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Arriva il nuovo governo belga, e si presenterà ai deputati del regno nel Parlamento europeo
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nell'Aula del Parlamento europeo per il suo primo discorso sullo stato dell'Unione [Bruxelles, 16 settembre 2020]

Arriva il nuovo governo belga, e si presenterà ai deputati del regno nel Parlamento europeo

Al fine di garantire le distanze di sicurezza e permettere a tutti di presenziare. Il nuovo premier sarà il liberale fiammingo Alexander De Croo

Bruxelles – La pandemia detta le sue regole di sicurezza e il nuovo governo belga che giurerà giovedì si presenterà alla Camera dei deputati, che dovrà votare la fiducia, eccezionalmente riunita nell’emiciclo del Parlamento europeo di Bruxelles, “per permettere a tutti di partecipare rispettando le distanze di sicurezza”, con i suoi oltre 850 posti a sedere (oltre cinque volte e mezzo il numero dei parlamentari federali del Belgio).

Oggi è stato siglato l’accordo “Vivaldi” che pone fine al governo d’emergenza guidato dalla liberale Sophie Wilmes per sei mesi (che si dimetterà domattina), nato proprio come governo provvisorio per affrontare l’emergenza da Coronavirus.

Questo nuovo governo, che giurerà giovedì mattina alle 10.00 sarà guidato dal liberale fiammingo (ma di madre francofona) Alexander De Croo ed avrà una maggioranza di 87 seggi sui 150 totali della Camera. Davanti a sé, a meno di imprevisti, ha quattro anni di vita.

Dopo il discorso di insediamento di De Croo, alle 14.15 di giovedì primo ottobre, nell’aula del Parlamento europeo (messa a disposizione dall’Istituzione al Paese ospitante), inizierà il dibattito, che si svolgerà nello stesso emiciclo, dove poi sabato alle 15.00 ci sarà il voto di fiducia.

I socialisti sono la forza politica principale all’interno della coalizione (28 seggi), davanti ai liberali (26 seggi), ai Verdi (21 seggi) e ai democristiani (12). Va considerato che in realtà i partiti della coalizione a 4 (da qui Vivaldi, in ricordo delle Quattro stagioni) sono 7 poiché in Belgio non esistono partiti nazionali, ma solo legati alle due regioni linguistiche: dunque due socialisti, due verdi, due liberali e un solo democristiano, perché i fiamminghi non ci sono.