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MES resta senza condizionalità, ma i Paesi Bassi le vogliono: l'Eurogruppo si complica

MES resta senza condizionalità, ma i Paesi Bassi le vogliono: l'Eurogruppo si complica

Venerdì la videoconferenza dei ministri economici dei Paesi con la moneta unica. Per ora fa fede il testo approvato il mese scorso, ma il negoziato è tutt'altro che chiuso

Bruxelles – Il fondo salva-Stati ESM alla prova dei Paesi Bassi. E’ il ministro delle Finanze olandese che può far saltare il banco dell’Eurogruppo questo venerdì (8 maggio), quando in videoconferenza i 19 membri dell’area euro saranno chiamati a discutere dell’utilizzo del Meccanismo di stabilità per rispondere alla crisi provocata dalla pandemia di Coronavirus. Il governo di Mark Rutte vorrebbe cambiare le carte in tavola, e ha già fatto circolare un documento in cui pone condizioni all’utilizzo dello strumento. Sono elementi nuovi, che rischiano di far naufragare il già difficile accordo trovato meno di un mese fa e che a bocce ferme non cambia.

Dal Consiglio dell’UE fanno sapere che ad oggi restano fermi i principi concordati dall’Eurogruppo. Vale a dire linea di credito fino al 2% del Prodotto interno lordo del Paese che decide di chiedere denaro, e obbligo di utilizzo dei soldi per coprire costi sanitari diretti e indiretti. Si ribadisce che altre condizioni non sono previste, che sarà la Commissione europea a fare le verifiche e che la sorveglianza rafforzata, prevista per chi si affida all’ESM, “sarà leggera” per via delle condizioni speciali. Il fondo salva-Stati è nato per aiutare governi in difficoltà, e sono previste regole e controlli ferrei, ma qui la situazione è diversa. “Non essendoci particolari condizionalità la Banca centrale europea (BCE) non avrà alcun ruolo di controllo”. Niente Troika, quindi, e timori di controlli stringenti, anche in un secondo momento, “non sono giustificati”.

Eppure a l’Aia la pensano diversamente. Si vogliono mettere nuove condizioni, che però vorrebbe dire riaprire l’intero negoziato col rischio di complicare le cose. Anche perché le misure che costituiscono il pacchetto di risposa dell’Eurogruppo non saranno disponibile tutte allo stesso momento. Per SURE, il meccanismo di sostegno all’occupazione messo a a punto dalla Commissione europea, “c’è la possibilità che non ci sia l’1 giugno, non per assenza di volontà, ma per ragioni di procedure costituzionali nei diversi Stati membri”, ricordano dal Consiglio. Quindi, con il fondo per la ripresa ancora tutto da costituire, il verosimile slittamento dell’entrata in funzione dello schema a sostegno del lavoro, bloccare anche l’ESM vorrebbe dire riportare l’Europa praticamente al punto di partenza, e perdere altro tempo.

A proposito di tempo, non è ancora chiaro quanto dovrebbe durare il funzionamento a condizioni favorevoli del fondo salva-Stati. Sono tutti d’accordo che la linea di credito agevolata va legata alla pandemia, che tutti auspicano duri poco. Ma non è chiaro quanto ci vorrà per uscire del tutto dall’incubo Covid-19. Si va verso un ESM agevolato di “due-tre anni”, ma con la possibilità di prevederne un’estensione nel caso in cui le cose dovessero mettersi male. C’è comunque ottimismo. Si prevede che l’Eurogruppo sia in grado di sostenere “tutti gli elementi rilevanti” della proposta. Olandesi permettendo.