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    Home » Economia » Meno di 8 miliardi per averne 1.000 in dieci anni, come l’UE finanzia il suo ‘Green Deal’

    Meno di 8 miliardi per averne 1.000 in dieci anni, come l’UE finanzia il suo ‘Green Deal’

    Svelato il meccanismo per sostenere la transizione sostenibile del modello produttivo europeo. Pochi soldi e tante incognite. Soddisfatti, con qualche prudenza, PD e M5S

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    14 Gennaio 2020
    in Economia

    Bruxelles – La Commissione europea la presenta in pompa magna, come è giusto che sia. Ursula von der Leyen e il suo esecutivo comunitario hanno costruito la loro fortuna sulla promessa di una rivoluzione sostenibile, e sul Green Deal – questo il nome della strategia per la riconversione del sistema economico-produttivo – si giocano la legislatura europea. Ma risorse non ve ne sono. Sul piatto ci sono 7,5 miliardi di euro di nuove risorse, che oltretutto dovranno arrivare dal prossimo bilancio pluriennale (MFF 2021-2027) ancora tutto da negoziare.

    Ecco che i 100 miliardi di euro l’anno promessi attraverso il fondo per la transizione (JTF, Just Transition Fund) sono una scommessa. Si dovranno reperire sul mercato, attraverso garanzie che inducano investitori pubblici e privati a far parte della partita. L’effetto leva è il meccanismo principale del finanziamento delle politiche di sostenibilità, come è stato per il piano Juncker per gli investimenti.

    Tanti numeri, nessun euro vero
    I documenti della Commissione sciorinano numeri sulla base aspettative. Nei prossimi dieci anni si vuole destinare un trilione, o 1.000 miliardi, se preferite, per riconvertire il sistema produttivo. Industrie inquinanti, impianti che emettono troppa CO2, settore minerario di carbone e lignite. I mille miliardi arriveranno dal prossimo bilancio settennale (480 miliardi), co-finanziamento nazionale (115 miliardi), investimenti dal settore privato e pubblico attraverso programma InvestEU (280 miliardi) e Just Transition Fund (100 miliardi). Niente di tutto questo al momento c’è.

    Quanto ai 100 miliardi di euro del JTF, attraverso i 7,5 miliardi di euro che arriveranno si mobiliteranno tra i 30 e i 50 miliardi di euro per la riqualifica professionale. Altri 45 miliardi di euro si presume di reperirli attraverso InvestEU, il programma per il sostegno agli investimenti. Ma, e qui le Regioni avranno certamente qualcosa da dire, è previsto che chiunque possa essere finanziato. Saranno gli Stati membri a dover indicare a Bruxelles a chi indicare i soldi, e le Regioni dovranno attivarsi.

    La transizione integrativa alla coesione
    Gli enti locali possono stare tranquilli. “Le risorse del Fondo per la transizione dovrebbero integrare le risorse disponibili nell’ambito della politica di coesione”, si legge nella proposta della Commissione. Dunque nessun prelievo ‘forzoso’ ai fondi di coesione. Però si vuole evitare anche il doppio finanziamento di uno stesso progetto, e quindi si chiarisce che “al fine di garantire il continuo impatto della politica di coesione in quanto tale, nessuno Stato membro dovrebbe fornire oltre il 20% del proprio Fondo per lo sviluppo rurale (FESR) iniziale e della sua dotazione FSE iniziale come sostegno complementare trasferito al Fondo di transizione”.

    Niente sconti sui conti pubblici
    “Il Green deal non riguarda solo soldi, è una questione di progetti”, scandisce Paolo Gentiloni, commissario per l’Economia. “Abbiamo bisogno di tanti progetti per realizzare il nostro piano”. Ma attenzione, non ci saranno sconti. I finanziamenti avverranno “nel rispetto delle regole UE sui conti”, e dunque “preservando le salvaguardie contro i rischi per la sostenibilità del debito”. Vuol dire che la richiesta italiana di togliere dal computo di deficit e debito le spese di riconversione non è accolta. Si rivedranno, “e possibilmente” si modificheranno, le regole sugli aiuti di Stato. Ciò dovrebbe permettere ai governi centrali più libertà di spesa.

    Via libera all’Ilva
    Una buona notizia all’Italia la dà Gentiloni, che conferma una volta di più la possibilità di poter ricorrere alla nuova strategia dell’UE per trovare una quadra nell’intricato problema dell’Ilva. “Il meccanismo potrebbe essere utilizzato anche per l’Ilva”, ammette. Spiega che la Commissione intende convertire chi troppo inquina, e non c’è dubbio che il polo siderurgico di Taranto sia uno di questi casi. “Ma conosciamo l’Ilva, il meccanismo non risolverebbe l’intero problema”.

    La proposta della Commissione è, per ora, ben accolta dagli europarlamentari italiani. Secondo Rosa D’Amato, M5S,  “il Just Transition Fund va nella giusta direzione perché potremo finalmente bonificare i siti industriali che producono acciaio e non solo il carbone, così come proposto da noi”. Ma, ammonisce la parlamentare pugliese,  “non esiste inquinamento di serie A e inquinamento di serie B. Nell’ex Ilva di Taranto la transizione ecologica non è più rinviabile avendo come priorità la salvaguardia della salute dei cittadini. Non sarà una giusta transizione, ma l’ennesima beffa, se modernizzare gli impianti vorrà dire usare il gas, fonte fossile e climalterante e soprattutto senza una valutazione dell’impatto sanitario”.

    “È con grande soddisfazione che accogliamo la proposta della Commissione europea – dice la parlamentare del PD Patrizia Toia -. L’esecutivo comunitario ha accolto pienamente la nostra richiesta di non limitare l’uso del Fondo di Transizione alle regioni carbonifere, principalmente in Polonia e Germania, ma di allargare i criteri di accesso alle aziende inquinanti come l’Ilva e alle Pmi. Così da garantire che la transazione verso la neutralità climatica del continente sia giusta per lavoratori, territori e regioni e non solo per alcuni di essi”. Non si prende il merito, come PD, Toia, e spiega che “bisogna dire che, questa è una vittoria del sistema-Italia nella usa interezza”, pur sottolineando che  “il Green New Deal è competenza del primo vicepresidente della Commissione Frans Timmermans, il candidato dei Socialisti e Democratici, e quindi anche del PD, alla presidenza della Commissione nelle elezioni europee di maggio”.

    Tags: fondi uefondo transizionegreen dealIlvaindustriaPaolo Gentilonipatrizia toiaRosa D'Amatosostenibilitàtransizione sostenibileue

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