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    Home » Cronaca » Crolla l’inquinamento nelle città bloccate per il Coronavirus, ma potrebbe essere troppo tardi

    Crolla l’inquinamento nelle città bloccate per il Coronavirus, ma potrebbe essere troppo tardi

    "Il danno ormai è fatto". L'allarme degli esperti UE dell'EPHA, l'Alleanza europea per la salute pubblica

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    30 Marzo 2020
    in Cronaca
    inquinamento, polveri sottili, combustibili fossili,

    Bruxelles – Città fantasma, impianti produttivi e poli industriali fermi, traffico bloccato. Al tentativo di contenere la diffusione della pandemia Coronavirus nel mondo, è seguita l’imposizione parte di molti paesi dentro e fuori i confini europei di diverse misure restrittive su spostamenti e assembramenti, molte aziende sono ferme. Secondo diversi studi, il lockdown di città o di interi paesi a causa della pandemia ha sortito almeno l’effetto di ridurre progressivamente i livelli di inquinamento nell’atmosfera, dovuti principalmente alla presenza di particolato (PM), biossido di azoto (NO₂) e l’ozono a livello del suolo (O₃) che da soli causano circa 400 mila morti precoci nel continente ogni anno.

    Molte città d’Europa tra cui Parigi, Madrid, Milano e Roma hanno registrato una riduzione progressiva della concentrazione nell’aria di biossido di azoto, un gas che può provocare danni all’apparato respiratorio. Lo mostrano le immagini satellitari di Sentinel-5, il satellite del programma Copernicus gestito dalla Commissione europea e dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che hanno registrato un calo significativo dell’inquinamento atmosferico anche in Italia tra il 5 e il 25 marzo, rispetto alla media mensile dello stesso periodo del 2019.

    I livelli di concentrazione media di biossido di azoto in Italia dal 14 al 25 marzo 2020, rispetto alle concentrazioni medie mensili del 2019. Le immagini del satellite Copernicus Sentinel-5P dell’Agenzia spaziale europea (ESA)
    Livelli di concentrazione media di biossido di azoto in Spagna dal 14 al 25 marzo 2020

    La presenza di biossido di azoto nell’atmosfera è legata principalmente al trasporto su strada. Il crollo dell’inquinamento coincide quindi con i blocchi imposti da molti paesi europei che hanno frenato il trasporto su strada e rallentato la produzione nelle fabbriche. Secondo i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) a Milano la concentrazione media di durante la settimana del 16-22 marzo è stata del 21 per cento inferiore rispetto alla stessa settimana del 2019; a Bergamo – tra i poli italiani più drasticamente colpiti dall’emergenza Coronavirus – c’è stato un costante declino dell’inquinamento da NO₂ nelle ultime quattro settimane, fino ad arrivare ad una concentrazione media durante la settimana del 16-22 marzo del 47 per cento inferiore rispetto alla stessa settimana del 2019. Lo stesso si può dire per Roma, dove le concentrazioni medie biossido di azoto nelle ultime quattro settimane sono state inferiori del 26-35 per cento rispetto alle stesse settimane del 2019.

    Tendenze simili si osservano anche in altre città europee – dove la linea dei contagi sta seguendo il trend italiano – in cui sono state implementate misure di blocco durante la settimana del 16-22 marzo. Significativo il dato a Madrid (anche la Spagna è tra i paesi più duramente colpiti) dove i livelli medi di biossido di azoto sono diminuiti di oltre il 50 per cento da una settimana a quella successiva mentre rispetto allo stesso periodo del 2019, la riduzione è stata del 41 per cento.

    Se le immagini satellitari mostrano un crollo decisivo dell’inquinamento, per l’Alleanza europea per la salute pubblica potrebbe già essere troppo tardi. “Il danno ormai è fatto” per molti dei pazienti colpiti dalla malattia, denunciano gli esperti UE. Una riduzione del biossido di azoto e del particolato nel traffico stradale può dare certamente sollievo ai pazienti colpiti da Coronavirus, si legge in una nota. Ma il problema risiede nel cosiddetto inquinamento atmosferico cronico, dovuto ad una esposizione costante e continua alle polveri sottili, che incide sulle condizioni polmonari e cardiache della popolazione, connesse ai tassi di mortalità da Covid-19 più elevati.

    Giorni fa l’Alleanza europea aveva già avvertito sui rischi legati alle emissioni di motori a benzina e diesel ancora a “livelli pericolosi che possono mettere in pericolo i più vulnerabili nel corso di questa pandemia”. L’aria più inquinata nelle aree urbane, scrivono gli esperti dell’UE, “può provocare ipertensione, diabete e altre malattie respiratorie che complessivamente potrebbero incidere sul numero delle vittime per l’epidemia”. Per il segretario generale ad interim dell’EPHA, Sascha Marschang, “anni di respirazione di aria sporca dai fumi del traffico e da altre fonti hanno indebolito la salute di tutti coloro che sono ora coinvolti in una lotta per la vita o la morte contro Covid-19”.

    Anche se è impossibile non tener conto del volume di questa riduzione degli inquinanti nell’aria, l’Alleanza europea per la salute pubblica avverte che questa riduzione rischia di rimanere un fenomeno isolato legato ad un fattore contingente. I governi dovranno puntare con maggiori risorse su politiche sostenibili di medio-lungo termine, anche una volta arrestata l’emergenza sanitaria, soprattutto nell’ottica del perseguimento degli obiettivi del Green Deal europeo (che punta ad un continente a zero emissione nette entro il 2050). “Le auto e le città devono essere pulite e il nuovo obiettivo dell’UE è l’occasione perfetta per intraprendere azioni decise per abbassare drasticamente i livelli di inquinamento atmosferico anche quando la crisi sanitaria sarà arginata” chiosa Marschang.

    Tags: Agenzia Spaziale Europeaalleanza europea per la salute pubblicaCopernicuscoronavirusCovid 19Esainquinamentoqualità dell'ariasatellite di emergenza dell’Ue Copernicus

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