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    Home » Editoriali » Ridurre i parlamentari va bene. Per questo voto NO

    Ridurre i parlamentari va bene. Per questo voto NO

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    16 Settembre 2020
    in Editoriali

    Il parlamentari italiani sono “troppi”? Potrebbe essere vero, si possono fare mille calcoli e mille comparazioni con altri Paesi simili, e i risultati possono essere massimamente divergenti.

    Il tema vero è l’efficienza del Parlamento, perché questo è strumento fondamentale per l’affermazione del suo ruolo, e dunque per la democrazia, così come intesa in Italia. Ad esempio, il problema è che oltre 900 parlamentari sono troppi o che questi 900 parlamentari non riescano a decidere? Che non ci riescano perché non vogliono, perché non possono, perché gli è impedito è pure altro tema.

    I parlamentari hanno bisogno di potersi informare, di poter studiare, di sentire i protagonisti dell’agire nelle materie che affrontano. Hanno bisogno di essere liberi di formarsi un’opinione e di decidere in base a questa, hanno bisogno di avere dei tempi entro i quali prendere una decisione, per rendere efficiente il governo del Paese.

    Possiamo anche averne 500, ma le necessità sono le stesse.

    Se il sistema non funziona allora è all’interno di quel sistema che va cercata la risposta. Perché quello parlamentare è un sistema delicato, talmente delicato da essere, nelle regole suo funzionamento, escluso dalla competenza di controllo della Corte costituzionale. Anche per questo deve essere un meccanismo perfetto, poiché manca del controllo del massimo organo di tutela.

    Non basta, in un sistema delicato e complesso, cambiare un elemento per far funzionare meglio il tutto. No, è anche dannoso, fa saltare gli equilibri e rischia di mettere in difficoltà, di bloccare anzi quella funzione democratica fondamentale che è svolta da deputati e senatori. Che possono, nel caso in esame, diventare ad esempio troppo pochi per svolgere le funzioni richieste in una sistema bicamerale, troppo pochi per rappresentare tutti i cittadini in mancanza di una legge elettorale pensata sul nuovo numero di eletti. Che possono diventare talmente inefficienti da essere scavalcati dall’azione del governo.

    Per cui va bene diminuire il numero, ma deve essere modificato contestualmente i sistema all’interno del quale questo numero funziona. Un taglio dei parlamentari era stato proposto anche dalla (pur confusa) riforma presentata da Matteo Renzi, che cancellava l’attuale Senato. Sarebbe stato un taglio netto di 315 parlamentari elettivi, non pochi. Il senso era di eliminare questo bicameralismo perfetto che impone che ogni camera approvi lo stesso testo, alla virgola ovviamente, dilatando enormemente i tempi e sottoponendo l’una al ricatto dell’altra.

    Contestualmente ci vorrebbe anche una nuova legge elettorale, che garantisca rappresentanza uguale a tutti i cittadini, cosa che se questa riforma passasse non è garantita.

    Contestualmente si dovrebbe avviare una modifica dei regolamenti parlamentari (e forse anche un’ampia delegificazione, che alleggerisca il carico di lavoro del parlamento) che consideri la riduzione dei membri delle camere, e dunque adegui il funzionamento della macchina ad un numero minore di macchinisti. Altrimenti il sistema si inceppa inevitabilmente.

    I calcoli sulla proporzione degli eletti rispetto ai cittadini, poi, sono altamente opinabili: ad esempio, il fatto che in Francia ci siano oltre 35.000 sindaci, contro i poco più di 8.000 italiani, come lo consideriamo? Che in Germania i Lander abbiano poteri che vanno ben oltre quelli delle nostre Regioni, che peso può avere? Lasciamo stare i numeri, ognuno ha i suoi, per ragioni storiche, politiche, di forma di Stato, di forma di governo, e ragionare su questo è davvero una perdita di tempo.

    Ridurre il numero dei parlamentari è, preso in senso molto largo, un buon provvedimento, ma solo se è parte di un sistema di efficientamento che, sopratutto, perché questo è il rischio più grande, tuteli i poteri del parlamento, e dunque dei cittadini, nei confronti del governo.

    Questa è la partita che stiamo giocando con questo referendum, un indebolimento del parlamento, una perdita di rappresentanza per i cittadini.

    Per questo voterò NO, perché voglio un parlamento più efficiente, e il mezzo non è questa riforma, parziale e pericolosa.

    Tags: parlamentariragionireferendum

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