Bruxelles – L’Unione europea si appresta ad approvare il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, in risposta al perpetuarsi della guerra di aggressione condotta da Mosca contro l’Ucraina. A presentare il nuovo provvedimento è stata direttamente la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, nel corso di un punto stampa organizzato questa mattina (9 giugno) a Palazzo Berlaymont. “In questo pacchetto, ci concentriamo sui settori a maggiore impatto: energia, servizi finanziari e commercio”, ha sintetizzato il contenuto della nuova tranche di sanzioni la leader dell’esecutivo comunitario, per poi aggiungere che “proponiamo anche di vietare l’ingresso nell’UE agli ex combattenti russi”.
Quella effettuata oggi da von der Leyen – è opportuno sottolinearlo – è soltanto una ‘relazione introduttiva’ sul provvedimento, che per entrare ufficialmente in vigore avrà ora bisogno del parere favorevole di tutti gli Stati membri in seno al Consiglio UE.
Capitolo ‘energia’: stop all’adeguamento automatico del price cap sul petrolio russo
Sin dall’inizio del conflitto, il cuore del regime sanzionatorio europeo contro Mosca è rappresentato dalle misure volte a minimizzare i guadagni che la Russia si garantisce dall’esportazione di prodotti energetici, petrolio in testa.
“Nonostante il conflitto in Medio Oriente e le interruzioni delle catene globali di approvvigionamento energetico abbiano attenuato parte della pressione sulla Russia, vogliamo mantenere la massima intensità delle sanzioni”, ha affermato von der Leyen. E il modo migliore per farlo – ha aggiunto – “è garantire che i profitti della Russia derivanti dalla vendita di petrolio rimangano limitati”.
Per questo, la prima misura su cui la politica tedesca si è concentrata è quella relativa al tetto al prezzo del greggio moscovita. Introdotto per la prima volta nel dicembre del 2022, il provvedimento prevede che le compagnie europee possano partecipare al trasporto del petrolio russo solo se questo viene venduto sotto un certo prezzo massimo. A partire dall’anno scorso, questa soglia è stata resa ‘variabile’, fissandola al 15 per cento al di sotto del prezzo medio di mercato.
Tuttavia – come ha spiegato von der Leyen – “questo meccanismo di adeguamento automatico non era stato concepito per shock di mercato come quello provocato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz”, a seguito dello scoppio della guerra in Iran. Questi sviluppi hanno fatto schizzare il costo medio del petrolio, aprendo potenzialmente a guadagni nettamente superiori rispetto al passato per Mosca. Per questo, la Commissione ha oggi proposto di sospendere l’adeguamento fino al gennaio del prossimo anno, mantenendo il tetto al livello attuale di 44,10 dollari al barile. “Ciò darà ai mercati petroliferi il tempo di stabilizzarsi, mantenendo al contempo la pressione sulle entrare russe”, ha sintetizzato l’inquilina del Berlaymont.
Il nuovo pacchetto di sanzioni colpirà il settore energetico di Mosca anche sotto altri aspetti. Ad esempio, verranno aggiunte altre 30 navi all’elenco delle 632 imbarcazioni della cosiddetta ‘flotta ombra’ già sanzionate. Si tratta di un insieme di navi che la Russia utilizza per aggirare i divieti occidentali e continuare ad esportare petrolio via mare, cambiando spesso bandiera e spegnendo i sistemi di tracciamento satellitare. A tal proposito, von der Leyen ha sottolineato che “per la prima volta prenderemo di mira anche le imbarcazioni che assistono la flotta ombra, ad esempio fornendo carburante o altri servizi”.
Capitoli ‘finanza’ e ‘commercio’: nel mirino le piattaforme di criptovalute e (per la prima volta) la pesca
La tranche di sanzioni presentata oggi propone di estendere ad altre 31 banche russe il divieto di effettuare transazioni che coinvolgano soggetti europei. Una fonte diplomatica di Bruxelles sentita dall’agenzia britannica Reuters ha rivelato che il nuovo pacchetto di misure contro gli istituti di credito di Mosca potrebbe “aumentare le possibilità di una crisi bancaria” e quindi accrescere la volontà di Putin di negoziare un accordo di pace con l’Ucraina.
Secondo quanto riferito da von der Leyen, “il divieto dovrebbe riguardare anche 20 banche, società o piattaforme di criptovalute situate in Paesi terzi”, qualora queste abbiano fornito servizi a persone o entità russe già sanzionate oppure abbiano contribuito ad aggirare le misure UE già in vigore.
La proposta del Berlaymont sulle società di criptovalute è ancora più ambiziosa, suggerendo di creare uno strumento giuridico nuovo che in futuro permetta di andare oltre alla semplice blacklist delle singole piattaforme. L’idea – ha spiegato la leader dell’esecutivo europeo – sarebbe quella di “imporre un divieto totale nei confronti dei servizi legati ai cripto-asset operanti in Paesi terzi” al fine di “fungere da deterrente per quegli Stati che ospitano piattaforme che aiutano la Russia ad eludere le nostre sanzioni”.
Quanto alla dimensione commerciale, si tratta del capitolo del regime sanzionatorio che colpisce più direttamente la macchina bellica del Cremlino, attraverso restrizioni a tutti quei beni e quelle tecnologie che vengono utilizzati dall’industria militare russa.
Con il nuovo pacchetto – ha affermato von der Leyen – “prendiamo di mira ulteriori metalli e leghe impiegati nei settori aerospaziale e della difesa” e “con un capitolo dedicato ai droni, proponiamo nuovi divieti di esportazione riguardanti le attrezzature di supporto a terra, i sistemi di disturbo elettronico e i sistemi di lancio”. Sul piano non-militare, invece, per la prima volta saranno adottate sanzioni commerciali nel campo della pesca: von der Leyen ha annunciato “forti restrizioni all’importazione di alcuni prodotti ittici e un divieto totale per altri, come il merluzzo”.
Infine, una specifica disposizione del nuovo pacchetto soddisfa una richiesta che i leader dei Paesi baltici rinnovano a Bruxelles da ormai diversi mesi: l’imposizione di un divieto di ingresso sul suolo europeo per gli ex soldati russi. Per la prima volta, la voce delle Repubbliche baltiche su questo punto sarà ascoltata e “l’Europa resterà preclusa a chiunque abbia partecipato all’invasione dell’Ucraina”, ha scandito von der Leyen.
Quello che manca: dai servizi marittimi per il trasporto di greggio al caso dell’alluminio irlandese
Dietro ai toni trionfalistici con cui è stata annunciata la nuova tranche di sanzioni, si nasconde la difficoltà di Bruxelles nel prendere misure ancora più decise nei confronti di Mosca. Nel numero odierno della newsletter Il Mattinale Europeo, David Carretta ha messo in fila i diversi casi di ‘marcia indietro’ compiuti dall’UE negli ultimi mesi.
Tra gli esempi più significativi c’è quello relativo al divieto totale sui servizi marittimi per il trasporto di petrolio russo. L’idea era stata presentata dalla Commissione all’inizio di quest’anno, ma è rapidamente finita nel dimenticatoio a causa dell’opposizione in sede di Consiglio UE da parte di alcuni Paesi del Mediterraneo – Grecia e Malta in testa – con un settore navale molto sviluppato.
Ancora più recente – e probabilmente più eclatante – è il caso riguardante Aughinish, una fabbrica di allumina (materiale fondamentale per la produzione di alluminio) con sede in Irlanda ma di proprietà della multinazionale moscovita Rusal, controllata da uno degli oligarchi più vicini a Putin: Oleg Deripaska. Negli scorsi giorni, è emerso che dal 2022 ad oggi il polo situato nella contea di Limerick ha continuato ad esportare allumina verso la Russia, contribuendo così alla fabbricazione di nuove armi impiegate nella guerra contro Kiev.
Interrogato in merito alla questione lo scorso 29 maggio, il primo ministro irlandese, Michael Martin, ha respinto l’idea di sanzionare Aughinish, sostenendo che “l’impatto di eventuali misure sarebbe peggiore per l’UE” piuttosto che per la Russia. Parole da tenere accuratamente in testa, soprattutto in previsione dell’imminente assunzione della presidenza semestrale del Consiglio UE da parte di Dublino.


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