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Coronavirus, in soli otto mesi del 2020 quasi 300 mila morti in più rispetto alla media UE 2016/19

Coronavirus, in soli otto mesi del 2020 quasi 300 mila morti in più rispetto alla media UE 2016/19

Secondo i dati Eurostat, nel periodo da marzo a ottobre la pandemia ha inciso in maniera significativa. Attesi i dati di novembre dell'Italia per avere la panoramica completa dell'inizio della seconda ondata

Bruxelles – Ora arrivano i dati a tracciare il bilancio di un 2020 disastroso a livello sanitario. Tra marzo e ottobre dello scorso anno la pandemia Covid-19 in Europa ha portato a un aumento di quasi 300 mila morti rispetto alla media degli anni precedenti. Il bilancio di Eurostat è impietoso: l’indicatore della mortalità in eccesso rispetto al 2016/2019 (l’aumento del numero totale di decessi per qualsiasi causa) negli otto mesi centrali dello scorso anno ha conosciuto un livello mai visto prima, proprio in corrispondenza delle fasi più acute della pandemia in primavera e in autunno. Senza considerare l’ondata tra novembre e dicembre, per cui sono ancora attesi i dati da tutti gli Stati membri.

Il valore della mortalità in eccesso viene espresso come percentuale dei decessi aggiuntivi nel 2020 rispetto al periodo di riferimento 2016/2019. Dopo i mesi di gennaio e febbraio in cui è stata registrata una percentuale negativa (meno morti rispetto alla media), il primo incremento è stato a marzo, in corrispondenza dello scoppio della pandemia di Coronavirus. Mentre la media europea si attestava sul +13,6 per cento, l’Italia ha registrato un aumento del 49,2 per cento. Il picco di decessi aggiuntivi in Europa è arrivato ad aprile (+24,9 per cento), mentre in Italia la curva ha iniziato a calare, fino ad allinearsi nuovamente con la media dei Ventisette a fine maggio (+3 punti percentuali).

Dopo il picco nei primi tre mesi di pandemia, durante l’estate nell’Unione Europea l’incremento di decessi è stato più contenuto (attorno ai 2 punti percentuali). A giugno l’Italia, per la prima volta, è tornata sotto i livelli del 2016/2019. Tra agosto e settembre il trend è si è invertito di nuovo in occasione dell’inizio della seconda ondata di pandemia, fino a raggiungere un nuovo picco sul continente del +17,1 per cento (13,1 in Italia) nel mese di ottobre. Il bilancio, da marzo, è di circa 297.500 decessi in più rispetto allo stesso periodo del 2016-2019 e i primi dati di novembre rilasciati da quasi tutti i Paesi membri mostrano che l’indicatore è ulteriormente aumentato.

Nonostante sia discutibile il modo di comparare i dati direttamente associabili al Covid-19, a causa di diverse regole di classificazione delle malattie, cause di morte e problemi di copertura, questo indicatore fornisce invece una misura generale dell’impatto sulla mortalità della pandemia. Includendo tutte le morti a prescindere dalle loro cause, l’indicatore di mortalità in eccesso si basa sulla raccolta di dati sui decessi settimanali che gli istituti nazionali di statistica trasmettono a Eurostat su base volontaria.

Incremento della mortalità in eccesso a marzo 2020 (Eurostat)

Per quanto riguarda l’ultima analisi europea, i dati per i singoli Paesi dimostrano che i picchi di decessi sono stati raggiunti in diversi mesi e con intensità variabileDurante il primo, tra marzo e aprile 2020, tre Paesi hanno superato il 50 per cento di mortalità in eccesso: Spagna (+78,9), Belgio (+73,9) e Paesi Bassi (+53,6). Altri tre membri UE hanno superato l’aumento del 35 per cento ad aprile: Italia (+41,2, nonostante a marzo avesse registrato un +49,2), Svezia (+38,3) e Francia (+36,4). Altri Paesi hanno conosciuto il primo picco in mesi diversi, come Cipro (+22,7 a maggio), Slovenia (+9 a giugno) e Portogallo (+25,3 a luglio).

Incremento della mortalità in eccesso a ottobre 2020 (Eurostat)

Durante il periodo di relativa stabilità estiva, il Belgio ha visto un calo delle morti in eccesso del 6,7 per cento e l’Olanda del 2,5 nel mese di luglio. Dopo la tregua si è verificato un secondo forte aumento nella maggior parte degli Stati membri, anche in quelli non interessati in maniera significativa dal picco primaverile. A partire da settembre la ripresa si è fatto più forte e generalizzata, con nuovi aumenti in Repubblica Ceca (+53 per cento), Polonia (+45,1) e Slovenia (+29,8). In attesa di avere il quadro completo per il mese di novembre, i tassi dei Paesi che hanno già fornito i propri dati sono tutt’altro che incoraggianti. L’incremento a novembre sfiora quasi il 100 per cento in Polonia (+97,2), Bulgaria (+94,5), e Slovenia (+91,4), mentre molti altri sono di nuovo sopra il 50 per cento: dalla Repubblica Ceca (+75,6) all’Ungheria (+53,4), fino ad arrivare a Belgio (+58,8) e Svizzera (+64). In Italia a ottobre l’incremento è salito al 13,1 per cento, ma non sono ancora stati forniti i dati del picco iniziato a novembre.

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