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Sassoli agita lo stagno della politica italiana. Riforma del MES e debiti cancellati dividono PD e M5S
Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli

Sassoli agita lo stagno della politica italiana. Riforma del MES e debiti cancellati dividono PD e M5S

Il presidente dell'Europarlamento rompe gli schemi e lancia la sua proposta per uscire dalla crisi innestata dalla pandemia. Per come è congegnato "il Mes non lo chiede nessuno"

Roma – Le proposte del presidente del Parlamento europeo sorprendono ma non troppo e rimettono in gioco un dibattito che era diventato asfittico e in parte ozioso, bloccato dalle divisioni nella maggioranza di governo. A far discutere soprattutto è la riforma del Meccanismo europeo di stabilità, nella sua versione dei prestiti sanitari, definito “uno strumento anacronistico” da David Sassoli e “su cui pesa il ricordo della crisi del 2008”. Con le risorse del Recovery fund, “nessuno lo chiede, per questo deve essere riformato” portandolo nell’ambito della gestione comunitaria e non più intergovernativa. Quella del Mes non è l’unica ipotesi di rottura degli schemi messa in campo da Sassoli che nella proposta per uscire dalla crisi si spinge fino alla possibilità di cancellazione dei debiti assunti dagli Stati per far fronte all’emergenza pandemica, e da qui, un Tesoro a livello europeo con i bond comunitari permanenti, nonché la riforma dei Trattati con l’abolizione del diritto di veto.  

E se non è un cambio di rotta poco ci manca e allora è il Movimento 5 Stelle a spiegare con Laura Agea, sottosegretaria per gli Affari europei, che “Sassoli ha detto quello che da sempre sosteniamo: se lo strumento del Mes si riforma ne possiamo parlare”. Proposte che ora solleticano anche le frange più eurocritiche del Movimento e infatti l’intervista rilasciata dal Presidente del parlamento a La Repubblica, è planata sui grillini a congresso con un certo clamore. “Penso che la causa di cancellare il debito dei paesi membri per il Covid, sia giustissima” commenta l’eurodeputato Ignazio Corrao”.

Ma è nel PD che ha rotto più di un equilibrio, perché se con molta cautela il viceministro dell’Economia Antonio Misiani prima le ha definite delle ipotesi “coraggiose” entrando poi nel merito ha spiegato che “nella fattibilità politica bisognerà vincere molte resistenze”. Dunque, sul filo del definirle velleitarie, non fa nessuna cessione sul MES: “la crisi è qui e ora e noi dobbiamo valutare la disponibilità delle risorse a disposizione”. Senza dimenticare che questa battaglia (in contrapposizione con il M5S) se l’è intestata il segretario del partito, Nicola Zingaretti. Tuttavia, la linea ufficiale del Nazareno, differisce parzialmente da altre autorevoli posizioni come quella del ministro del Mezzogiorno Giuseppe Provenzano che considera quello ipotizzato da David Sassoli, “un percorso dell’agenda progressista”. Non sorprende il giudizio positivo anche a Sinistra del Pd, da Maurizio Martina a Leu ma tra i favorevoli si innesta anche la posizione di Enrico Letta che sostiene la necessità di riformare il MES “perché gli Stati non si fidano”. Riferendosi a un ‘paper’ dell’Istituto Jacques Delors, ricorda che “è assurdo che ci siano 400 miliardi di euro bloccati. Si faccia una scelta, si trasformi il Mes, lo si porti dentro la Commissione Ue, gestito con regole comunitarie da utilizzare subito”.

Intanto, una cosa è certa: nella legge di bilancio 2021che oggi, lunedì 16, il Consiglio dei ministri varerà, i soldi del Mes non sono conteggiati. E non solo per la prudenza di evitare scontri nella maggioranza.