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Discordia sul
Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, durante un vertice dei capi di Stato e di governo tenuto in videoconferenza

Discordia sul "passaporto vaccinale" per circolare nell'UE. La parola passa ai leader

Secondo il ministro degli Affari europei francese applicare la misura allo stato attuale sarebbe "scioccante". Il commissario Maros Sefcovic: "Occorre evitare pratiche discriminatorie per chi non può vaccinarsi"

Bruxelles – Per una prima sintesi bisognerà aspettare giovedì 21 gennaio. In quell’occasione i Capi di Stato e di Governo si incontreranno virtualmente per discutere anche del “passaporto” che potrebbe consentire a chi a ricevuto il vaccino anti COVID di poter spostarsi più liberamente nei prossimi mesi nell’Unione Europea. La proposta è stata lanciata in una lettera dal primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis per rilanciare il turismo in vista della prossima stagione estiva, ma ha raccolto anche numerose divergenze a livello europeo.

Con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen dichiaratasi disponibile a intavolare una discussione e le preoccupazioni espresse da alcuni ministri della salute europei, a tornare sull’argomento nel fine settimana è stato Charles Michel, presidente del Consiglio Europeo. Intervenuto a “Buitenhof”, trasmissione televisiva olandese incentrata su temi politici, Michel si è detto favorevole a parlarne, ma ha anche ha avvertito sui problemi che potrebbe creare un’introduzione troppo prematura di un certificato vaccinale.

“Imporre questa soluzione troppo presto creerebbe una frustrazione gigantesca“, ha detto l’ex primo ministro belga. Il timore, esternato da diversi Stati membri dell’UE è che, a causa dello stadio iniziale in cui si trova la vaccinazione, un certificato potrebbe avvantaggiare solo i pochi europei a cui è stato somministrato il siero.

“So che questa discussione è sensibile in molti Paesi europei” ha rimarcato Michel evidenziando che tale misura “potrebbe dare al alcuni Paesi membri la sensazione che abbiamo reso la vaccinazione obbligatoria”, prospettiva che molti Stati membri hanno cercato di scongiurare sin dall’inizio. “È un dibattito molto pertinente che avvieremo la prossima settimana (giovedì 21, ndr) interrogandoci su due domande fondamentali: ‘Siamo d’accordo nell’introdurre un certificato del genere?’ e ‘Se sì, quando sarebbe opportuno farlo?’. Un coordinamento europeo a riguardo sarà necessario”.

A intervenire sulla proposta negli ultimi giorni è stato anche il ministro degli Affari Europei francese Clément Beaune. “Da parte nostra siamo fortemente contrari”, ha detto Beaune interpellato sull’argomento dall’emittente radiofonica FranceInfo. “Credo che il dibattito sia molto prematuro, non siamo abbastanza sicuri sulla trasmissibilità del virus da parte degli individui già vaccinati e non siamo ancora entrati nella fase di vaccinazione per il grande pubblico. Per ora il dibattito non ha alcuna ragione di esistere e sarebbe scioccante dire all’inizio della campagna di vaccinazione che c’è un passaporto che garantisce diritti importanti ad alcuni cittadini piuttosto che ad altri”.

La partita resta aperta, dunque. Il ministro degli Affari europei portoghese Ana Paula Zacarias che ha presieduto la riunione del Consiglio degli Affari generali di lunedì 18 gennaio ha parlato di una discussione molto ampia. “Ci sono ancora molte incertezze”, ha detto in conferenza stampa. “Abbiamo bisogno di discutere, perché il certificato proverà l’avvenuta vaccinazione e servirà capire cosa si potrà fare con questa attestazione. Occorrerà inoltre il riconoscimento del certificato a livello europeo tra gli Stati. La lettera del governo greco sarà utile per aprire la discussione, ma occorre garantire l’efficacia delle regole di Schengen sulla libera circolazione in Europa”.

Sulla faccenda la Commissione vuole evitare che un ipotetico passaporto metta in atto pratiche ingiuste. Lo ha ribadito il commissario alle relazioni istituzionali Maroš Šefčovič, che ha evidenziato quanto sia prioritaria la condivisione dei dati sui vaccini per la valutazione dell’efficacia della vaccinazione a livello europea, prima ancora che per un eventuale futuro certificato. “Abbiamo bisogno prima di tutto di raccogliere e registrare i dati sui vaccini, nel rispetto di tutti i dati sulla privacy. Nel caso di un eventuale passaporto vaccinale, poi, dobbiamo evitare pratiche discriminatorie, perché molte persone non possono vaccinarsi per motivi di salute. Si potrebbe pensare di prevedere per loro l’esito di un test negativo in alternativa al certificato”.

Al Parlamento europeo il portavoce del Partito popolare ha spiegato oggi che il suo gruppo “è a favore del passaporto” e che ne sosterrà l’introduzione.