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    Home » Cronaca » L’Italia sta perdendo la “sfida ambientale”, soffocata nel traffico

    L’Italia sta perdendo la “sfida ambientale”, soffocata nel traffico

    Secondo la Relazione annuale della Commissione europea si è fatto qualche passo avanti, ma anche delle falcate all'indietro, in un quadro generale che non progredisce come dovrebbe

    Perla Ressese di Perla Ressese
    5 Aprile 2019
    in Cronaca

    Bruxelles – Qualche passo avanti nelle sfide ambientali l’Italia lo ha fatto, ma sono stati passi corti, e in qualche caso, come nell’ecoinnovazione, sono stati dei lunghi passi indietro. E resta il dramma delle troppe emissioni delle auto.

    E’ quanto emerge dalla dettagliata relazione della Commissione europea sull’attuazione delle politiche ambientali 2019 (che si riferisce all’anno 2018), presentata oggi a Bruxelles.

    Rispetto al 201 sono stati registrati alcuni progressi nella gestione dei rifiuti, con un aumento continuo e costante del riciclaggio e del compostaggio nel corso degli ultimi sette anni. Tuttavia, saranno necessari maggiori sforzi per conformarsi agli obiettivi di riciclaggio dell’UE dopo il 2020. Il governo italiano continua nell’opera di bonifica delle discariche irregolari presenti sul territorio; per alcune delle quali la Corte di giustizia dell’Unione europea impone, dal 2014, sanzioni economiche all’Italia, che continua inoltre a essere soggetta a sanzioni dovute “all’incapacità di creare una rete appropriata di gestione dei rifiuti in Campania, sebbene la regione abbia compiuto progressi in merito”.

    Sono stati riscontrati passi avanti nello sviluppo di una strategia nazionale di economia circolare e di un piano d’azione sul consumo e sulla produzione sostenibili.

    Per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche, nonostante la pianificazione e la nomina di un commissario straordinario, secondo la Commissione “sono stati registrati progressi alquanto limitati nella riduzione del numero di agglomerati non conformi alla direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, con la conseguente imposizione di sanzioni da parte della Corte UE”.

    È necessario, afferma la relazione, “continuare a promuovere investimenti nel quadro della pianificazione territoriale (per ridurre l’impermeabilizzazione del suolo) e per garantire il controllo delle inondazioni”.

    Per quel che riguarda la qualità dell’aria, sono stati registrati progressi limitati nella riduzione delle emissioni totali. Gli accordi tra il governo nazionale e le amministrazioni regionali hanno incluso misure di pianificazione (come le zone a traffico limitato), incentivi fiscali e miglioramenti tecnici ai veicoli. Tuttavia, nel 2016 e nel 2017 “sono stati registrati superamenti della soglia dei valori di particolato e di NO2. La ragione principale dei superamenti è legata all’alta incidenza del traffico stradale in Italia, con più dell’80 % degli spostamenti realizzati tramite veicoli privati, nonché ai metodi di combustione inefficienti in ambienti domestici”. Secondo la Commissione è inoltre necessario “compiere progressi nella riduzione delle sovvenzioni ai veicoli aziendali, nel garantire parità tra il prezzo della benzina e quello del diesel, nonché nell’investimento in modi di trasporto più sostenibili”.

    Nell’ambito della rete Natura 2000 restano ancora da designare alcune zone speciali di conservazione. È inoltre “necessario migliorare lo stato di conservazione degli habitat e delle specie di interesse unionale, attuando pienamente gli strumenti messi a disposizione da Natura 2000, utilizzando i quadri regionali di azione prioritaria per una migliore integrazione dei fondi UE, e pianificando gli investimenti in modo più strategico”.

    Il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali del 2019 evidenzia che “l’Italia potrebbe garantire un uso più efficiente dei fondi UE e delle opportunità di accesso ai prestiti, evitando la riassegnazione del bilancio destinato all’ambiente ad altri settori e incrementando l’assorbimento dei fondi tramite attività mirate di sviluppo delle capacità”.

    L’Italia si è classificata al 19° posto nel quadro europeo di valutazione dell’innovazione del 2018, evidenziando un miglioramento di due punti rispetto al 2010. Il problema è che però c’è stato un crollo nel 2018, poiché nel 2017 in questa categoria, l’Italia era passato dalla decima alla settima posizione della classifica dell’UE-28.

    Esempi di buone pratiche

     L’Italia ha istituito un corpo specializzato di guardie ambientali per far fronte alla criminalità in tale settore.

     Il ministero dell’Ambiente ha promosso in modo efficace i progetti LIFE. Tre dei progetti LIFE più degni di nota sono: GESTIRE 2020 (per la tutela dell’ambiente in Lombardia), PREPAIR (per migliorare la qualità dell’aria nel bacino del Po) e il programma ASAP, che mira a diffondere la conoscenza delle specie esotiche.

     Mappe spaziali impiegate per la modellizzazione della qualità dell’aria e dati scaricabili per analisi nella città di Milano.

     Tetti verdi potenzialmente in grado di dimezzare le inondazioni.

     Buone pratiche a livello regionale per promuovere una migliore gestione delle risorse idriche e dei rifiuti.

     Per quanto riguarda l’economia circolare, negli ultimi due anni si sono moltiplicate le piattaforme di portatori di interessi, le alleanze tra il settore pubblico e quello privato, le iniziative di sensibilizzazione, ed è stato incentivato lo scambio di migliori pratiche.

    Tags: 2019ambienteitaliaRelazione Commissione europeatutela

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