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    Home » Politica » Al Consiglio europeo in gioco non c’è solo la ripresa, ma anche il tener lontane Russia e Cina

    Al Consiglio europeo in gioco non c’è solo la ripresa, ma anche il tener lontane Russia e Cina

    Le due potenze stanno lavorando a dividere ed indebolire i Paesi europei. Anche i mercati finanziari potrebbero non perdonare un mancato accordo tra i capi di Stato e di governo

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    16 Luglio 2020
    in Politica, Economia
    Charles Michel, presidente del Consiglio europeo

    Charles Michel, presidente del Consiglio europeo

    Bruxelles – Non è solo la ripresa economica in ballo, ma anche l’influenza che Russia e Cina potrebbero acquisire nell’Unione europea. Sul tavolo del Consiglio europeo di domani non c’è solo dunque il rilancio del dopo pandemia, ma anche il futuro più ampio dell’Unione.

    La questione delle influenze straniere sta montando in maniera preoccupante, “forti poteri aggressivi, come la Cina e la Russia, stanno già stimolando divisioni in tutta Europa e si stanno dipingendo come pilastri di sostegno alternativi, in particolare in Italia, Portogallo e Spagna, afferma Susi Dennison, ricercatrice dell’European Council on Foreign Relations, uno del più accreditati think tank sugli affari europei.

    Per questo l’appello a “fare presto” che viene dalla Commissione europea, dal presidente del Consiglio europeo e da tanti governi è così pressante. Anche perché a guardare ci sono anche i mercati finanziari, ed un fallimento non lo perdonerebbero: “Se non ce la facciamo questo fine settimana alla riapertura dei mercati, lunedì prossimo, potrebbe essere un massacro”, ha detto un alto diplomatico.

    Tutto questo, continua Dennison, “pone l’UE in una posizione precaria sulla sua risposta alla pandemia da COVID-19 e richiede ai suoi leader di guardare oltre i tecnicismi di qualsiasi accordo. Qualsiasi passo falso, o tentativo di sfruttare [internamente] il capitale politico delle discussioni, danneggerà i Ventisette e potrebbe dare origine a una nuova e potenzialmente fatale ondata di euroscetticismo”.

    Questo messaggio sembra rivolto in particolare ai Paesi Bassi, che sono rimasti praticamente da soli anche nel gruppo dei “frugali” con le loro rigidità. “Sono uno contro ventisei – spiega un altro diplomatico -. Loro vorrebbero imporre l’unanimità del Consiglio per l’approvazione dei piani nazionali di ripresa, ma non hanno alleati, neanche tra gli altri frugali”.

    Da tanti sondaggi è emerso che i cittadini europei, in grande maggioranza, vorrebbero più cooperazione tra i governi per affrontare questa crisi, “e i leader dovrebbero essere consapevoli di questo e unirsi per costruire un’Europa che non solo protegga i suoi cittadini finanziariamente – dice ancora Dennison-, ma fornisca loro una voce forte sulla scena globale“.

    Sull’unità necessaria insiste anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, quando in un messaggio diffuso oggi afferma che “se non ripariamo il danno il prima possibile, non è solo per le regioni direttamente colpite che le conseguenze sarebbero drammatiche. Sarebbero anche dannose per l’Europa nel suo insieme. Dopotutto, la prosperità dell’Europa è nel suo enorme mercato unifico, quindi se uno di noi è indebolito, indebolisce tutti noi”.

    E dunque a che punto siamo?

    Ieri il commissario al Bilancio Johannes Hahn ha assicurato che “C’è un ampio consenso” sui principi alla base della proposta negoziale sul tavolo. Aggiungendo però che “ovviamente il diavolo si annida nei dettagli”. Fonti diplomatiche confermano che “i Paesi Bassi e i frugali non sono più sulle posizioni di qualche settimana fa”.

    Oggi nessuno si sbilancia più di tanto, ma sempre meno si parla della necessità di un secondo Consiglio europeo in agosto. “Interrompere e poi riprendere sarebbe dannoso, potrebbe solo irrigidire le posizioni di alcuni Paesi… il tempo per chiudere è adesso”, sostiene un diplomatico coinvolto nei negoziati. Ed una qualificata fonte del Consiglio spiega che “l’accordo si può raggiungere e noi spingiamo per questo, ma le difficoltà sono tante”.

    Anche sul punto di caduta di un accordo nessuno si sbilancia, “i due temi più complessi sono la governance e la tutela dello stato di diritto”, sintetizza un’altra fonte che partecipa ai negoziati. Il primo problema è quello rappresentato dagli olandesi, anche se un certo accordo, diffuso, sul fatto che il Consiglio abbia un qualche livello di controllo sui piani nazionali esiste.

    Il secondo problema è quello di Paesi come Ungheria e Polonia, che non vogliono che ci sia un legame tra elargizione dei fondi europei e rispetto dei diritti civili, e anche qui, nonostante un largo consenso (degli altri partner) a instaurare un sistema che operi in questo senso, probabilmente la questione sarà per lo meno molto annacquata.

    Sulle cifre sembra che l’accordo sia sul Quadro finanziario pluriennale sia sul Recovery Fund sia molto più vicino, potrebbe esserci qualche taglio qui e là, ma insomma, la dimensione potrebbe restare la stessa, anche perché a chi vuol tagliare, gli olandesi, è già stato concesso il rinnovo dei rebate (la restituzione parziale dei soldi in più versati all’Unione rispetto a quelli effettivamente pagati) che dovevano morire in teoria alla fine di quest’anno.

    Si parte domattina alle 10.00 con il discorso del presidente del Parlamento David Sassoli, poi ci saranno dei bilaterali, “poi vedremo con andare avanti, è ancora tutto molto incerto”, spiegano al Consiglio, dove per il momento escludono una nottata di trattative a 27: “L’intenzione è di chiudere in serata la plenaria, per poi rivedersi il sabato mattina”. Se ci sarà un motivo per farlo.

    Tags: charles michelconsiglio europeoDavid SassoliEcfreucogovernancepaesi bassiQfprecovery fundSusi Dennison

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