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Il diritto alla casa: una questione di dignità
(Foto Parlamento europeo)

Il diritto alla casa: una questione di dignità

Ogni notte nell'UE, almeno 700.000 persone dormono all'aperto o in strutture di emergenza o temporanee. Il dato è in crescita del 70% rispetto a dieci anni fa

Di GIOVANNA COI

Negli articoli precedenti, abbiamo parlato di come l’abitare influenzi le opportunità socioeconomiche e di come i governi agiscano per garantire condizioni abitative dignitose. È arrivato il momento di parlare di coloro ai quali questo diritto non è garantito, ossia le persone senza dimora, o homeless.

Ogni notte nell’UE, almeno 700.000 persone dormono all’aperto o in strutture di emergenza o temporanee, secondo le stime di FEANTSA (European federation of organisations working with the people who are homeless) e Fondation Abbé Pierre. Il dato è in crescita del 70% rispetto a dieci anni fa. Avere un quadro definito è però difficile. Mancano infatti definizioni comuni, sistemi di raccolta dati centralizzati e strategie condivise per affrontare il fenomeno.

Alla ricerca di una definizione condivisa

Per inquadrare l’argomento, bisogna innanzitutto adottare delle definizioni precise. In inglese si usa il termine “homelessness” per parlare del fenomeno delle persone senza dimora. Non esiste una traduzione italiana e per questo il termine è spesso adottato anche in pubblicazioni e studi specialistici in lingua italiana.

A livello internazionale manca una definizione condivisa. Negli ultimi anni, diverse organizzazioni e istituti di ricerca hanno lavorato per colmare questa lacuna. Tra i risultati più importanti in questo senso c’è la European Typology of Homelessness and Housing Exclusion (ETHOS), classificazione sviluppata dall’Osservatorio europeo sulla homelessness e da FEANTSA.

Nella sua nota esplicativa, FEANTSA chiarisce che ETHOS non è un “tentativo di armonizzare le definizioni di homelessness in Europa”, bensì un “framework transnazionale” e un linguaggio condiviso per favorire la condivisione e lo scambio transnazionale di buone pratiche e di politiche pubbliche.

Alla base della classificazione c’è il concetto di casa, o home, che si fonda su tre presupposti essenziali. Avere una casa significa infatti:

  • vivere in uno spazio adeguato del quale si ha il controllo esclusivo (requisito fisico);
  • godere di uno spazio privato dove intrattenere rapporti sociali (requisito sociale);
  • avere titolo legale per occupare lo spazio (requisito legale).

Una persona è senza dimora se mancano tutti questi requisiti, o anche solo l’aspetto legale e sociale. Se invece viene meno uno di questi criteri, si dice che un individuo vive in una condizione di housing exclusion, ossia non gode pienamente del diritto alla casa.

Le categorie ETHOS

ETHOS individua quattro categorie principali: rooflessness (senza tetto), houselessness (senza casa), insecure housing (condizione abitativa instabile) e inadequate housing (situazione abitativa inadeguata). Da queste discendono tredici categorie operative che corrispondono ad altrettanti contesti abitativi: ad esempio, una persona roofless può vivere all’aperto, o in un rifugio per persone senzatetto. Formalmente, solo le persone appartenenti alle prime due categorie rientrano nella definizione di persona senza dimora.

Anche la definizione dell’Istat si basa sulla tipologia ETHOS. L’Istat definisce la persona senza dimora come un individuo che “versa in uno stato di povertà materiale e immateriale, che è connotato dal forte disagio abitativo, cioè dall’impossibilità e/o incapacità di provvedere autonomamente al reperimento e al mantenimento di un’abitazione in senso proprio”.

Sono inclusi coloro che vivono in spazi pubblici, dormitori notturni, ostelli per persone senza casa o altri alloggi temporanei, o in alloggi per interventi di supporto speciale specifici. Sono invece escluse le persone che vivono temporaneamente presso amici o parenti, in alloggi occupati o in campi strutturati presenti in città, o che vivono in condizioni di sovraffollamento.

Non esistono dati certi

Come detto in precedenza, è impossibile fornire un dato certo sul numero di persone senza dimora nell’UE. Diversi Paesi, tra cui l’Italia, non conducono indagini annuali e sistematiche. Gli enti statistici nazionali, inoltre, adottano metodologie e criteri diversi, per cui i pochi dati esistenti non sono comparabili. Le poche indicazioni che abbiamo consentono di affermare che il numero di persone senza dimora sta aumentando in tutta Europa, con poche eccezioni.

L’indagine più recente in Italia risale al 2015 (su dati del 2014) ed è stata svolta dall’Istat in collaborazione con fio.PSD, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e la Caritas. Nel 2014 le persone senza dimora erano più di 50.000. La stima è basata su coloro che, nei mesi di novembre e dicembre 2014, “hanno utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna” nei 158 comuni per i quali sono stati raccolti i dati. È dunque una stima parziale, che esclude innanzitutto le persone che non hanno usufruito di questi servizi, ma anche minori, persone di etnia rom e persone che vivono in altri tipi di alloggio temporaneo.

Sappiamo inoltre che, di queste 50.000 persone, quasi l’86% sono uomini. Tre persone su quattro vivono da sole e solo il 6% vive con partner o figli. Quasi 6 persone senza dimora su 10 sono di nazionalità straniera. Un dato preoccupante emerso dall’indagine era quello sulla homelessness permanente: il 41,1% delle persone senza dimora lo era da più di due anni, e il 21,4% da più di quattro anni.

(Approfondimento a cura de Lo Spiegone. Vai sul loro sito per leggere tutto il testo)

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