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Appello di Lagarde all'Europa:

Appello di Lagarde all'Europa: "Serve Recovery fund operativo senza indugio"

La presidente della BCE esorta i governi a uscire dall'impasse. Le risorse necessarie "in particolare nei Paesi con spazio di bilancio limitato" come l'Italia. Cancellare il debito "va contro i trattati"

Bruxelles – L’eurozona rischia di pagare a caro prezzo la seconda ondata di Coronavirus, e proprio per questo il meccanismo per la ripresa è indispensabile. Da Christine Lagarde arriva un appello alla politica per uscire dall’impasse che rischia di rendere tutto molto più difficile. La presidente della BCE, in occasione del tradizionale dialogo economico con la commissione Affari economici del Parlamento europeo, invita a considerare rischi con attenzione rischi e i costi di una mancata reazione comune.

“Nel complesso – avverte – l’economia dell’area dell’euro dovrebbe essere gravemente colpita dalle ricadute del rapido aumento dei contagi e dal ripristino delle misure di contenimento, che rappresentano un chiaro rischio di ribasso per le prospettive economiche a breve termine”. Un avvertimento non nuovo, ma che sembra riferirsi ad un aggravamento ulteriore della situazione. “Continuiamo a confrontarci con circostanze gravi, sia dal punto di vista sanitario che economico”. Questo perché “le pandemie sono eventi molto rari e imprevedibili, e di conseguenza le prospettive economiche sono caratterizzate da elevata incertezza”.

Per questo motivo il meccanismo per la ripresa (Next Generation EU) comprendente il recovery fund “deve diventare operativo senza indugio”. Le risorse aggiuntive del pacchetto possono facilitare politiche fiscali espansive, in particolare nei paesi dell’area dell’euro con spazio di bilancio limitato” come l’Italia, il cui elevato livello di debito pubblico preoccupa e a cui si chiede, per questo motivo, di predisporre strategie di rientro della spesa. Ma il veto di Polonia e Ungheria rimette tutto in discussione.

Il meccanismo per la ripresa è considerato fondamentale per il sostegno agli investimenti pubblici, a loro volta indispensabili per il rilancio. “Gli investimenti pubblici possono influenzare positivamente la crescita economica nelle circostanze attuali”, dice Lagarde. Che quindi aggiunge: “In un contesto di politica monetaria accomodante, gli investimenti pubblici hanno i più forti effetti sulla domanda a breve termine, anche in termini di contagi transnazionali”. La politica monetaria accomodante la fa la BCE, il resto devono farlo gli Stati. Che però, al momento, non sono in grado di rispondere.

Per quanto riguarda l’ipotesi di cancellare il debito contratto dai Paesi con la Banca centrale europea Lagarde è categorica: “Tutto quello che va in quella direzione è contro i trattati, c’è l’articolo 103 che proibisce quel tipo di approccio e io rispetto i trattati”. Comunque, assicura, la Bce garantirà “condizioni finanziarie favorevoli” contro gli effetti della crisi da COVID “per tutto il tempo che sarà necessario a sostenere le spese delle famiglie, mantenere l’afflusso di credito e scoraggiare licenziamenti di massa”, delineando per la prima volta un collegamento dello stimolo monetario con il mercato del lavoro.

Fabio Massimo Castaldo, europarlamentare del Movimento 5 Stelle e Vicepresidente del Parlamento Europeo nel suo intervento davanti a Lagarde ha affermato che a suo giudizio invece “oggi più che mai si deve necessariamente lavorare a una soluzione tecnica di sterilizzazione della quota di debito detenuto dalla Bce che è stato contratto dagli Stati per far fronte alle esigenze della crisi pandemica e non certo per comportamenti opportunistici. Ciò deve avvenire attraverso una riforma profonda del quadro normativo europeo.

“La valutazione degli eventi straordinari che stiamo vivendo – ha continuato Castaldo – dovrebbe portare a una sola conclusione: il debito contratto dai vari Paesi in questo periodo non può essere ricondotto a una forma di azzardo morale, ma va considerato come l’unica scelta possibile per salvaguardare i livelli occupazionali, la continuità delle nostre imprese e, non ultima, anche la pace sociale”. 

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