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Il 50% dei cittadini dell'Ue sacrificherebbe la crescita economica per proteggere il clima

Il 50% dei cittadini dell'Ue sacrificherebbe la crescita economica per proteggere il clima

Lo afferma uno studio del Consiglio europeo per le relazioni internazionali, secondo cui il 74% degli italiani è pronto "a rendere il cambiamento climatico una priorità assoluta della propria politica"

Bruxelles – I cittadini europei vogliono che l’UE abbia un ruolo maggiore nelle politiche internazionali. Mentre i leader globali si preparano all’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) e al summit sul clima della prossima settimana a New York, il prestigioso think-tank European Council on Foreign Relations (ECFR) ha commissionato un sondaggio che ha coinvolto 60mila cittadini europei in quattordici Paesi per capire cosa si aspettano da questi appuntamenti, dal clima al disarmo nucleare in Iran, fino ai rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti e alle interferenze russe nelle elezioni di altri Paesi.

Sul clima, tra le battaglie con più forte risonanza globale, più del 50% dei cittadini dell’Unione chiede che abbia un posto prioritario nell’agenda politica del loro governo, “anche a costo di frenare la crescita economica”. E l’Italia è uno dei Paesi più propensi all’attivismo: dopo la Romania, che dal rapporto ECFR risulta lo Stato più sensibile al cambiamento climatico (77% dei cittadini), è l’Italia, a pari merito con la Grecia (74%), la seconda nazione pronta a mobilitarsi con nuove misure a tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

Secondo lo studio, il 57% degli europei ritiene poi che gli interessi economici dell’Unione non siano sufficientemente tutelati nel rapporto con la Cina. L’Italia ci sono molte paure: il 72% dei suoi abitanti chiede che tali interessi siano maggiormente protetti; in particolare, il 38% di loro si aspetta che il governo del Paese lavori di più, il 34% si appella a una maggiore azione dell’Ue, mentre solo il 7% è soddisfatto della condotta italiana.

Quanto, poi, alla politica Russa, riferendosi in particolare all’invasione della Crimea e le interferenze nelle campagne elettorali di Paesi dell’Unione,  gli europei esprimono preoccupazione. In particlare circa le sanzioni “almeno il 40% degli interpellati – si legge nel rapporto ECFR – ritiene che la reazione europea sia stata equilibrata o – addirittura – non abbastanza dura”. La più alta richiesta di politiche più severe giunge dalla Polonia, dove il 63% dei cittadini chiede interventi più duri contro Mosca, mentre la Slovacchia è il Paese che sembra accusare meno il “danno” (19%). In Italia, osservando il dato nel dettaglio, il 24% degli abitanti ritiene che l’Europa non abbia fatto abbastanza, il 23% giudica l’intervento europeo “equilibrato” e il 21% addirittura “troppo duro”.

Infine, l’Iran. Anche qui gli europei sono abbastanza compatti nel sostenere il Piano complessivo d’azione congiunta (JCPOA), meglio noto come “Accordo sul nucleare iraniano”, raggiunto nel 2015 per limitare drasticamente il comparto nucleare iraniano. In particolare, il 67% degli austriaci condivide i termini dell’accordo, mentre è la Francia il Paese con la più bassa percentuale di “supporters” (47%).