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Draghi una buona notizia per l'UE, che ora attende governo pro-europeo

Draghi una buona notizia per l'UE, che ora attende governo pro-europeo

Entusiasmo per l'incarico conferito all'ex presidente della BCE, ma si attendono gli sviluppi del processo in corso. Von der Leyen: "Alla BCE è stato straordinario". Sassoli: "Fondamentale che venga rafforzato con il contributo della forza politica di maggioranza relativa in Parlamento"

Bruxelles – Nel momento più delicato la scelta più oculata. L’Unione europea saluta Mario Draghi e la decisione del presidente della Repubblica di indicarlo come traghettatore del Paese in questa fase cruciale per la risposta alla crisi economica prodotta dalla pandemia di Coronavirus. L’indicazione del capo dello Stato per l’uomo considerato come il salvatore della patria e di eurolandia durante la crisi dell’euro, e l’accettazione dell’incarico da parte di quest’ultimo è un segnale che dà fiducia all’Europa, che reagisce con contentezza. E non potrebbe essere diversamente.

“Alla Bce ha svolto un ruolo straordinario e di questo ne sono tutti consapevoli. Non solo in Italia”, dice in un’intervista ad alcuni media europei, tra i quali La Stampa, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

“Non è una sorpresa che Mario Draghi è rispettato qui nell’Unione europea”, dice Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione Ue responsabile per la promozione dello stile di vita europeo. Quanto fatto durante la crisi finanziaria gli ha conferito credibilità e autorevolezza. Nel momento del bisogno, ha saputo assumersi il coraggio delle scelte senza precedenti, per fare “tutto quanto necessario” per preservare l’euro. Ben venga dunque Mario Draghi. “Spetta all’Italia e alle sue istituzioni decidere”, ricorda Schinas, che dopotutto riconosce la delicatezza del momento politico e sceglie la cautela. C’è un nome, ma non ancora una squadra di governo, e quindi a Bruxelles prevale l’attesa.

Un pensiero non può però non andare al Colle, dove si sta cercando in tutti i modi di evitare un voto anticipati che creerebbe non pochi grattacapi all’Italia e all’Unione nel momento di riaccendere i motori della produttività e della crescita. Allora “grazie presidente!”, twitta il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni, rivolgendosi a Mattarella e commentando in modo sintetico ma significativo la scelta di Draghi per il dopo-Conte. Un ringraziamento anche per gli effetti che questa mossa ha prodotto sulle piazze affari, euforiche per le prospettive dell’arrivo di ‘supermario’.

Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, parla direttamente ai pentastellati: “Una stagione elettorale e di instabilità politica sarebbe disastrosa per gli italiani. Dopo i tanti sforzi fatti e l’autorevolezza guadagnata in Europa penso che anche il Movimento 5stelle non rinuncerà a contribuire a sostenere l’impegno del presidente incaricato Mario Draghi”. Sassoli, esponente del PD ritiene che “il legame fra Italia e Unione Europea è tornato nel binario giusto ed è fondamentale venga rafforzato con il contributo della forza politica di maggioranza relativa in Parlamento“.

Se i mercati esultano e fanno festa, la politica europea invece è euforica quanto basta. La capogruppo dei socialdemocratici in Parlamento Ue, la spagnola Iratxe Garcia Peres, riconosce che il nome è una garanzia, ma adesso manca il resto. “Mi auguro che Mario Draghi trovi una maggioranza parlamentare pro-europea per formare un governo in grado di mantenere l’Italia fortemente agganciata all’Europa e alla condivisione delle priorità europee per la ripresa, proseguendo il lavoro già intrapreso dal precedente governo”.

La socialista spagnola è quella che per prima mette in evidenze il vero nodo, quello dell’agenda politica. Serve una squadra euro-convinta, disposta a continuare lungo il solco dell’operato di Giuseppe Conte e capace di contare di una maggioranza parlamentare vera. Su alleanze alle Camere e squadra di governo è tutto da vedere. Non è un mistero che piace la figura di Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia dal curriculum europeo, conoscitore della materia, votato all’Ue, e persona che in molti, non solo tra le fila del centro-sinistra europeo, gradirebbero confermata. Ma qui nessuno esce allo scoperto, e dunque si attende.

I liberali europei mandano avanti Sandro Gozi che, a nome del gruppo dove trova spazio il partito del presidente francese Emmanuel Macron, saluta con favore il possibile arrivo di Draghi. “E’ un’ottima scelta per l’Italia e per l’Europa”. Si attende solo che prenda posto.

Silenzio, invece, tra i deputati europei di Fratelli d’Italia e della Lega. Per loro il nome di Draghi resta più difficile da digerire. In questo momento i sondaggi vedono i due partiti veleggiare a tutta forza, e rinviare il voto non giova alle due formazioni.  Il leghisti Marco Zanni (presidente del gruppo ID) e Marco Campomenosi (capo delegazione Lega) non ne fanno mistero. “La via maestra, per noi, è sempre stata e resta il voto: in Italia la sovranità spetta al popolo, in tutto il mondo si è votato e si vota in totale sicurezza, non vediamo perché solo in Italia questo rappresenti un problema”.

Per di più in Europa le due delegazioni hanno deciso di non sostenere l’accordo per l’attivazione del recovery fund per le condizionalità sottostanti all’insegna di un’austerità ritenuta eccessiva. Ma Draghi ha guidato la Bce quando si è trattato di salvare la Grecia con una cura lacrime e sangue. Sostenere uno dei capi della Troika che fu diventa allora complicato da spiegare alla propria base.

Dilemmi analoghi accompagnano la delegazione del Movimento 5 Stelle. A Bruxelles sentiti ringraziamenti a Giuseppe Conte, per “averci visto nuovamente grandi protagonisti sui tavoli internazionali che ci hanno visto nuovamente, ed era ora, grandi protagonisti”, come dimostra la dota che lascia al Paese. “Senza Conte l’Italia oggi non avrebbe 209 miliardi di Recovery Fund da gestire”. Oltre ai ringraziamenti di rito, però, nessuna parola per chi sembra destinato a subentrare alla guida di palazzo Chigi.

A proposito di recovey fund, “la ripresa non è soltanto riportare i livelli del Pil ai livelli pre-crisi”, ricorda la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Certo, è importante. Ma non è che un elemento” del rilancio. Accanto a questo “serve una ripresa della creazione di posti di lavoro”, dice intervenendo alla conferenza dei sindacati europei. Le politiche per l’occupazione sono competenza degli Stati membri, e quindi dei governi nazionali. Un messaggio allora indirizzato all’Italia: bene Draghi, ma ora serve un governo, e in fretta.

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