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La controproposta dei frugali: Prestiti in cambio di riforme e con una nuova Troika
I primi ministri di Svezia Stefan Löfven, Paesi Bassi Mark Rutte,, Danimarca Mette Frederiksen e Austria Sebastian Kurz

La controproposta dei frugali: Prestiti in cambio di riforme e con una nuova Troika

Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Svezia rispondono al piano franco-tedesco per "limitare il rischio per tutti gli Stati membri". Ma la proposta non sembra avere molto respiro

Bruxelles – Una “controproposta” che sa tanto di provocazione. Così i quattro paesi dell’UE che si definiscono “Frugali” rispondono al Fondo d’emergenza lanciato da Francia e Germania, con un piano “una tantum” che prevede prestiti ai paesi colpiti dalla crisi economica dovuta alla pandemia di Coronavirus in cambio di “un forte impegno nelle riforme” (senza precisare quali) e con l’insediamento di una nuova Troika, forse più odiosa di quella che andò in Grecia, perché composta da Procura europea EPPO, Antifrode europeo OLAF e Corte dei Conti europea. Come se fosse scontato che i paesi che hanno bisogno di soldi come l’Italia, ma probabilmente anche la Francia, in qualche modo per loro natura rubano o truffano.

Anche la proposta di Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Svezia è finalizzata a sostenere “la ripresa economica e la resilienza dei settori sanitari”, ma sia chiaro solo con “prestiti a condizioni favorevoli” e naturalmente “mutualizzazione del debito”. La proposta, contenuta in un così detto “non-paper” è giunta questa mattina nelle cancellerie dei paesi dell’Unione e alla Commissione europea.

Per i quattro è necessario “limitare il rischio per tutti gli Stati membri”, dunque “ciò su cui non possiamo concordare è la creazione di qualsiasi strumento o misura che porti alla mutualizzazione del debito o a significativi aumenti nel bilancio Ue”.

Il Fondo, la cui durata sarebbe limitata a due anni, si aggiungerebbe al pacchetto da 540 miliardi composto da gli interventi della Banca europea per gli investimenti (BEI) il MES e il nuovo fondo da 100 miliardi per la cassa integrazione SURE.

Oltre che per migliorare il settore sanitario, questi fondi dovrebbero essere usato anche per sostenere il cammino del progetto del Green Deal e della digitalizzazione.

“Il nostro obiettivo – spiegano i quattro – è fornire attraverso il bilancio pluriennale Ue finanziamenti temporanei e mirati altre ad offrire prestiti a condizioni favorevoli a chi è stato colpito più duramente dalla crisi”.

Il ministro degli Affari europei Enzo Amendola ha risposto con un tweet alla proposta: “Una recessione così dura richiede proposte ambiziose e innovative come il Recovery Fund. A rischio ci sono mercato interno e i suoi benefici per tutti gli europei. Il documento dei paesi ‘frugali’ è difensivo e inadatto. Serve più coraggio il 27 maggio dalla Commissione europea”. Mercoledì prossimo l’esecutivo UE dovrà presentare la sua proposta per il Bilancio pluriennale dell’Unione e per il Fondo d’emergenza”.

Romano Prodi, ospite della trasmissione di Rai 3, ‘Aspettando Le Parole’, non crede che questi quattro governi riusciranno ad andare fino in fondo con la loro proposta: “Difficilmente alla fine decideranno, difficilmente resistono se la Germania con l’appoggio della Francia e dell’Italia sono decisi. Io guardo più alla decisione di Merkel e Macron che alle bizze di questi ragazzi. Bisognerebbe vedere se Francia e Germania fanno sul serio. Ma credo di sì ed è un intervento enorme, grosso ed importante”, ha concluso l’ex presidente delle Commissione Ue.

“L’Europa ha bisogno di cure straordinarie. E’ la ragione per la quale abbiamo proposto un piano di rilancio e trasformazione senza precedenti. E’ la ragione per la quale Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno mostrato la loro leadership politica e indicato la via con il piano di aiuti di 500 miliardi di euro per far fronte alla crisi e promuovere una vera trasformazione ecologica, digitale e dell’innovazione nel nostro continente”. Lo afferma Sandro Gozi di Renew Europe in un video pubblicato sulla pagina Twitter di Renaissance.

“La risposta dei quattro Paesi – continua il deputato europeo – l’Austria, i Paesi Bassi, la Danimarca, la Svezia, che si definiscono ‘frugali’ ma che invece sono soltanto miopi, è molto al di sotto di quanto è necessario. Siamo prigionieri di un dibattito del passato, guardano alla crisi precedente, quella finanziaria, e non hanno compreso che siamo di fronte a una crisi completamente nuova e per la quale abbiamo bisogno di politiche totalmente nuove”.

“Adesso tocca alla Commissione europea mostrare coraggio e presentare un piano ambizioso che sia all’altezza della sfida”, conclude Gozi.

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