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    Home » Politica » Theresa May insiste nell’aut-aut ai deputati, e loro provano a prendere il controllo

    Theresa May insiste nell’aut-aut ai deputati, e loro provano a prendere il controllo

    Un lungo dibattito in Parlamento, durante il quale la premier ha ammesso che non c'è maggioranza sul suo accordo e al termine del quale i Comuni l'hanno ancora una volta umiliata

    Lena Pavese di Lena Pavese
    25 Marzo 2019
    in Politica
    Theresa May oggi alla Camera dei Comuni

    Theresa May oggi alla Camera dei Comuni

    Bruxelles – Ancora con il fiato sospeso, ancora con la stessa strategia di Theresa May. Alla Camera dei Comuni oggi la premier britannica ha continuato nel suo tentativo di avere un voto favorevole dei deputati britannici offrendo il suo solito aut-aut: o approvate il mio accordo con Bruxelles o ci sarà una Brexit con no-deal. Ma la risposta dei parlamentari è stata l’approvazione nella notte di un emendamento (con una maggioranza di 27 voti) grazia al quale mercoledì i Comuni potranno tenere una serie di “indicative votes” su soluzioni alternative a quella imposta dal governo. Ben tre ministri, tra i quali quello degli Esteri Alistair Burt si sono dimessi per poter votare a favore dell’emendamento, come hanno fatto in totale 29 tories.

    Resta aperta la questione che al momento non ci sono piani alternativi che abbiano una maggioranza, ma non è detto che qualcosa possa essere messo in piedi. Quel che è certo è che per May si tratta dell’ennesima umiliazione parlamentare: benché non sia in realtà obbligata ad accettare nessuno dei voti che eventualmente indicheranno strade alternative alla sua di fatto è stata messa in minoranza. Ma il problema è che (ancora) una maggioranza non c’è.

    La premier nel pomeriggio aveva insistito sul suo piano, ma ancora non c’è una maggioranza pronta ad approvare quell’intesa, e più vicini si arriva alla data del 12 aprile più drammatica diventa la scelta, perché May, di fatto toglie lo spazio a soluzioni alternative. L’arroganza della premier è arrivata a sostenere questo pomeriggio che un “indicative vote” su piani alternativi altro non sarebbe che un’indicazione, e che dunque il governo potrebbe non sentirsi legato a mettere in pratica indicazioni parlamentari.

    Il 12 aprile è il giorno nel quale, se entro questa settimana non sarà stato approvato l’accordo tra May e l’UE ci sarà la Brexit, a meno che la premier non porti a Bruxelles qualcosa di consistente per ottenere una proroga “lunga” alla data di separazione. Ma se May, come ha detto oggi, continua a rinviare il voto, non si creano le condizioni per discutere di nuove proposte all’Unione.

    Oggi la premier parlando ai Comuni ha detto: “Vorrei porre al voto l’accordo, ma so che al momento non c’è una maggioranza, dunque lavorerò ancora a questo fine, e spero di averla”.

    A chi le chiedeva cosa pensa di proporre a Bruxelles se scatterà la scadenza del 12 aprile May ha risposto che la questione oggi “non è rilevante”. Ha fatto però capire che, con lei al governo, un nuovo accordo di separazione che preveda, ad esempio l’Unione doganale è fuori questione, come ovviamente per lei lo è un secondo referendum.

    “Noi dobbiamo lasciare l’UE, questo è quello che hanno chiesto i cittadini”, ha ribadito più volte May, dicendo ai deputati, che hanno votato in larga maggioranza contro un’uscita senza accordo, che “se non volete un’uscita senza accordo allora dovete votare un accordo”. Il fatto è che per ora sul tavolo c’è solo il suo, già respinto due volte, e lei, per tattica parlamentare, vuol bruciare i ponti alla preparazione di un altro scenario. Ma i deputati nella notte hanno deciso diversamente.

    Tags: accordoaut-autbrexitdibattitoTheresa May

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