- L'Europa come non l'avete mai letta -
sabato, 17 Ottobre 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Le Newsletter di Eunews
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Economia » La ricostruzione sostenibile si può fare. Giovannini: cittadini più consapevoli

    La ricostruzione sostenibile si può fare. Giovannini: cittadini più consapevoli

    INTERVISTA con l'economista, portavoce dell'Alleanza per lo sviluppo sostenibile. "Crisi difficile ma dobbiamo resistere alla tentazione di tornare indietro". L'Italia metta in campo programmi per intercettare gli investimenti green dell'Europa.

    Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
    18 Maggio 2020
    in Economia
    Enrico Giovannini con Ursula von der Leyen quando erano tutti e due ministri del Lavoro, nel 2013

    Enrico Giovannini con Ursula von der Leyen quando erano tutti e due ministri del Lavoro, nel 2013

    Roma – Governare la ripresa del dopo Covid-19 senza tradire il Green new deal. Questa la scommessa rivendicata la scorsa settimana anche dai vertici della Commissione europea. “Se dobbiamo comunque aumentare il debito per sostenere la ripresa, il minimo che possiamo fare è investire in una economia del futuro, moderna e pulita”, ha ricordato la presidente Ursula von der Leyen. Un tema che affrontiamo in questa intervista con Enrico Giovannini, economista, ex ministro e portavoce dell’ASviS, Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

    Professore, c’è ora il pericolo di tornare indietro, a un periodo pre Greta, e che si possa perdere quella nuova sensibilità per uno sviluppo differente e sostenibile?

    “Fin dall’inizio di questa pandemia ho paventato questo rischio, già vissuto nella crisi 2008-2009 quando ero all’OCSE, in cui assistemmo a una politica economica tutta centrata sulla creazione di posti di lavoro. Dieci anni dopo però credo che la sensibilità sia diversa. Il tema dell’allentamento della tensione sui temi legati alla sostenibilità esiste, lo vedremo nelle prossime settimane. Tuttavia, credo che molte imprese si stiano veramente chiedendo dove andare, perché la fragilità delle catene del valore internazionale, il cambiamento di stile dei consumi e anche, direi, la possibilità di fare un salto tecnologico nell’organizzazione del lavoro, danno a tutti l’indicazione di coniugare sicurezza, innovazione e sostenibilità. Solo pochi mesi fa, la finanza già andava in questa direzione e non capisco perché ora dovrebbe cambiare indirizzo dopo una crisi che ha mostrato i limiti sociali e sanitari di un modello basato solo sull’efficienza. Anzi, la lezione che viene da questa crisi è: perché devo investire in una società, in un’impresa, che non punta sulla prevenzione, sulla protezione dei propri lavoratori?”

    Le scelte della finanza vincenti più dei modelli di economia reale. Interessante.

    “Come successe dieci anni fa. Oggi, rispetto ad allora, anche le preferenze dei risparmiatori e dei consumatori sono più orientate alla sostenibilità. Questo non vuol dire che non perderemo posti di lavoro in maniera massiccia o che non avremo povertà. Ma nel momento in cui, come ha detto anche von der Leyen, abbiamo l’occasione storica di investire soldi presi a debito sulla ricostruzione, sarebbe sciocco replicare i modelli del passato. Sarebbe anche ingiusto, perché questo debito lo dovranno ripagare i giovani, gli stessi che ci stanno chiedendo una politica molto più orientata alla sostenibilità”.

    In quest’ottica i provvedimenti approvati da governo vanno in questa direzione o per ora sono solo misure per superare la crisi?

    “Come Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile abbiamo adottato un modello di valutazione delle politiche basato sulla vulnerabilità e la resilienza. Classifichiamo le politiche che proteggono, che promuovono, prevengono e che preparano alla trasformazione. Dalle analisi dei primi due decreti (Cura Italia e Liquidità) alla luce di questo modello emerge che la gran parte sono misure di protezione. Aspettiamo il decreto rilancio per una valutazione anche di quest’ultimo. Attenzione però, misure di protezione come i provvedimenti di cassa integrazione o altro tipo di ammortizzatori, potrebbero diventare anche di trasformazione se le imprese investissero in formazione, scelta che servirebbe anche per abbandonare la pratica del lavoro nero. Pensare in termini di sviluppo sostenibile significa guardare alle interazioni e agli effetti delle misure le une sulle altre e se fermiamo a guardare solo l’aspetto finanziario commettiamo un errore. Non dobbiamo disinteressarci di come vengono attuate le politiche di protezione: questo fa la differenza tra assistenzialismo e trasformazione”.

    Quindi chi viene sostenuto dal pubblico deve contribuire alla sostenibilità sociale e ambientale. Ma questo è solo un auspicio o per dare gli aiuti bisogna prevedere paletti precisi?

    “Ci battiamo da anni per abbassare il limite di dimensione delle imprese che hanno l’obbligo della rendicontazione non finanziaria. Il governo Renzi lo limitò alle grandi imprese e oggi sono solo 200 su 4 milioni quelle obbligate a descrivere come il loro funzionamento impatti sulle dimensioni sociali, ambientali e non solo economiche. Noi sosterremo un emendamento che obblighi tutte le imprese sopra i 250 addetti che riceveranno aiuti dallo Stato a redigere la rendicontazione non finanziaria. Questa non è una penalizzazione ma una spinta verso la competizione, perché ormai sappiamo che le imprese attente alla sostenibilità guadagnano in produttività. Quindi spingere le imprese a fare questo salto culturale aiuta anche la crescita economica. Ecco che anche qui un meccanismo di protezione genera modelli di trasformazione”.

    Intanto la mobilità privata con la paura del Covid tornerà ad essere una scelta difficilmente contrastabile. L’industria dell’auto è un pezzo importante nell’economia europea. Come si fa a conciliare tutto questo?

    “Sappiamo che l’Italia ha un parco veicoli tra i più vecchi d’Europa. Ma se pure si resta nella mobilità individuale, c’è sempre lo spazio per un passo significativo verso un minore impatto ambientale. Il problema è che le imprese nazionali, e in particolare FCA, sono in ritardo su questo fronte e quindi stimolare la domanda dell’auto elettrica favorirebbe le importazioni e non la produzione nazionale. Ma sappiamo anche che per la diffusione dello smart working, che resterà a lungo nel nostro modo di lavorare, o per paura del virus, le città hanno l’opportunità di ripensare il proprio funzionamento. C’è una norma, poco valorizzata, che abbassa a 100 addetti la necessità per le aziende di dotarsi di un mobility manager. Questo consentirà ai comuni di coinvolgere molte più imprese per organizzare la mobilità, ad esempio distribuendo meglio gli spostamenti durante la settimana per abbassare i livelli di traffico. Inoltre, pensiamo agli incentivi alla mobilità elettrica, alla costruzione di piste ciclabili con la segnaletica e senza cordolo, tutti strumenti che proseguono un percorso già avviato. Questa crisi dimostra che è possibile procedere a cambiamenti, anche radicali, che prima si immaginavano di lungo periodo. Molte città stanno già pensando di andare verso una mobilità più green senza necessariamente avere un approccio totalizzante come Utrecht in Olanda dove sono le auto a essere un’eccezione.”

    In questo quadro, l’Italia ha scoperto il lavoro agile con enormi difficoltà a cominciare dalla scuola. Quanto c’è ancora da fare per una vera svolta digitale?

    L’Italia ha scoperto l’home working, non lo smart working che è qualcosa di più complesso, perché programmato e organizzato. Certo, per come l’abbiamo fatto, può causare anche dei danni collaterali e quindi c’è da trovare il giusto equilibrio. Questa esperienza collettiva ci spingerà a ridistribuire i nostri tempi in città in modo diverso, le analisi dimostrano che da tutte le attività quotidiane il tempo utilizzato nel traffico è considerato il peggiore e dunque ci sarà una forte resistenza tornare a seguire i modelli precedenti. Con l’home working e con l’home learning ci siamo scontrati con il problema dell’assenza della banda larga e ultra larga per cui se dovessi indicare un intervento da fare istantaneamente sarebbe quello di accelerare al massimo per renderla accessibile in pochi mesi in tutto il Paese. Sarebbe funzionale sia per affrontare una possibile seconda ondata del virus, sia per consentire la trasformazione dei modelli di lavoro, di formazione, di vita e direi anche del turismo che potrebbero essere molto utili nelle aree interne”.

    Ci sono segnali poco incoraggianti: per ragioni sanitarie l’immissione nell’ambiente di plastica con i dispositivi monouso e imballaggi ha ripreso a crescere. Le aziende del riciclo stanno soffrendo il ritorno della plastica vergine e la pandemia ha costretto il governo ad annullare la plastic tax.

    “È un rischio molto concreto. Mi auguro che il governo italiano prenda provvedimenti rapidi, proprio perché la ripresa delle attività di alberghi, ristoranti e bar non produca un boom della plastica monouso. È altrettanto vero che già prima del Covid si era innescato un cambiamento culturale nei consumatori. E quindi capiremo se era il segno di un vero cambiamento o solo di una moda. Intanto, per alcune attività non si potranno più usare stoviglie lavabili per i rischi e la paura di contagio ma sappiamo però che la produzione e l’uso di prodotti compostabili stava entrando nella mentalità di tutti e quindi anche in questo caso vedremo cosa succederà”.

    Si dice che dalle crisi nascono delle opportunità. Mi dica tre cose per titoli che dovremo cercare di innestare per un futuro sostenibile post covid? 

    “Valutare investimenti, i consumi e i finanziamenti pubblici e domandarsi: vanno nella direzione giusta? Quindi rendere automatico questo pensiero. Dotarsi di programmi in grado di intercettare i fondi europei che andranno in questa direzione, sia pubblici che privati. Terzo, avere voglia di cambiare. Questo richiede forse uno sforzo maggiore perché è forte la tentazione di tornare indietro, alla vita di prima, ma dobbiamo resistere a questo tipo di reazione”.

    Tags: Asviscrisi coronavirusEnrico Giovanninigreen mobilitygreen new dealsmart workingursula von der leyen

    Ti potrebbe piacere anche

    Commercio, von der Leyen, DiversifyEU, Antònio Costa, Consiglio europeo
    Economia

    Von der Leyen: “Basta dipendenze da un unico fornitore”. A dicembre il piano DiversifyEU

    16 Ottobre 2026
    Zelensky, Costa, von der Leyen, allargamento
    Politica Estera

    Allargamento UE, Costa a Zelensky: “Puoi contare su di noi”. I Ventisette puntano sulle riforme

    16 Ottobre 2026
    Riunione del Consiglio europeo del 15 ottobre 2026. Crediti: Consiglio europeo
    Economia

    I Ventisette in stallo sull’ETS, contro il caro-energia solo aiuti di Stato

    15 Ottobre 2026
    Bandiera del Montenegro. Crediti: Anna Kharkivska via Unsplash
    Le Brevi

    Il Montenegro si avvicina all’UE: chiusi tre capitoli negoziali su economia, statistica e politica sociale

    12 Ottobre 2026
    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e la presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. Crediti: Sara Minelli
    Economia

    La Commissione dice sì all’Italia per l’attivazione della clausola di salvaguardia su difesa ed energia

    8 Ottobre 2026
    Bandiera ucraina. Crediti: Daniele Franchi via Unsplash
    Le Brevi

    Dall’Unione europea 1,24 miliardi all’Ucraina per droni e missili

    7 Ottobre 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Commercio, von der Leyen, DiversifyEU, Antònio Costa, Consiglio europeo

    Von der Leyen: “Basta dipendenze da un unico fornitore”. A dicembre il piano DiversifyEU

    di Annachiara Magenta annacmag
    16 Ottobre 2026

    Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha annunciato una nuova riunione informale dei leader il 4 febbraio 2027 ad...

    Da sinistra: il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa; il presidente dell'Ucraina, Volodymir Zelensky: la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen [Bruxelles, 18 giugno 2024. Foto: European Council]

    Kiev chiede e l’UE risponde: pronti a lavorare sui bisogni finanziari aggiuntivi

    di Giulia Torbidoni
    16 Ottobre 2026

    La presidente dell'esecutivo europeo von der Leyen: "Il nostro sostegno conta più che mai, mentre la Russia mette alla prova...

    [foto: Saverio De Giglio/imagoeconomica]

    Crollano gli arrivi di migranti, ma l’UE non abbassa la guardia. E la Danimarca attacca la Spagna

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Ottobre 2026

    Soddisfatta la premier Meloni per "l'annuncio da parte della Commissione europea di nuove misure" e sui fatti di Ceuta spiega...

    Caro bollette [foto: Marco Cremonesi/imagoeconomica]

    DL Bollette, Meloni: intesa con Bruxelles sulle misure contro il caro energia

    di Redazione eunewsit
    16 Ottobre 2026

    "Ci permetterà di intervenire per abbassare i costi"

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Savona 127/B, 20144 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione