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Crimea, l'UE si scaglia contro la Russia:

Crimea, l'UE si scaglia contro la Russia: "Gravi e sistematiche violazioni delle libertà fondamentali"

Bruxelles – Sei anni trascorsi dall’annessione “illegale” della penisola della Crimea da parte della Russia, e l’Unione europea rimane ferma nel non riconoscere ma anzi condannare quella che definisce una “violazione del diritto internazionale”. Lo ribadisce in una nota l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Josep Borrell: Bruxelles è schierata a sostegno della sovranità e dell’integrità territoriale della regione e continua nel suo impegno di “attuare pienamente la sua politica di non riconoscimento, anche attraverso misure restrittive”. Per questo, Borrell invita gli altri Stati membri delle Nazioni Unite ad adeguarvisi a loro volta.

Le preoccupazioni del capo della diplomazia europea riguardano anche la situazione dei diritti umani in Crimea, di cui denuncia una condizione “notevolmente deteriorata” da quando l’annessione ha avuto luogo. Gravi e sistematiche sono le limitazioni alla libertà di espressione, di religione o di associazione, anche pacifica. In sostanza, l’UE chiede il pieno rispetto delle norme internazionali sui diritti umani nella penisola: giornalisti, difensori dei diritti umani e avvocati difensori “dovrebbero essere in grado di lavorare in modo indipendente e senza indebite interferenze e intimidazioni” mentre tutti i casi ancora pendenti di violazioni dei diritti umani e abusi (sparizioni forzate, torture e uccisioni, violenza, azioni penali motivate politicamente, discriminazione e molestie) dovrebbero essere indagati a fondo.

Particolarmente violati sono i diritti dei tatari (gruppo etnico presente nella regione) di Crimea “la chiusura dei media dei tatari di Crimea e il divieto delle attività dei Mejlis, il loro organo autonomo, e la persecuzione dei suoi leader e membri della loro comunità”. Per Bruxelles, a tutte le comunità etniche e religiose della penisola deve essere garantita la possibilità di “mantenere e sviluppare la propria cultura, istruzione, identità e tradizioni del patrimonio culturale, che sono attualmente minacciate dall’annessione illegale”.

 

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