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Open arms, un altro processo per Salvini che vietava i porti italiani

Open arms, un altro processo per Salvini che vietava i porti italiani

Dopo la Gregoretti, Palazzo Madama vota per la nuova richiesta della magistratura che ipotizza il reato di sequestro di persona plurimo per l'ex ministro dell'Interno. Lui replica in aula: "Sono a testa alta, l'unico tribunale è quello del popolo"

Roma – Agosto 2019: l’imbarcazione Open arms vaga per 19 giorni nelle acque del mediterraneo dopo aver salvato 124 migranti. Per i giudici, il divieto di sbarco in un porto italiano ordinato da Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno, si configura con il reato di sequestro di persona plurimo aggravato.

Per la seconda volta, la prima riguardò un’altra nave, la Gregoretti, l’aula del Senato  ha autorizzato con 149 voti l’autorizzazione al processo per l’ex ministro e leader della Lega. Per soli otto voti è stata respinta la proposta della Giunta per le immunità che chiedeva di negare l’autorizzazione ai giudici del tribunale dei ministri di Palermo.

E’ stata così ribaltata in aula la relazione del presidente Maurizio Gasparri secondo cui in quell’occasione l’impedimento allo sbarco dela Open arms venne ordinato “in difesa dell’ interesse pubblico”. In aula Salvini si è difeso spiegando che quella decisione “fu dell’intero governo” e dunque se reato ci deve essere che sia imputato a tutto l’esecutivo. Ora “torno a casa con un processo ma a testa alta”, per il capo leghista “l’unico tribunale è quello del popolo, del voto e delle elezioni”.  Chissà se il leader leghista sa che il “tribunale del popolo” era quello messo su dalle Brigate rosse per assassinare Aldo Moro, e spesso citato nei loro famigerati comunicati durante il rapimento del presidente della DC.

Secondo la senatrice della Lega Giulia Bongiorno, che lo ha difeso in aula “Salvini ha fatto il proprio dovere di ministro, perseguendo l’interesse pubblico a un corretto controllo e a una corretta gestione dei flussi migratori”. Un altro elemento portato a sua difesa è il rifiuto della ONG spagnola a prendere in considerazione lo sbarco in altri porti non italiani, spiegato poi con le cattive condizioni meteo e l’eccessiva distanza dalla zona di salvataggio. In pratica una guerra alle navi umanitarie che secondo la magistratura è stata condotta sulla pelle dei migranti, convincendoli così a chiedere il processo.

Ma le ricostruzioni del centrodestra in soccorso di Salvini, sono state respinte in blocco dal PD, i Cinquestelle e tutta la maggioranza, compresa Italia Viva che nel voto della Giunta delle immunità aveva fatto pendere la bilancia dall’altra parte ossia negando la richiesta di autorizzazione dei giudici siciliani.  Matteo Renzi leader di IV, ha spiegato il voto favorevole al processo “perché in quella condotta non vi era un preminente interesse pubblico ma un modo per strumentalizzare il consenso e aumentare i follower sui social”. Per Renzi tuttavia, di quei divieti e della “politica dei porti chiusi” era responsabile tutto il governo che ne condivideva la linea.

Questo è dunque il secondo processo a Salvini per vicende analoghe in relazioni ai mancati sbarchi. Il primo si riferisce alla nave Gregoretti, della Guardia costiera, la cui udienza preliminare è fissata per il prossimo 3 ottobre. Un eventuale condanna di Matteo Salvini, potrebbe portare alle conseguenze estreme della legge Severino e dunque la decadenza dal seggio del Senato.

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