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La Francia 'cancella' la regola del 3% sul deficit.
Immagine elaborata dal Parlamento europeo

La Francia 'cancella' la regola del 3% sul deficit. "Irripetibile lo stesso Patto di stabilità"

"Non si può immaginare di avere lo stesso accordo anche dopo la fine della crisi", dice il ministro per gli Affari europei e già consigliere economico di Macron. Preoccupano anche i limiti sul debito

Bruxelles – Che la regola del limite del 3% nel rapporto tra deficit e PIL alla Francia di Macron non piacesse, è stato chiarito da tempo. Il presidente francese l’ha definita “del secolo scorso” già un anno fa. Adesso, a distanza di un anno e alla luce delle mutate condizioni a causa della pandemia di COVID-19, è tempo di riscrivere questa regola. Parola di Clément Beaune, ministro per gli Affari europei e già consigliere economico di Emmanuel Macron.

Non possiamo immaginare di attuare lo stesso patto“, dice Beaune all’AFP, in riferimento al patto di stabilità e crescita, al momento sospeso, e le sue regole. Riferimento in particolare ai limiti di rapporto riferendosi ai limiti dell’UE sulla spesa eccessiva da parte degli Stati membri. L’assunto è quello dei mutati parametri di riferimento.

“Quando la crisi sarà finita, avremo livelli di deficit, ma ancora più livelli di debito, che saranno molto diversi dal mondo che abbiamo vissuto alcuni anni fa in tutta Europa”. Nella parole del ministro francese la consapevolezza che le regole, già considerate superate, risulteranno inadeguate alla nuova situazione. “Abbiamo bisogno di regole di bilancio? Certamente. Dovremmo rivederle? Certamente”.

La Francia dunque rilancia il dialogo e il ragionamento in corso a Bruxelles e nella altre capitali. C’è l’accordo da parte di tutti a favorire, in questo momento, la spesa e l’intervento pubblico massiccio a sostegno dell’economia per poi reintrodurre la regole di bilancio. Queste ultime, però, non potranno essere le stesse. Anche su questo c’è una consapevolezza diffusa e riconosciuta. I rigoristi del nord temono però un allentamento eccessivo dei vincoli.

Rimettere in discussione il patto di stabilità e crescita vuol dire anche una riscrittura del fiscal compact, il patto di bilancio europeo per la stabilità e la sostenibilità finanziaria europea che incorpora gli stessi obiettivi alla base del patto di stabilità, ossia il limite del 3% nel rapporto deficit/PIL e il limite del 60% nel rapporto tra debito/PIL.

E’ sopratutto il secondo parametro a essere al centro del ragionamento francese. I livelli di debito della zona euro dovrebbero aumentare dall’86% dello scorso anno al 102% il prossimo, ben oltre la regola del 60%. Gli investimenti nelle politiche verdi e digitali, come richiesto dal piano per la ripresa, richiederanno anche un maggiore margine di manovra per il finanziamento del debito. Per Parigi non ci sono le condizioni per tornare a ragionare secondo vecchi schemi.

Tempo per trovare una quadra c’è. L’esecutivo comunitario ha lasciato intendere che per tutto il 2021 il patto di stabilità dovrebbe restare inapplicato. Il problema si porrà, dunque, nel 2022, a meno di una ripresa economica a ritmi davvero sostenuti che al momento nessuno considera nella proprie previsioni economiche.

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