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    Home » Green Economy » Se l’Europa allenta i limiti alla CO2 per auto elettriche rischia un conto da 28 miliardi all’anno per i combustibili fossili. L’Italia perderebbe 36 miliardi

    Se l’Europa allenta i limiti alla CO2 per auto elettriche rischia un conto da 28 miliardi all’anno per i combustibili fossili. L’Italia perderebbe 36 miliardi

    Il report di Fraunhofer ISI e Transport & Environment (T&E) avverte: l’indebolimento degli standard sulle emissioni ridurrebbe il potenziale del Vehicle-to-Grid, portando a più centrali a gas e meno rinnovabili. L’Italia rischia costi extra per 4,7 miliardi in combustibili fossili

    Caterina Mazzantini di Caterina Mazzantini
    8 Giugno 2026
    in Green Economy
    INAUGURAZIONE A2A POWER HUB COLONNINE PER AUTO ELETTRICHE DISTRIBUTORI ENERGIA [Foto: imago economica]

    INAUGURAZIONE A2A POWER HUB COLONNINE PER AUTO ELETTRICHE DISTRIBUTORI ENERGIA [Foto: imago economica]

    Bruxelles – Indebolire gli standard di emissione di anidride carbonica (CO2) per le automobili non è solo una questione ambientale, ma una minaccia per la stabilità energetica e le tasche dei cittadini europei. Secondo un nuovo studio dell’istituto di ricerca tedesco Fraunhofer ISI, commissionato dall’organizzazione Transport & Environment (T&E), il calo di immatricolazioni di auto elettriche che conseguirebbe ad una revisione verso il basso dei limiti di emissioni – che T&E ha stimato in circa 49 milioni di veicoli elettrici in meno, in UE, entro il 2040 – si tradurrebbe in circa 28 miliardi di euro in più all’anno di spesa per combustibili fossili.

    Il rallentamento della transizione elettrica rischia di costare caro all’Italia e all’Europa: meno veicoli elettrici significherebbe non solo miliardi in più per combustibili fossili, ma anche nuovi impianti di riserva e minori investimenti nelle rinnovabili, con un sistema energetico complessivamente più costoso e meno efficiente entro il 2040.

    Il fulcro della questione è la tecnologia Vehicle-to-Grid (V2G), che trasforma le auto elettriche in vere e proprie “batterie su ruote” capaci di restituire energia alla rete nei momenti di picco. Se le attuali normative venissero indebolite seguendo le richieste dell’associazione dei costruttori ACEA e del relatore del Parlamento europeo per la revisione del regolamento, Massimiliano Salini (Forza Italia) si ridurrebbe “del 35 per cento il ruolo dei veicoli elettrici come principale risorsa di stoccaggio distribuito”, eliminando una risorsa che, da sola, potrebbe fornire un accumulo pari al consumo elettrico annuale del Belgio.

    Per l’Italia, le conseguenze sarebbero particolarmente pesanti. L’utilizzo diffuso del V2G potrebbe ridurre il fabbisogno di sistemi di accumulo stazionari fino a 72 GW, garantendo un risparmio negli investimenti fino a 36 miliardi di euro. Al contrario, un rallentamento della transizione costringerebbe il nostro Paese a spendere 4,7 miliardi di euro in più ogni anno per l’acquisto di combustibili fossili.

    In generale, con una riduzione degli standard di emissione di anidride carbonica e senza la capacità di assorbimento delle batterie mobili necessaria, l’Europa si troverebbe a dover compensare in vari settori. Innanzitutto, si troverebbe costretta a costruire circa 150 nuove centrali elettriche di riserva (impianti “peaker”) per gestire i picchi di domanda, coprendo uno scarto di 13 GW di capacità che verrebbe a mancare fino al 2040. Oltre a ciò, l’UE dovrebbe tagliare gli investimenti nel fotovoltaico, con un calo previsto del 37 per cento nelle nuove installazioni solari, poiché diventerebbe meno conveniente produrre energia che non può essere stoccata.

    Meno veicoli elettrici, più costi per tutti: l’indebolimento della transizione energetica rischia di pesare miliardi sul sistema. Il calo del potenziale Vehicle-to-Grid (V2G) riduce del 34 per cento i risparmi attesi, mentre con limiti di carbonio invariati, si potrebbero raggiungere 11,7 miliardi di euro di benefici annuali entro il 2040, contro i soli 7,7 miliardi in uno scenario più permissivo. Il conto finale è ancora più salato: standard indeboliti comporterebbero circa 25 miliardi di euro di costi aggiuntivi, trainati da una spesa per combustibili liquidi che sfiora i 27,9 miliardi e che supera nettamente i vantaggi economici garantiti dal V2G.

    “L’Italia, che nel 2025 ha superato i 50 miliardi di euro di approvvigionamento di risorse energetiche, non può permettersi di rallentare la transizione”, ha dichiarato Esther Marchetti, Clean Transport Manager di T&E Italia, sottolineando che il settore dei trasporti dipende ancora per oltre il 90 per cento dai combustibili fossili. L’organizzazione Transport and Environment esorta l’UE non solo a mantenere gli obiettivi di emissione, ma a introdurre l’obbligo di caricatori bidirezionali per tutti i nuovi veicoli entro il 2032, per garantire che questa “riserva energetica” sia effettivamente utilizzabile.

    Tags: anidride carbonicaauto elettriceemissioni CO2italiaueV2GVehicle-to-Grid

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