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Elezioni Romania: partito socialdemocratico in testa, ma la coalizione di Orban conserva la maggioranza

Elezioni Romania: partito socialdemocratico in testa, ma la coalizione di Orban conserva la maggioranza

Nonostante la vittoria dei socialdemocratici la leva del governo potrebbe restare in mano al centro destra, più disposto a collaborare con Bruxelles. Regna l'astensionismo

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 19.00 DEL 7 DICEMBRE

Il premier romeno Ludovic Orban ha annunciato le sue dimissioni, dopo lo scadente risultato del suo Partito liberale alle elezioni di ieri. “Non mi attacco alle poltrone”, ha detto Orban, secondo quanto riporta la stampa locale.

A spoglio quasi concluso, il Pnl ha ottenuto meno del 25 per cento, contro l’oltre 29% per cento del Partito socialdemocratico (Psd). 

Bruxelles – Con il 63% delle schede scrutinate il partito socialdemocratico potrebbe aggiudicarsi la vittoria delle elezioni parlamentari di Camera e Senato in Romania. Il PSD sfiora il 30 per cento delle preferenze superando di quattro punti percentuali i conservatori del partito liberale del primo ministro uscente Ludovic Orban, presidente del Consiglio dei ministri del Paese balcanico da novembre 2019.

La vittoria, inaspettata secondo gran parte dei media rumeni, non sarebbe tuttavia sufficiente per permettere al partito socialdemocratico di ottenere la maggioranza parlamentare, visto il sostegno che il partito di Orban può ricevere dal partito riformista Alliance 2020 USR + PLUS (affiliato in sede europea al gruppo Renew Europe) e dal partito della minoranza magiara dell’UDMR. I due partiti che si presentano con percentuali superiori rispettivamente al 15 per cento e al 6 per cento, potrebbero permettere alla coalizione di centro destra di superare nel ricalcolo dei seggi il 50 per cento. Ha superato la soglia di sbarramento del 5 per cento dei voti anche il partito nazionalista di ispirazione ortodossa AUR (Alliance for the Unity of Romanians), votato dall’8 per cento degli elettori.

In caso di fumata bianca della coalizione di centro destra, il governo rumeno confermerebbe il suo orientamento pro-Europa, un esito che sarebbe stato escluso nel caso di una compagine governativa guidata dal PSD di Marcel Ciolacu, notoriamente di stampo sovranista, ma screditato anche sul fronte interno dagli episodi di corruzione che ne hanno determinato l’uscita dall’esecutivo del partito nell’ottobre 2019 (il partito aveva guadagnato il 45 per cento dei consensi alle elezioni del 2016).

“Un altro passo verso il cambiamento in Romania. Ottimo risultato di Usr-Plus. Ora aspettiamo che si uniscano al governo per un nuovo percorso europeo del loro Paese”, ha dichiarato su Twitter Sandro Gozi, deputato europeo di Renew Europe.

Al netto dello scrutinio, però, il grande protagonista della consultazione elettorale rumena resta l’astensionismo. Con una adesione del 32 per cento degli aventi diritto le elezioni appena svolte si delineano come le meno partecipate negli ultimi 30 anni. Complici della scarsa affluenza sono stati i rischi e le misure legati alla pandemia da Covid-19 e il maltempo che imperversa nel Paese, ma contribuisce anche la scarsa fiducia nei confronti della politica nazionale. Ne è indicativo lo scarto rispetto all’affluenza registrata a settembre 2020 per le elezioni locali. Malgrado la situazione di piena epidemia, in quella circostanza l’affluenza ha raggiunto il 46 per cento.

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