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Spiagge, Italia verso la procedura d'infrazione

Spiagge, Italia verso la procedura d'infrazione

La proroga delle concessioni balneari è contro la direttiva Bolkestein. Per le promesse della Lega alle imprese balneari pagheranno tutti i contribuenti.

Roma – “Sicuro che al 99,9 per cento andremo in procedura d’infrazione ma entro breve sarà trovata una soluzione  e usciremo dalla Bolkestein”. Il ministro italiano del Turismo Gian Marco Centinaio, aveva previsto già quello che sta per accadere ma le promesse elettorali alle imprese balneari erano chiare. In realtà non è stata trovata alcuna soluzione, le indicazioni di Bruxelles per le concessioni demaniali marittime affidate senza gara l’ultima chiamata doveva essere il 2020, dopo il quale non sarebbero stati consentiti altri rinvii. E invece il nuovo governo ha agito all’opposto, prorogando nella legge di bilancio le concessioni per altri 15 anni.

Una mossa che la Commissione europea ha percepito quasi come una sfida, anche perché lo stesso ministro ha ammesso di essere cosciente della forzatura. “Avverto i cittadini italiani che per una questione di dignità e tutela del nostro Paese il ministro rischia di andare in infrazione ma è consapevole di farlo”. Peccato che non è il ministro ad andare in infrazione ma tutti noi. Per onorare la cambiale elettorale di circa 8 mila imprese che gestiscono i 27 mila stabilimenti delle spiagge italiane, tutti i contribuenti pagheranno le multe di Bruxelles, analogamente a quanto accadde per le quote latte. Ancora una volta la Lega promette, i cittadini pagano ma qualcuno sarà già pronto a dare la colpa all’Europa.

All’indomani dell’inserimento dell’ennesima proroga nella legge di Bilancio, da Bruxelles erano partite le prime richieste di chiarimento che a quanto pare non hanno avuto alcun seguito da parte di Palazzo Chigi. A questo punto è molto probabile che entro poche settimane possa scattare la procedura e la stagione balneare partirà in violazione delle norme europee recepite dall’Italia nel 2010. Per rispettare i principi della libera concorrenza, la direttiva vieta il rinnovo automatico delle concessioni, chiedendo che le stesse possano essere messe a gara, pur garantendo il riconoscimento e la valorizzazione degli investimenti preesistenti da parte delle imprese che gestiscono sdraio e ombrelloni. “Lo dico da quattro anni, la Bolkestein va applicata e non aggirata – dice Marco Affronte, Europarlamentare e candidato dei Verdi – può e deve trasformarsi in un’opportunità per avere spiagge con servizi migliori, più accessibili, più ecocompatibili, migliori per il turismo e per l’ambiente”.

Il tema non riguarda solamente la necessità di mettere fine a dei privilegi che in alcuni casi perdurano da diverse decine di anni ma consentire allo Stato di mettere ordine a un ginepraio di norme che ruotano intorno alle concessioni demaniali. Non solo le spiagge, anche altri beni pubblici come i porti turistici, lo sfruttamento delle acque minerali e termali, affidati in gestione a privati con canoni irrisori a fronte di ingenti guadagni. Ora, se il governo non interverrà in tempi rapidi cancellando la proroga, le multe potrebbero essere superiori a quei pochi euro che l’erario incassa per affittare ai privati qualche migliaio di chilometri di costa.