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    Home » Economia » Eurozona, l’allargamento può attendere. Almeno altri due anni per i prossimi membri

    Eurozona, l’allargamento può attendere. Almeno altri due anni per i prossimi membri

    Le conclusioni nell'ultimo rapporto di convergenza della Commissione UE. Servono 24 mesi di partecipazione meccanismo di cambio ERM2, e solo Croazia e Bulgaria si apprestano a partecipare. Dombrovskis: "Progressi incoraggianti"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    10 Giugno 2020
    in Economia

    Bruxelles – Progressi ci sono, ma per un allargamento dell’eurozona c’è ancora del lavoro da fare e da attendere. I sette Paesi impegnati giuridicamente ad adottare la moneta unica (Bulgaria, Croazia, Polonia, Repubblica ceca, Romania Svezia, Ungheria) e oggetto delle periodiche valutazioni della Commissione UE non hanno ancora tutte le carte in regola per entrare a far parte dell’area euro.

    Sono quattro i criteri economici per poter adottare le moneta unica dell’Unione europea: stabilità dei prezzi, finanze pubbliche “sane e sostenibili”, stabilità del tasso di cambio, tassi di interesse a lungo termine non superiori di 2 punti percentuali rispetto al tasso dei tre Stati membri che hanno conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi.

    L’ultimo rapporto sulla convergenza indica che “nessuno degli Stati membri soddisfa il criterio del tasso di cambio, in quanto nessuno di essi è membro del meccanismo di cambio (ERM II)”. Questo implica che non è possibile attendersi una diffusione delle moneta unica in nuovi Stati membri dell’UE in tempi rapidi. “Sono richiesti almeno due anni di partecipazione al meccanismo senza gravi tensioni prima di aderire all’area dell’euro”.

    Nello specifico emerge che Croazia e Svezia soddisfano il criterio di stabilità dei prezzi, mentre
    Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Polonia e Svezia soddisfano il criterio relativo alle finanze pubbliche.
    Ancora, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Polonia e Svezia soddisfano il criterio dei tassi di interesse a lungo termine. Manca il quarto criterio.

    Se tutto va bene Bulgaria e Croazia potranno essere i prossimi ad abbracciare l’area euro. “La relazione sulla convergenza di oggi mostra progressi incoraggianti da parte di alcuni paesi”, sottolinea Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione europea. “Un importante trampolino di lancio su questo percorso è l’adesione all’ERM II, che Croazia e Bulgaria si stanno attualmente preparando a fare. Accogliamo con favore gli sforzi di entrambi i paesi nei suoi confronti, e come sempre la Commissione è pronta a sostenere gli Stati membri”.

    Il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni, resta esigente. “Si tratta di un processo necessariamente rigoroso perché un’area dell’euro allargata deve essere anche un’area dell’euro più forte”, specie in un momento di nuove recessioni e pandemie.

    Attualmente sono 19 gli Stati dell’UE ad avere in uso l’euro. La Danimarca è il solo Paese dispensato dall’obbligo di adozione della moneta unica da un’apposita clausola che prevede la possibilità di restare al di fuori (opt-out) dell’area euro. Gli altri sono legalmente obbligato ad aderire. Diverso il caso della Svezia, dove nel 2003 un referendum ha bocciato l’adozione dell’euro.

    Tags: BulgariaCroaziaeuroeurozonaintegrazionemercato unicomoneta unicaPaolo GentiloniPoloniaRepubblica cecaromaniasveziaungheriaunione economica e monetariaValdis Dombrovskis

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