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    Home » Economia » L’Europa rende l’Italia più ricca, ma lo spread frena la crescita

    L’Europa rende l’Italia più ricca, ma lo spread frena la crescita

    Il governatore di Bankitalia Visco lancia l'allarme. Sbagliato finanziare le spese in deficit. Oggi Tria risponde alla Commissione sul debito

    Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
    31 Maggio 2019
    in Economia, Politica

    Roma – Senza Europa saremmo più poveri. Una considerazione valida per il passato ma anche per il futuro, all’alba della nuova legislatura di Strasburgo. A pronunciarla il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle sue considerazioni finali che come di consueto alla fine di maggio tracciano la fotografia dell’economia italiana e il contesto internazionale.

    L’Italia soffre ma “addossare all’Europa le colpe del nostro disagio è un errore, non porta alcun vantaggio e distrae dai problemi reali”. L’allarme di questi giorni è lo spread che “frena la crescita e ci rende più vulnerabili”, determinando “una riduzione del Pil dello 0,7 % in tre anni”. E davanti alla crisi, finanziare le spese in deficit –dice Visco –  per produrre “un sollievo congiunturale può rivelarsi inefficace o controproducente”, aggravando le condizioni finanziarie e della fiducia di famiglie e imprese.

    Il Governatore non fa sconti, chiede alla politica “uno sforzo corale” verso una “direzione di marcia chiara” e fa riferimento ai danni che provocano anche le parole: per chi risparmia, investe e produce “le parole sono azioni e nell’oscurità pesano il doppio”. Per questo forse non esplicita chiaramente il rischio di finire nel burrone di un nuovo 2011, ma è chiaro che i timori sono analoghi.

    Riflessioni che inevitabilmente si sovrappongono a una giornata tutt’altro che luminosa per l’economia italiana. L’Istat certifica che la crescita è inferiore alle previsioni di aprile (+0,2): il Pil italiano è salito dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti ma è calato dello 0,1% su base annua, e non accadeva dal quarto trimestre del 2013. “Andamento stagnante” lo definisce l’istituto, nonostante altri indicatori siano moderatamente positivi come gli investimenti e la domanda interna con i consumi cresciuti dell’0,2 %.

    Il governatore di Bankitalia, ha però un messaggio anche per l’UE con la richiesta di “condividere maggiormente i rischi delle economie nazionali”, ancor prima dell’invito a ridurre i rischi dei paesi membri. In sintesi, solo il rigore “finisce per accrescere gli stessi rischi e alimentare il senso di precarietà che circonda l’Euro”. Indicazione che il ministro dell’Economia Giovanni Tria terrà certamente in considerazione nelle ore in cui dovrà rispondere alla lettera della Commissione, con le giustificazioni per il non rispetto del criterio della discesa del debito e le prossime mosse per la legge di bilancio.

    Non sarà facile per il ministro fornire queste rassicurazioni, specie se dovrà assecondare le richieste della sua maggioranza che già gli ha chiesto una accelerazione sulla flat tax da finanziare in deficit. La strada per evitare l’avvio di una procedura per deficit eccessivo, minacciata da Bruxelles, è dunque sempre più stretta ma dal governo non sembrano preoccuparsene. Proprio all’assemblea della Banca D’Italia era presente anche Marco Buti, direttore generale della Commissione europea responsabile per gli Affari economici, l’alto funzionario della struttura guidata da Moscovici, che ha in mano il delicato dossier dei conti pubblici italiani e sui quali nei prossimi giorni verrà presa una decisione.

    Tags: Bankitaliacommissione affari economiciconti pubblicieuropagiovanni triaIgnazio ViscoPierre Moscovicispread

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