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Bielorussia, Sassoli e gli eurodeputati incontrano la leader dell'opposizione Tsikhanouskaya a Bruxelles

Bielorussia, Sassoli e gli eurodeputati incontrano la leader dell'opposizione Tsikhanouskaya a Bruxelles

Lunedì 21 settembre l'ex-candidata alla presidenza interverrà in commissione per gli Affari esteri per discutere della situazione nel Paese. Socialisti popolari, liberali e conservatori candidano lei e gli altri che contestano Lukashenko al Premio Sacharov per la libertà di pensiero 2020

Bruxelles – È previsto per lunedì 21 settembre 2020 un incontro tra gli eurodeputati della commissione per gli Affari esteri e la leader dell’opposizione bielorussa Sviatlana Tsikhanouskaya, per discutere degli sviluppi della situazione nel Paese. Le proteste contro la rielezione del presidente Alexander Lukashenko vanno avanti ininterrottamente dallo scorso 9 agosto, ma con la riaffermazione dell’asse Mosca-Minsk il timore è che la repressione possa diventare ancora più brutale. Tsikhanouskaya incontrerà prima il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, alle ore 12 e in seguito interverrà in commissione (verso le ore 13.45) per uno scambio di opinioni con i deputati.

Intanto socialisti popolari e liberali candidano lei e gli altri che contestano Lukashenko, “iniziativa di donne coraggiose” al Premio Sacharov per la libertà di pensiero 2020 che sarà annunciato il 22 ottobre. Separatamente anche il gruppo conservatore avanza una candidatura, ma solo alla “opposizione democratica in Bielorussia, rappresentata da Sviatlana Tsikhanouska”.

Con la risoluzione votata ieri (giovedì 17 settembre) il Parlamento Europeo ha già chiarito la sua posizione: dal 5 novembre, data della scadenza del mandato presidenziale, l’UE non riconoscerà Lukashenko come presidente della Bielorussia, ma sosterrà Sviatlana Tsikhanovskaya come presidentessa eletta e leader ad interim fino a nuove elezioni. L’incontro con i deputati della commissione è un altro mattone dell’Unione Europea nella costruzione di una casa bielorussa più democratica: al vertice di lunedì prossimo saranno ospitati anche altri membri dell’opposizione, tra cui Volha Kavalkova e Pavel Latushka.

L-ex candidata alla presidenza bielorussa, Sviatlana Tsikhanouskaya

Sempre lunedì 21 settembre la commissione per gli Affari esteri sarà chiamata a votare nuove raccomandazioni su come l’Unione Europea dovrebbe rivalutare le sue relazioni con la Bielorussia. Il risultato della votazione sarà annunciato il giorno seguente, martedì 22 settembre.

Peter Stano, portavoce dell’alto rappresentante UE, ha dichiarato che “le sanzioni sulla Bielorussia sono state annunciate dai ministri europei. C’è una chiara determinazione politica, rafforzata anche dalla presidente Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’Unione, di voler sanzionare i responsabili per l’inaccettabile repressione”. Il portavoce di Josep Borrell ha però affermato che “fino a quando non saranno adottate le sanzioni, non commenteremo alcuna indiscrezione. Non c’è nessun ritardo, perché non è mai stata fissata una data“. Stano ha comunque sottolineato che “Lukashenko deve riprendere il dialogo con la popolazione civile, la soluzione deve essere trovata dagli stessi bielorussi”.

La situazione al confine bielorusso

Intanto la Bielorussia ha rafforzato i controlli ai suoi confini, soprattutto con Lituania, Polonia e Ucraina. Nella serata di ieri (giovedì 17 settembre) il presidente Lukashenko aveva dichiarato che “con grandissimo rammarico” era costretto “a rinforzare la frontiera di Stato, chiudendola del tutto a ovest”. Il comitato delle frontiere statali della Bielorussia ha poi chiarito che “i punti di attraversamento dei confini in entrata e in uscita continuano a funzionare”.

Al Moscow Times Lukashenko ha anche sostenuto di trovarsi costretto a sviluppare una “difesa comune assieme al presidente Putin e al ministro della Difesa russo”. Il leader bielorusso ha rincarato la dose, affermando di non volere che “Bielorussia, Polonia e Lituania si trasformino in teatro di operazioni militari” e chiedendo “ai popoli di Lituania, Polonia e Ucraina di fermare i loro politici pazzi e di non lasciare che scoppi una guerra“. I Paesi citati da Lukashenko da tempo hanno espresso preoccupazione per la violenta repressione delle proteste antigovernative e hanno dato asilo ai leader dell’opposizione bielorussa, tra cui la stessa Tsikhanouskaya (in Lituania), Veronika Tsepkalo (in Polonia), Anton Rodnenkov e Ivan Kravtsov (in Ucraina). Lituania, Lettonia ed Estonia hanno inoltre sanzionato Lukashenko e decine di funzionari bielorussi per gli eventi successivi alle elezioni presidenziali del 9 agosto.

In vista dell’appuntamento a Bruxelles di lunedì prossimo, anche sulla questione dei confini Tikhanovskaya ha fatto sapere la posizione dell’opposizione bielorussa: “Annunciando la chiusura dei confini occidentali, Lukashenko dimostra di essere un uomo debole che vive in un proprio mondo immaginario“. L’ex-candidata alle elezioni presidenziali ha aggiunto che il presidente bielorusso “aveva già cercato di spaventarci con dei nemici immaginari e aveva accusato la gente pacifica di violenze e i veri patrioti di tradire la patria. Ma questo passo rappresenta un livello completamente nuovo di disconnessione dalla realtà”.

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