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    Home » Opinioni » L’Europa alla sfida del 5G

    L’Europa alla sfida del 5G

    Di Silvia Compagnucci, direttore area digitale dell'Istituto per la Competitività (I-Com)

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    28 Maggio 2020
    in Opinioni

    Tutto il mondo si trova a combattere una guerra contro un nemico invisibile ma molto pericoloso, il Covid-19, che seppur a ritmo decrescente, continua a mietere numerose vittime a livello globale mettendo a dura prova la tenuta di tutte le economie nazionali e di quella globale.

    Superata la fase più acuta della pandemia, in considerazione dell’insostenibilità economica e sociale, per periodi prolungati, del lockdown, praticamente tutti gli Stati si sono adoperati o si stanno adoperando per mettere in campo sistemi che consentano di conciliare l’esigenza di mantenere una società e un’economia aperte con la necessità di tutelare efficacemente la salute dei cittadini.

    In questo senso ad andare in soccorso dei decisori politici e dei cittadini – costretti a vivere una vita nuova e a ripensare anche le più semplici e consolidate abitudini – c’è la tecnologia. Non c’è dubbio, infatti, che dopo la fase più acuta della pandemia anche – e soprattutto – la gestione della fase due dell’emergenza sanitaria ruoterà intorno alla disponibilità di reti, tecnologie e servizi performanti in grado di sostenere lo smart working, la mobilità intelligente, la medicina e l’insegnamento a distanza, l’entertainment online, l’offerta di servizi digitali da parte della pubblica amministrazione e anche un contact tracing efficace.

    Se questo è il panorama all’orizzonte, non c’è dubbio che il 5G, al di là delle teorie complottiste che cercano di addossare anche a tale tecnologia la responsabilità della diffusione del coronavirus, rappresenti un’ulteriore possibile e potentissima arma nella lotta al virus oltre che uno strumento catalizzatore della ripresa economica.

    Silvia Compagnucci con il presidente di ICOM, Stefano Da Empoli

    Considerate le straordinarie performance che il nuovo e sofisticato standard di nuova generazione per la comunicazione mobile garantirà che sarà possibile mettere in campo servizi cruciali, soprattutto nell’attuale momento storico, per la ripartenza e il contenimento dei contagi e che potranno offrire importanti occasioni di business per le imprese e interessanti benefici per i cittadini. Si pensi, in sanità, alle soluzioni che consentono il monitoraggio da remoto dei parametri vitali in continuità (mediante l’utilizzo di wearable) e all’enorme flusso dati che esso comporta, ai collegamenti video con il paziente in alta definizione, fino alle soluzioni più evolute e avanzate come la chirurgia da remoto. In ottica smart city, poi, i sensori IoT comunicheranno in tempo reale a una centrale operativa i dati rilevati sul traffico, sull’occupazione dello spazio, sulla mobilità, la congestione dei parcheggi, l’illuminazione, la situazione dei rifiuti (tramite cestini connessi), consentendo di gestire da remoto e in modo rapido le situazioni critiche o migliorabili e, soprattutto in un momento come questo, intervenire prontamente per evitare assembramenti o situazioni comunque pericolose per la salute dei cittadini.

    Se si aggiungono anche le potenzialità applicative connesse al potenziamento del controllo da remoto dei processi produttivi automatizzati, è chiaro che il 5G costituisca una delle chiavi di volta irrinunciabili per la competitività e la ripresa economica rappresentando, dunque, una partita che l’Europa e l’Italia non possono assolutamente permettersi di perdere.

    Come si sta muovendo l’Europa?

    Consapevoli delle straordinarie opportunità di crescita economica connesse allo sviluppo del 5G, la Commissione europea, nel settembre 2016, ha lanciato un Action Plan con il quale ha tracciato una roadmap chiara per fare in modo che il 5G potesse diventare una realtà entro la fine del 2020, mettendo contemporaneamente, al centro della propria attenzione, il tema della sicurezza delle reti in generale e di quelle 5G in particolare.

    Sempre nel 2016 è stata poi approvata la direttiva 2016/1148 (c.d. direttiva NIS), con cui si è provveduto, per la prima volta, a disciplinare in maniera organica il tema della sicurezza delineando la cornice normativa e organizzativa nell’Ue, rinsaldando la cooperazione tra Stati membri e istituzioni e rivoluzionando la resilienza e la cooperazione in Europa. Lo scorso anno, poi, è stata adottata dalla Commissione la Raccomandazione numero 2019/534 sulla cybersecurity delle reti 5G con la quale sono stati evidenziati i rischi e presentati orientamenti sulle opportune misure di analisi e gestione dei pericoli a livello nazionale. E poi ancora il Regolamento n. 881/2019 (noto come “Cybersecurity Act”), per garantire il buon funzionamento del mercato interno con cui sono stati fissati gli obiettivi, i compiti e gli aspetti organizzativi dell’Enisa (l’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione) e un quadro per l’introduzione di sistemi europei di certificazione della cybersecurity. In attuazione della roadmap tracciata da tale regolamento, il 9 ottobre 2019 è stata pubblicata dal gruppo di cooperazione NIS, composto da rappresentanti degli Stati membri, della Commissione e dell’ENISA, una relazione sulla valutazione coordinata a livello di Ue dei rischi per la cibersicurezza delle reti di quinta generazione la quale ha individuato le minacce più rilevanti e i principali autori di tali minacce, le risorse più sensibili e le principali vulnerabilità (di natura tecnica e di altro tipo), nonché diversi rischi strategici.

    Anche il 2020 è iniziato all’insegna del 5G con la pubblicazione, il 29 gennaio scorso, della comunicazione della Commissione dal titolo “Dispiegamento del 5G sicuro – Attuazione del pacchetto di strumenti dell’UE” e del pacchetto di strumenti dell’Ue comprendente misure di attenuazione dei rischi.

    Un impegno, quello europeo, cui si deve necessariamente accompagnare l’azione degli Stati membri, evidentemente Italia compresa. Da questo punto di vista, per monitorare l’evoluzione delle regole in materia e per studiare possibili soluzioni che salvaguardino lo sviluppo di questa tecnologia nel nostro Paese, l’Istituto per la Competitività (I-Com) ha costituito l’Osservatorio sulla sicurezza del 5G. Un tavolo permanente di lavoro e di confronto tra esperti e rappresentanti delle istituzioni, delle università e del mondo produttivo che condurrà, dopo l’estate, alla pubblicazione e alla presentazione pubblica di un rapporto sul tema.

    Tags: 5Gcommissione europeacoronavirusIcomIstituto per la CompetitivitàSilvia Compagnucci

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