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    Home » Economia » Clima, verso il Consiglio europeo. Leader UE divisi sul target di riduzione delle emissioni al 2030

    Clima, verso il Consiglio europeo. Leader UE divisi sul target di riduzione delle emissioni al 2030

    Il nuovo obiettivo climatico intermedio sul tavolo dei capi di Stato e governo che giovedì e venerdì si incontreranno fisicamente a Bruxelles

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    8 Dicembre 2020
    in Economia

    Bruxelles – Portare al 55 per cento l’obiettivo di riduzione delle emissioni dell’Ue entro il 2030. Il dibattito politico su come adeguare l’attuale target climatico intermedio rispetto ai livelli del 1990 (oggi del 40 per cento) e renderlo vincolante in Ue è aperto e sarà uno dei temi al centro del Consiglio europeo di questa settimana (10-11 dicembre). Tra i tanti temi in agenda – Bilancio pluriennale, Brexit, relazioni con la Turchia e con gli Usa – la decisione sul clima è quella che rischia di passare in secondo piano. Il presidente del Consiglio Charles Michel venerdì 4 dicembre ha già messo  le mani avanti chiarendo che il dialogo tra gli Stati è attualmente in corso ma per trovare la quadra “dobbiamo ancora a lavorare”. Segno che forse il tempo per una intesa non è ancora maturo. 

    I leader avevano già discusso della questione all’ultimo vertice di ottobre, rimandando a dicembre la decisione sul target. Il rischio che la decisione slitti ancora è concreto. Attualmente ci risultano 17 Stati a favore di un obiettivo di riduzione delle emissioni superiore al 55 per cento, come richiesto dalla Commissione europea. Danimarca e Svezia sono favorevoli addirittura al taglio di almeno il 65 per cento delle emissioni, mentre la Finlandia è a favore del -60 per cento, come il Parlamento europeo. Sostengono invece un nuovo obiettivo in linea con quello proposto dalla Commissione europea Germania, Francia, Italia, Spagna, Grecia, Estonia, Lettonia, Paesi Bassi, Slovenia, Austria, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo (che assumerà la presidenza dell’UE dal primo gennaio), Bulgaria (che però pone la condizione di ricevere sostegno finanziario da parte di Bruxelles per la decarbonizzazione graduale).

    Ad oggi rimangono in sospeso Cipro, Malta, Belgio (a causa di un blocco da parte fiamminga), Lituania, Croazia, che non hanno ancora espresso un impegno chiaro a livello nazionale. La resistenza maggiore proviene però dai Paesi “più indietro” dal punto di vista della decarbonizzazione delle loro economie: Romania, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia che potrebbero rallentare l’accordo in seno al Consiglio, spingendo per maggiori aiuti finanziari da parte di Bruxelles per la transizione. Soprattutto tra i Paesi dell’Est Europa è diffusa l’incertezza su quale sarebbe concretamente il costo per questa riconversione della loro economia. Gli Stati membri sembrano concordare invece sul fatto che l’obiettivo di ridurre tutte le emissioni entro il 2050 sia raggiunto complessivamente da tutta l’Unione europea, in contrasto con le richieste del Parlamento europeo che invece chiede che tutti gli Stati, singolarmente, arrivino a quell’obiettivo.

    “Speriamo di sbloccare in fretta la decisione sul nuovo target climatico”, ha detto oggi (8 dicembre) il vicepresidente della Commissione europea, Maroš Šefčovič, al termine di un Consiglio Affari Generali. Ha rivelato che nelle ultime settimane la Commissione europea ha portato avanti una serie di incontri bilaterali con gli Stati per “valutare insieme e capire i possibili impatti sulle loro economie” dell’adeguamento del target climatico, come avevano chiesto i leader al vertice di ottobre.

    Cercare di proporsi come leader nella gestione globale dei cambiamenti climatici potrebbe diventare difficile per l’Unione senza un obiettivo climatico chiaro e mostrandosi ancora una volta divisa sul tema. Il Vertice europeo di giovedì e venerdì arriva alla vigilia di un evento importante da questo punto di vista: il 12 dicembre, in occasione del quinto anniversario degli Accordi di Parigi sul clima, l’ONU, il Regno Unito e la Francia in collaborazione con Cile e Italia hanno organizzato virtualmente un Climate Ambition Summit, in vista della COP26 a novembre di Glasgow che sarà presieduta dal Regno Unito. Per l’occasione il governo Johnson ha annunciato la scorsa settimana l’intenzione di voler ridurre di almeno il 68 per cento le emissioni dei gas a effetto serra entro il 2030, spingendosi anche oltre l’Unione europea e parlando di una riduzione delle emissioni “più veloce di qualsiasi altra grande economia”, fino alla piena neutralità entro il 2050. Trovarsi divisa sul fronte climatico lancia un segnale ambiguo anche per quanto riguarda il tentativo di rilanciare un’intesa sul clima con la nuova amministrazione USA di Joe Biden, che si insedierà alla Casa Bianca il 20 gennaio. 

    https://twitter.com/COP26/status/1334754308361920512?s=20

    L’obiettivo climatico al 2030 è solo una delle questioni di cui si discute in merito alla Legge sul clima europea, con cui la Commissione cerca di vincolare giuridicamente il raggiungimento della neutralità climatica (zero emissioni nette) entro il 2050. Lo scorso 30 novembre sono intanto iniziati i negoziati a tre – il trilogo – tra Parlamento Ue, Consiglio e la Commissione sulla legge clima, anche se per le questioni più politiche, come il nuovo target per il 2030, serve il via libera dei capi di Stato e governo.

    Tags: climaconsiglio europeoemissioni CO2green deal

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