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Corridoi umanitari, l'Italia diventa un modello per l'Europa

Corridoi umanitari, l'Italia diventa un modello per l'Europa

La proposta congiunta di Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Chiese ed associazioni ecumeniche europee, Comunità di Sant'Egidio per un sistema a livello europeo è stata presentata oggi a Bruxelles

Bruxelles – Dove non arriva la politica, subentra la società civile. Così si è realizzata la proposta congiunta di Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Chiese ed associazioni ecumeniche europee, Comunità di Sant’Egidio che ha consegnato oggi nelle mani dei decisori politici dell’UE un modello di intervento per la gestione dei flussi migratori attraverso un sistema dei corridoi umanitari, già sperimentato con successo in Italia e in altri paesi europei. L’obiettivo, spiegano i promotori al convegno “Corridoi umanitari, una proposta per il futuro”, organizzato a Bruxelles da Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente dell’Eurocamera, è quello di garantire una via sicura e legale per l’arrivo in Italia, e in Europa, di profughi in condizioni di “eccezionale vulnerabilità”. Persone che hanno dunque pienamente diritto di arrivarci in tutta sicurezza.

“Vorremmo che il modello dei corridoi umanitari diventasse un patrimonio europeo a tutti gli effetti”, spiega la viceministra agli Affari Esteri e alla Cooperazione internazionale Emanuela Del Re, intervenuta al convengo. È un progetto che ha dato prova di essere assolutamente vincente, perché “mette sicurezza e protezione in un connubio perfetto”, ha sottolineato. “Credo che sia straordinario” aggiunge “anche perché è un elemento di rassicurazione” per le società che accolgono. È ottimista, Del Re, sul fatto che la nuova Commissione possa prendere in considerazione il progetto anche per l’Europa: “Ursula von der Leyen ha parlato di confini europei più umani” sostiene, sottolineando che il “terreno su come affrontare questo tema dal punto di vista europeo è assolutamente fertile”.

Sul modello di cooperazione tra società civile e istituzioni, l’Italia ha fatto da apripista con un proprio sistema di corridoi umanitari, che oggi i promotori cercano di esportare anche in Europa. L’Italia è stata infatti il primo paese in Europa a elaborare questo progetto umanitario, avviato nel 2015 e frutto di un protocollo d’intesa tra FCEI, Tavola valdese e comunità di Sant’Egidio con i ministeri dell’Interno e degli Esteri italiani. Ad oggi, si contano in tutto 1809 persone legalmente giunte in Italia attraverso i corridoi umanitari, e oltre 2700 in Europa. Esportare il modello anche in UE è importante anche perché, sostengono gli organizzatori, in Italia il modello non ha rappresentato una mera via d’accesso al paese ma anche una via di integrazione con risultati soddisfacenti. “Oggi – spiega Paolo Naso, coordinatore del programma Mediterranean Hope di FCEI – affidiamo ai legislatori europei la responsabilità di decidere se tentare anche in Europa questa avventura che in singoli stati dell’Unione ha dato risultati importanti”. Oltre all’Italia, infatti, il progetto di accoglienza è stato lanciato anche in Francia, Belgio e Andorra.

I corridoi umanitari, ricorda Castaldo,  rientrano nella “risposta complessa e complessiva che l’Europa deve dare a un fenomeno che ha proporzioni strutturali, non soltanto quindi legate a singole crisi geopolitiche”. L’eurodeputato 5 stelle ritiene che l’applicazione del modello impiantato in Italia anche in Europa possa essere “un’esperienza assolutamente realistica”, sottolineando ancora una volta “l’urgenza primaria dell’istituzione di un sistema europeo per gestire il disperato afflusso di migranti via mare e via terra”.

Il programma punta in alto e mira a coinvolgere 50 mila richiedenti asilo nell’arco di 2 anni (identificati dall’UNHCR sulla base di criteri per il riconoscimento della protezione internazionale). Una volta in Europa, si legge nel paper, i richiedenti asilo saranno poi accolti da alcuni stati membri dell’UE che aderiscono al progetto attraverso una rete di supporto della società civile.

Esiste inoltre un’altra importante criticità politica del sistema dei corridoi umanitari, sollevata dalla vice ministra nel corso del suo intervento: svuotare i campi in Libia potrebbe determinare nuovi rischi di ‘pull factors’ (gli elementi che spingono un singolo individuo o un gruppo umano a migrare) ovvero un’opportunità per i migranti di arrivare in Europa molto più rapidamente. Rimane da capire se la proposta approdata oggi a Bruxelles sarà in definitiva presa in considerazione da parte della nuova Commissione europea.