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    Home » Politica » La Commissione UE insiste: “legare il fondo di ripresa allo stato diritto”. E Orbán minaccia il veto

    La Commissione UE insiste: “legare il fondo di ripresa allo stato diritto”. E Orbán minaccia il veto

    Al vertice di domani il premier ungherese farà pressione sugli Stati membri per porre fine alla procedura dell'articolo 7 contro l'Ungheria e non condizionare i finanziamenti futuri al rispetto dei valori europei

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    16 Luglio 2020
    in Politica

    Bruxelles – Trovare un accordo al più presto sul bilancio pluriennale è priorità anche per la Commissione europea, ma definire le risorse per i prossimi sette anni “non è solo una questione di finanziamenti ma anche dei princìpi” su cui l’Unione europea si fonda. Lo scandisce la commissaria alla Trasparenza Vera Jourova, per la quale la condizionalità sui fondi di bilancio e stato di diritto “non deve essere sacrificata per trovare a tutti i costi un compromesso sul prossimo QFP (Quadro finanziario pluriennale)”. Alla vigilia del Vertice europeo dedicato a bilancio e fondo di ripresa, l’Esecutivo comunitario torna a sottolineare l’importanza di inserire nel pacchetto del prossimo quadro finanziario anche un regolamento che protegga le risorse di bilancio in “caso di carenze sullo stato di diritto da parte degli Stati membri”.

    Vĕra Jourová, commissaria europea alla Trasparenza

    “Siamo pronti a difendere” la proposta di fronte alle reticenze degli Stati europei, dice la commissaria. Inclusa la richiesta di introdurre un sistema di voto a maggioranza qualificata inversa per attivare la condizionalità, invece di una semplice maggioranza qualificata, per rendere il sistema di tutela delle risorse più rapido ed efficace. Per l’esecutivo non si tratta solo di difendere le risorse del budget a lungo termine, ma con l’introduzione del Next Generation EU, il fondo per la ripresa da 750 miliardi di euro, a disposizione degli Stati membri ci saranno più risorse da spendere, in tempi più rapidi e soprattutto nel quadro di una maggiore flessibilità garantita da Bruxelles a causa della pandemia. Per questo anche la sorveglianza andrà massimizzata.

    La commissaria torna sulla questione dal momento che in Ungheria, martedì 14 luglio, il partito del premier Viktor Orbán, Fidesz, ha fatto votare in Parlamento una risoluzione che vincola il governo a fare pressione sugli altri Stati membri per porre fine alla procedura ex articolo 7 del Trattato UE aperta contro l’Ungheria, accusata di violare il principio dello stato di diritto, che prevede tra le altre cose di poter sospendere il diritto di voto per il Paese in seno al Consiglio. In sostanza, l’Ungheria alza la posta in gioco in vista del vertice che si aprirà domani e tenterà di strappare un impegno da parte del Consiglio europeo a riconsiderare il meccanismo di cui all’articolo 7 e di escludere in toto dai negoziati sul bilancio e sul fondo di ripresa il tema dello stato di diritto e della condizionalità per le risorse.

    Il primo ministro ungherese, Viktor Orbán

    Sembra improbabile che riesca nell’intento. La posizione condivisa dalla maggior parte degli Stati membri è che la procedura debba essere continuata fino a quando saranno manifeste carenze dello stato di diritto in alcuni Stati membri UE. Da parte di Orbán potrebbe essere solo una strategia per alzare la posta e approfittarne per strappare qualche vantaggio economico in più per l’Ungheria. Rimane però che a poche ore dall’inizio del vertice il nodo della condizionalità sullo stato di diritto rimane uno dei più difficili da sciogliere.

    Tags: bilancio europeo 2021-2027commissione europeacondizionalità fondi europeiconsiglio europeofondo di ripresaNextGenerationEUrule of lawstato di dirittoungheriaVera Jourovaviktor orban

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