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La ricerca del consenso unico fine di una politica priva di contenuti e di valori

La ricerca del consenso unico fine di una politica priva di contenuti e di valori

"L'inganno necessario, storia e filosofia della moderna propaganda dalla Grande Guerra al Coronavirus", l'ultimo libro di Paolo De Luca

Roma – Cos’è la propaganda? Nel linguaggio comune è solo un sinonimo di demagogia o di menzogna: una pratica di manipolazione psicologica per condizionare l’opinione pubblica. Spesso viene considerato uno strumento diabolico, utilizzato dai regimi totalitari per ipnotizzare il popolo e indurlo ad aderire alla volontà del dittatore. Certamente la propaganda è stato ed è anche questo, ma in realtà è molto di più. È una caratteristica della modernità che ha avuto origine nel momento in cui si sono manifestate due precise condizioni storiche: lo sviluppo della società di massa e un’imponente evoluzione tecnologica. Non è un caso, quindi, che la moderna propaganda sia nata poco più di un secolo fa nell’America democratica dei primi decenni del Novecento. Con l’ingresso degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale, nel 1917, il presidente Wilson, democratico e neutralista, si trovò nella necessità di convincere in pochissimi mesi i propri connazionali, in grande maggioranza contrari ad un impegno bellico, della inevitabilità della partecipazione americana al conflitto. E ci riuscì, grazie alle moderne tecniche di propaganda e ad uno sforzo colossale in termini di risorse umane ed economiche.

La propaganda nasce quindi nell’Occidente democratico, ma  diventa presto una necessità inderogabile per il potere. Qualunque governo ha bisogno della propaganda, proclama nel 1922 Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud, considerato il primo spin doctor della storia. E Walter Lippmann, giornalista di grido e teorico dell’opinione pubblica, aggiunge che il potere di uno Stato moderno ancorché democratico deve decidere se governare il popolo o essere governato da esso.

Fu nell’America a cavallo fra le due guerre che vennero messe a punto quelle sofisticate tecniche di manipolazione dell’opinione pubblica che si avvalsero in particolare dei risultati delle ricerche di Freud sull’inconscio. Perché uno dei principi fondamentali della propaganda di ogni tempo è che il messaggio, per colpire nel segno ed essere efficace, deve bypassare la “vigilanza” della ragione per rivolgersi direttamente alla sfera emotiva e sentimentale dell’uomo. La pubblicità commerciale aveva aperto la strada alle tecniche di manipolazione del consenso. I dittatori del Novecento si impossessarono di queste tecniche e le utilizzarono in maniera spregiudicata e totalitaria, abbinando la persuasione e la suggestione alla violenza più brutale e a un regime di monopolio del terrore.

Il libro di Paolo De Luca, giornalista e saggista, L’inganno necessario, storia e filosofia della moderna propaganda dalla Grande Guerra al Coronavirus  (Laruffa Editore Pag. 215, 16 euro) ricostruisce le diverse tappe dell’evoluzione di quella che Lippmann ha chiamato la «fabbrica del consenso», dalle origini “americane” fino alle più moderne frontiere delle neuroscienze. Il libro, rielaborando e attualizzando le riflessioni del sociologo e teologo francese Jacques Ellul, sostiene che la propaganda non è solo una necessità per il potere, ma risponde anche a un’imprescindibile esigenza dell’uomo moderno di avere una “bussola” mentale che gli consenta di muoversi in un mondo complesso, che è al di fuori della sua capacità di comprensione. Per questo, se è vero che la propaganda serve a «mettere ordine nel caos», come afferma Bernays, è altrettanto vero, come sostiene Ellul, che il “propagandato”, cioè il destinatario del messaggio, è complice del propagandista.

Il libro esamina, poi, le conseguenze che una propaganda onnipresente (ma, fortunatamente, non onnipotente) può avere sulla democrazia e sulle libertà individuali e collettive, specie attraverso l’uso delle moderne tecnologie digitali.

Nella parte finale si prende in esame l’utilizzo della propaganda, soprattutto di quella governativa, nei mesi del confinamento domestico in Italia a causa dell’epidemia Covid-19. Una forma di persuasione molto efficace e sofisticata che ha determinato una rapida crescita del consenso nei confronti dei leader in carica. Per qualche mese i populisti hanno smesso di essere anche popolari. Ma c’è poco da farsi illusioni: è un’inversione di tendenza temporanea ed effimera.