Uk era già stata annunciata da chi, lungimirante, sapeva che i ministri più intransigenti non avrebbero accettato un accordo in cui, a loro avviso, non era rispettata la volontà popolare di coloro che avevano scelto, ormai quasi due anni e mezzo fa, di uscire dall’Europa. Non certo a queste condizioni, dicono i favorevoli ad una hard Brexit. Dall’altro lato della barricata, gli europeisti convinti: anche loro dubbiosi riguardo a un accordo che mantiene in vita legami, che paiono ai loro occhi talmente stretti da ritenere che non valga la pena uscire dall’Unione.

    Sulla pagina twitter di Dominic Raab, stamani, campeggia la lettera indirizzata a Theresa May.

    Today, I have resigned as Brexit Secretary. I cannot in good conscience support the terms proposed for our deal with the EU. Here is my letter to the PM explaining my reasons, and my enduring respect for her. pic.twitter.com/tf5CUZnnUz

    — Dominic Raab (@DominicRaab) November 15, 2018

    Raab “capisce le ragioni” che hanno spinto la prima ministra a raggiungere l’intesa con l’Unione europea, e “rispetta le opinioni” di chi la pensa diversamente, ossia dei colleghi che hanno preso le loro scelte “in buona fede”.

    Non può accettare, però, l’accordo, per due ragioni. “Innanzitutto, credo che il regime di regolazione previsto per l’Irlanda del Nord rappresenti una minaccia per l’integrità” del paese. Inoltre, aggiunge l’ormai ex ministro, “non posso accettare un backstop indefinito, su cui l’Unione europea possiede una sorta di potere di veto”. Backstop che, aggiunge, corrisponde essenzialmente a un “ibrido tra gli obblighi derivanti dall’unione doganale e quelli del mercato unico”.

    Anche Vara affida la sua lettera a Twitter, con cui, rammaricato, annuncia le sue dimissioni.

    With much sadness and regret I have submitted my letter of resignation as a Northern Ireland Minister to the Prime Minister. A copy of my letter is attached.
    It has been a joy and privilege to serve in the Northern Ireland Office and I will always cherish the fondest memories. pic.twitter.com/SN8j4OwhYD

    — Shailesh Vara MP (@ShaileshVara) November 15, 2018

    L’accordo così com’è, sottolinea il ministro dimissionario, rappresenta una “soluzione a metà strada” (“half-way house”), una scelta diversa da quella presa con il referendum dai cittadini britannici. “Le alternative erano due: lasciare l’Unione o rimanerci”, scrive Vara.

    “Siamo un Paese fiero ed è triste vedere che oggi ci siamo ridotti ad obbedire alle regole di altri Paesi, i quali hanno dimostrato di non avere a cuore il nostro bene”, scrive nelle ultime righe il conservatore, aggiungendo che “i cittadini meritano di meglio”.

    May ha commentato le defezioni, affermando che “portare a compimento la Brexit comporta scelte difficili per tutti noi. Quello presentato ieri non è l’accordo finale ma soltanto una bozza del trattato, ed è comunque meglio del modello Canada e Norvegia. Mi rendo conto”, continua, “che il processo è stato molto frustrante ma votare contro questo accordo ci riporterebbe alla prima casella”.

    Dal Continente è arrivato, stamani, anche l’annuncio del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Domenica 25 novembre, “se nel frattempo non succederà niente di eccezionale”, si terrà il vertice straordinario tra i capi di Stato e di governo, in modo da formalizzare l’accordo dal punto di vista politico, che al momento è approvato dalle parti in via puramente tecnica.

    If nothing extraordinary happens, we will hold a #EUCO to finalise and formalise the #Brexit agreement on Sunday 25 November at 9h30.

    My press statement this morning with @MichelBarnier: https://t.co/bjFQA9omHb pic.twitter.com/FtIsc7odHL

    — Charles Michel (@eucopresident) November 15, 2018

    “La Brexit riguarda prima di tutto le persone. Riguarda la salvaguardia dei diritti dei nostri cittadini, il mantenimento della pace nel Nord dell’Irlanda e la protezione dei lavori che saranno influenzati dall’uscita Uk dall’Unione eurpea”, ha affermato Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo. Ha poi aggiunto di credere nella democrazia e di “rispettare la decisione del popolo britannico”. Riguardo al testo approvato da Uk e Ue, si è detto “ottimista riguardo ad una relazione tra le due parti nel prossimo futuro”, sottolineando che “la Gran Bretagna sta lasciando l’Unione europea, non l’Europa”. Ringrazia anche il capo negoziatore Ue per la Brexit “Michael Barnier ha svolto un lavoro instancabile, caratterizzato da spirito di collaborazione”.

    Ha poi precisato: “L’accordo evidenzia come qualsiasi risultato scaturisca, sarà comunque ad un livello più basso rispetto alla piena adesione all’Unione. Dimostra cosa rappresenta l’Ue: solidarietà e unità dei membri”.

    Tags: accordoantonio tajanibackstopbrexitdimissioniDominic RaabDonald TuskIrlanda del nordShailesh VaraTheresa MayUkunione europea

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