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Rilanciare il progetto dell'UE ma tenendo assieme interesse nazionale e europeo

Rilanciare il progetto dell'UE ma tenendo assieme interesse nazionale e europeo

La sfida della nuova legislatura europea il fil rouge del dibattito nella sesta edizione di "How can we govern Europe"

Vuoi vedere il video di How Can We Govern Europe? Grazie a Radio Radicale ecco qui la prima giornata e la seconda giornata.

Roma –  Ce la farà Ursula von der Leyen a rilanciare il progetto europeo? E l’Italia riuscirà a tornare protagonista e onorare il ruolo di paese fondatore? Parte subito forte il dibattito del pomeriggio di “How can we govern Europe?”, sesta edizione, in corso a Roma nella sala delle Bandiere della sede italiana dell’UE.

Un confronto tutto politico moderato dal direttore di Eunews Lorenzo Robustelli ,e che ha visto come protagonisti il vicepresidente dell’Eurocamera, Fabio Massimo Castaldo del M5S, il segretario di Più Europa, Benedetto della Vedova, l’europarlamentare della Lega Anna Cinzia Bonfrisco e Ferdinando Nelli Feroci, presidente dell’istituto Affari internazionali ma anche ex ambasciatore a Bruxelles.

Dunque von der Leyen alla prova dei fatti, e una Commissione che dovrà confrontarsi con un Parlamento molto più articolato che “è molto cambiato e non risponde più alle tradizionali famiglie politiche” come sottolinea Bonfrisco, segnalando che “non basta più la vecchia visione” per rispondere al cambiamento evocato con il voto della nuova legislatura. “Vedremo se la nuova commissione sarà in grado di dare una risposta a questo, credo che abbia capito qualcosa – ha aggiunto l’esponente della Lega – perché è l’opacità di queste istituzioni europee che ha provocato la crisi, insieme alla perdita del collante con i popoli. Il banco di prova saranno il programma Green e il controllo dei confini”  Riprendere e mettere al centro il “pilastro sociale” dice Castaldo che ricorda come “i sovranismi siano la conseguenza di una globalizzazione mal governata che ha aumentato le disuguaglianze allontanando il progetto di integrazione”.

Nel confronto irrompe anche la Brexit, sollecitata da una domanda degli studenti del Liceo romano Giulio Cesare, che chiedono quali effetti potrà scatenare sugli altri Paesi dell’UE. Eventualità che diventa un monito per gli altri secondo l’ambasciatore Nelli Feroci, un referendum che è stato “devastante sotto il profilo interno, nella politica, nella società divisa tra giovani e anziani, tra città e campagna, nell’ economia. Non vedo rischi di contagio e per come si è sviluppata questa vicenda in Gran Bretagna se qualche altro Paese poteva essere tentato ora ha cambiato linea”.

Sicuro che “torneranno indietro anche loro fra qualche anno” Benedetto della Vedova, che insiste sulla necessità di cambiare l’approccio, anche dell’Italia per rilanciare il progetto europeo che “è l’unico possibile perché fuori non andiamo da nessuna parte”. Interesse nazionale e interesse europeo devono stare insieme, principio nobile che non è facile mettere in pratica. Come è possibile se “l’Europa resta una grande Germania e sconta ancora il gollismo della Francia che rappresenta il vero nazionalismo”? è l’accusa lanciata da Cinzia Bonfrisco, rimandando anche alle vicende attuali di questi giorni come il dibattito sul Meccanismo europeo di Stabilità. Italia ritorna protagonista “se gioca meglio nelle alleanze di blocco”, sollecita Castaldo che nell’ambito europeo invita a dare valore al compromesso e seguire meno la linea dura e solitaria.

Ma per fare l’interesse dell’Italia “non serve il piano greco contro Francia e Germania” spiega della Vedova. Chi ha visto tanti governi passare è l’ambasciatore Nelli Feroci che imputa all’instabilità politica la ragione che fa spesso fa scontare la mancanza di ruolo dell’Italia nei negoziati. “Sono più preoccupato da questo che dall’asse franco tedesco, ma dobbiamo ritrovare il nostro ruolo, i nostri partner non aspettano altro e spetta dunque a noi dare risposte”.