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"Subito il bilancio pluriennale UE o si rischia una disoccupazione di massa". Intervista a Giulia Barbucci

La nuova vicepresidente del Comitato economico e sociale mette in guardia dai rischi di uno slittamento dell'approvazione del quadro finanziario 2021/2027 e indica la strada per il futuro dell'Unione: "L'austerità non ha garantito la crescita, dobbiamo ripensare già da ora a un nuovo modello di sviluppo"

Bruxelles – È con voce preoccupata ma allo stesso determinata che la nuova vicepresidente con delega al bilancio del Comitato economico e Sociale (CESE), Giulia Barbucci, descrive la situazione nell’Unione Europea e le nuove sfide che l’organo consultivo UE dovrà affrontare da oggi (mercoledì 28 ottobre), giorno dell’inaugurazione del nuovo mandato 2020/2023. Oltre a Barbucci, eletti anche la nuova presidente Christa Schweng, quello del gruppo Datori di lavoro, Stefano Mallia, quello dei lavoratori Oliver Röpke, quello del gruppo società civile Séamus Boland e il vicepresidente per la comunicazione, Cillian Lohan. Ambiziosi gli obiettivi interni al Comitato, ma il pensiero corre subito a come rimettere in carreggiata la situazione economica dell’Unione. Un monito alle istituzioni europee assolutamente fuori dall’ordinario, così come d’altra parte lo è stato tutto questo 2020: “Se non si agisce il prima possibile a livello economico, rischiamo di avere presto una disoccupazione di massa”. Sono parole che colpiscono dritte nel cuore del grande tema dell’approvazione del bilancio pluriennale dell’Unione Europea 2021/2027 e delle tensioni tra Consiglio Europeo e Parlamento sulla riapertura dei termini del pacchetto negoziato a luglio.

Vicepresidente, qual è la priorità più urgente dell’Unione?

Senza perdere tempo: approvare il prima possibile il quadro finanziario pluriennale e chiudere l’accordo sul Recovery Fund. Sono vicina alle posizioni del Parlamento, ma allo stesso tempo ritengo che il Consiglio debba prendere una decisione positiva entro la fine dell’anno. Ci troviamo di fronte a una seconda ondata di Coronavirus, che questa volta però sta colpendo tutta l’Europa. Bisogna prendere decisioni ora, il prima possibile.

Altrimenti?

Altrimenti significherebbe dover affrontare decisioni davvero complicate senza più tempo a disposizione. Ci sarebbe un ritardo nel processo sulle risorse proprie, sulle garanzie per le emissioni dei bond, sulle misure di sostegno a chi sta perdendo o perderà il lavoro durante questa crisi. Sono azioni che devono essere finanziate ora, o rischiamo una disoccupazione di massa nel prossimo futuro. Come potrebbe accadere nel Regno Unito.

Un avvertimento sulla questione Brexit?

Mi sento di dire che purtroppo si sta continuando a scherzare con il fuoco. La situazione nel Regno Unito è grave da tutti i punti di vista, soprattutto economico. Un capo di governo non può decidere unilateralmente di non onorare gli accordi internazionali presi in precedenza, con ricadute pesanti sul proprio Paese e sulle relazioni con l’Unione Europea.

Torniamo alla crisi del mercato del lavoro nell’Unione. Come valuta l’impatto della cassa integrazione europea?

Sicuramente i social bond SURE (Support to unemployment risks in emergency, ndr) daranno un impulso al mercato del lavoro. Qualsiasi strumento di supporto aiuterebbe in questo momento. Il problema è cominciare a pensare già da oggi a quello che sarà il domani dello sviluppo dell’Unione Europea: bisogna decidersi a cambiare il paradigma economico.

In che modo?

Prima della pandemia stavamo ancora facendo i conti con l’austerità, perché abbiamo un patto di stabilità che dovrebbe garantire la crescita. E invece in questi anni non l’ha fatto. Se quel modello non era più valido già prima della pandemia Covid-19, sicuramente non sarà più valido nemmeno nel futuro. In questo momento il patto di stabilità è sospeso ed è stato reso flessibile, ma per il post-Covid bisognerà lavorare sulla strada di un cambiamento significativo.

Un cambiamento necessario anche all’interno dello stesso Comitato, come è stato preannunciato. Quali sono le priorità per il nuovo mandato?

L’intera presidenza sarà chiamata a concentrarsi sul compito di rivedere l’immagine del Comitato economico e sociale. Nell’ultimo periodo abbiamo avuto una crisi di immagine, dovuto a un caso sollevato dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode.

Si riferisce alle raccomandazioni di migliorare il codice di condotta e di risolvere i presunti problemi legati alle molestie?

Esatto, il motivo per cui non è stato approvato il discarico del bilancio del 2018 dal Parlamento Europeo: non per ragioni strettamente di bilancio, ma legate a questa vicenda. Abbiamo cercato di fare i passi necessari, adottando un codice di condotta che risolvesse le questioni in ballo, ma evidentemente non è stato ritenuto abbastanza. Il compito che spetta alla nuova governance è proprio quello di risolvere questo problema, dare seguito a quanto richiesto dalle altre istituzioni europee e dimostrare che siamo un’istituzione affidabile.

In che modo la coinvolgerà questo impegno?

Arrivo dal mondo del sindacato, la mia particolare attenzione va sempre ai dipendenti e ai lavoratori. Questo è il mio primo obiettivo, perché va nella direzione di creare fiducia anche tra chi lavora all’interno del Comitato. C’è poi da dire che in una situazione come questa, lavorare a distanza è complicato e ciò che viene fatto è difficilmente visibile. Tra gli obiettivi di questi anni, anche su questo dovremo concentrare i nostri sforzi.