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    Home » Politica » Brexit, ora l’Ue aspetta le prossime mosse di Londra e lavora anche al peggio

    Brexit, ora l’Ue aspetta le prossime mosse di Londra e lavora anche al peggio

    Non c'è ancora uno scenario di mancato accordo, ma Commissione e Parlamento lavorano ai piani d'emergenza e chiedono ai britannici di chiarire cosa vogliono

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Gennaio 2019
    in Politica

    Bruxelles – Il giorno dopo il voto che ha ha bocciato la bozza di accordo per un’uscita ordinata del Regno Unito dall’Ue, l’Unione attende le prossime mosse di Londra. Nel mentre si prepara ad ogni esito, perché il peggio non è si ancora materializzato ma dopo il voto di ieri si fa più vicino, più probabile. “E’ logico che da ieri questo lavoro si deve intensificare”, dice il capo dei portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas. Si riferisce alle trattative con Londra per capire cosa accade o cosa può accadere da adesso in poi. Ma si riferisce pure ai preparativi per uno scenario di mancato accordo (no-deal) e uscita non regolamentata (hard Brexit).

    “Ogni Stati membro ha predisposto dei piani d’emergenza”, ricorda Schinas. “Chiaramente ogni Stato ha una sua situazione e un diverso grado di sforzi” richiesti per far fronte alla situazione. “Noi continuiamo a lavorare con gli Stati”. Bruxelles e le capitali, in sostanza non restano a guardare. Sono pronti a riprendere il filo del dialogo con Londra, ma l’Ue ha poco di nuovo da offrire a quanto già offerto. Un concetto ripetuto più e più volte prima di ieri sera. Adesso, certo, le cose cambiano. Quanto, dipenderà da Londra.

    Anche il Parlamento europeo attende di conoscere cosa proporrà il governo britannico. “E’ troppo presto valutare le conseguenze di questo voto, ma certamente non siamo ancora in una situazione di no-deal”, premette il presidente Antonio Tajani, che come tutti attende la formazione di una maggioranza propositiva. Tutti vedono l’esistenza di almeno due maggioranze all’interno di Westminster: una contraria all’accordo trovato con l’Ue, una contraria a un’uscita senza accordo. Manca la maggioranza per la soluzione. Si attende quella.

    “O prende forma in Parlamento una maggioranza positiva e credibile sulla Brexit, oppure la questione deve essere rimessa nelle mani dei cittadini”, ha detto intervenendo in Aula Roberto Gualtieri, del Pd e membro della task force del Parlamento sulla Brexit, aprendo dunque ad un secondo referendum, cosa sulla quale invece il leader Labour Jeremy Corbin si è sempre detto contrario.

    Per i deputati europei resta ferma la necessità della difesa dei i diritti dei cittadini dell’Ue che vivono su suolo britannico. Questa “resta la priorità” del Parlamento, dove però non si nasconde la delicatezza della situazione. “Dovremo continuare i nostri preparativi per affrontare la possibilità di un’uscita senza un accordo”, ammette Tajani

    La richieste unanime che arriva da Strasburgo, dove i deputati si trovano per la sessione plenaria, è che Londra “chiarisca la sua posizione”. Dopo che la Camera dei comuni ha respinto la proposta di condizioni offerte, “spetta ora a Parlamento e governo britannici comunicare all’Ue che tipo di relazione futura vogliono”.

    Parlamento e Commissione si stringono attorno alla figura di Michel Barnier, capo negoziatore dell’Ue. Sono in linea di principio non contrari a concedere più tempo per negoziare. Ma anche in questo caso serve una mossa di Londra. “Non c’è stata una richiesta di estensione da parte del Regno Unito”, taglia corto Schinas a chi chiede se è immaginabile ipotizzare estendere il periodo transitorio. “Ci dovrebbe essere un richiesta che specifichi il motivo, da approvare all’unanimità dai Ventisette”.

    Circa l’ipotesi di estendere la durata dell’articolo 50 Gualtieri sostiene che “il nostro gruppo ritiene con chiarezza che se un’estensione è necessaria per fornire il tempo necessario per nuove elezioni o per un referendum, non ha nulla da obiettare. Ma qualsiasi estensione deve essere per una ragione chiara e non solo per perdere ancora tempo”.

    Tags: antonio tajanibrexitcommissione europeadiritti dei cittadinidiritti dei cittadini Uehard brexitMichel Barnierno dealparlamento europeoRoberto Gualtieriue

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