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Innovazione, UE e Italia guidano 'l'educazione alle start-up' necessaria per rilanciarle

Innovazione, UE e Italia guidano 'l'educazione alle start-up' necessaria per rilanciarle

Da Eunews si è discusso delle misure messe in campo per stimolare uno dei volani della ripresa europea. Il sostegno tecnico a investitori ed enti locali lo strumento più strategico

Bruxelles – La pandemia di Covid-19 non può fermare le politiche a sostegno delle start-up. Al contrario, deve essere il momento di rilanciare con maggior vigore un settore su cui si sente sempre più l’esigenza di investire. Ma l’Europa fa fatica a tenere il passo dei competitor principali, e l’Italia arranca ancora di più. Da qui l’esigenza di dare sostegno tecnico a investitori, imprese ed enti locali, a livello nazionale come comunitario.

Eunews ha fatto il punto della situazione nel suo SmartEvent dedicato a ‘l’impatto del Covid-19 sull’ecosistema europeo delle start-up’. La situazione non è delle migliori. C’è molto da fare. Ma nessuno è rimasto con le mani in mano. L’Unione europea ha raccolto l’eredità della Commissione Juncker, spiega Adelaide Mozzi, consigliere economico della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Nella proposta di bilancio ora al vaglio dei capi di Stato e di governo è stato inserito InvestEU, “programma che è il proseguimento del piano Juncker” per gli investimenti strategici. Ciò consente “garanzie pubbliche per incentivare queste attività più rischiose come le start-up”.

A Bruxelles si è consapevoli che “c’è un problema di accesso ai finanziamenti”, e si cerca di correre ai ripari. Per questo “servono strumenti che vanno al di là dei mezzi tradizionali, come equity e venture capital”, ma allo stato attuale solo per quanto riguarda l’ultima di queste due vie alternative “negli Stati Uniti i venture capital sono otto volte i livelli dell’Ue, e c’è il rischio che le startup europee vadano all’estero”. Vuol dire perdita di potenziale innovativo. La Commissione intende dunque “fornire supporto tecnico per aiutare regioni e pubbliche amministrazioni a spendere i fondi europei”. Non solo. “Siamo disposti anche a dare supporto tecnico a investitori, perché sappiano valutare meglio il settore delle start-up”.

Una linea analoga a quella adottata in Italia da Cassa Depositi e Prestiti (CDP), che proprio alla imprese di nuova creazione guarda con attenzione per rilanciare la competitività del settore. Ha messo sul piatto un miliardo di euro per sostenere mille nuove imprese da qui al 2022, ed è intenzionata a fare di tutto per evitare sprechi. “Non daremo soldi a pioggia”, assicura Daria Ciriaci, vicepresidente Affari europei di Cassa Depositi e Prestiti. “Saremo selettivi, dando attenzione alle startup più innovative”. Inoltre il gruppo fornirà “sostegno tecnico” per un’ottimale gestione dei fondi messi a disposizione da CDP in Italia, perché “uno dei problemi in Italia è il numero limitato di soggetti specializzati nella gestione di fondi di venture capital”.

Dall’alto a sinistra, in senso orario: Stefano Di Persio, amministratore delegato di Eunews; Cristian Mesiano, fondatore di Perceptolab; Francesco Cerruti, direttore generale di VC Hub Italia; Lorenzo Robustelli, direttore di Eunews e moderatore dell’evento; Daria Ciriaci, vicepresidente Affari europei di Cassa Depositi e Prestiti; Adelaide Mozzi, consigliere economico della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

Le iniziative vanno nella giusta direzione. Serve la corretta formazione, sottolinea il direttore generale di VC Hub Italia, Francesco Cerruti. Molto spesso “lo sportellista bancario non ha i mezzi per leggere un bilancio delle startup, e quindi non si può accedere ai fondi”. Dunque risorse e strumenti non è che non ci sono, ci sono ma restano bloccati. “E ‘un cane che si morde la coda”. L’invito per tutti, legislatori nazionali ed europei, è dunque quello di “ creare un ecosistema più favorevole in Italia”. Solo così si può recuperare il divario con gli altri. Giusto per fare un esempio, rileva ancora Cerruti, “mettendo a confronto Italia e Francia, nel 2019 la Francia ha investito 7 volte di più in innovazione, e 4 volte di più in startup”.

Bene assistenza tecnica e sostegno, dunque. E’ quello che serve per risolvere il problema culturale, che almeno in Italia è presente e penalizza tanto chi vuole fare impresa e innovazione. Christian Mesiano, fondatore di Perceptolab, racconta di quando “il direttore generale di un fondo di investimento istituzionale tra i più importante mi ha detto: ‘vai all’estero, che in Italia non ti daranno un soldo’”. Ecco dunque l’ostacolo principale: “La mentalità mancante” che va creata, in Europa e soprattutto in Italia. Altro esempio di questo, il concetto di rischio. “Negli Stati Uniti chiudere un progetto non vuol dire fallimento, significa avere comunque sviluppato un knowhow utile da riutilizzare in futuro”.

Cassa Depositi e Prestiti e Commissione europea, dunque, stanno agendo bene. Con risorse, e con l’educazione alle start-up. E questo paga, almeno nel caso dell’esecutivo comunitario. Nel tradizionale sondaggio che Eunews realizza per i suoi smartevents, si è chiesto ai partecipanti di esprimere un giudizio su quanto fatto dall’Europa fin qui. L’80% dei rispondenti sostiene che l’Ue ha fatto bene. Ora l’Italia faccia il resto. “E’ importante la progettualità”, sottolinea Mozzi, il cui suggerimento è “avere progetti pronti e fare sistema con altre realtà europee”.

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