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Riconoscimento facciale, polizia svedese multata per uso illegale della tecnologia

Riconoscimento facciale, polizia svedese multata per uso illegale della tecnologia

Il garante nazionale della privacy non ha dubbi: le forze dell'ordine hanno elaborato dati biometrici senza una valutazione d'impatto sulla tecnologia Clearview AI, su cui il Comitato europeo per la Protezione dei Dati ha già espresso dubbi

Bruxelles – La polizia svedese è stata riconosciuta colpevole dall’Autorità nazionale per la protezione della privacy per aver utilizzato in maniera illegale la tecnologia di riconoscimento facciale sviluppata dall’azienda statunitense Clearview AI. Per questo motivo è stata inflitta una multa di 2,5 milioni di corone svedesi (circa 250 mila euro), ma più della multa a destare clamore è la vicenda in sé, ossia l’abuso delle nuove tecnologie.

Con l’inchiesta del regolatore svedese è stato stabilito che “la polizia non ha attuato misure organizzative sufficienti per garantire ed essere in grado di dimostrare che il trattamento dei dati personali è stato effettuato in conformità con il Criminal Data Act”, si legge nella dichiarazione. Ma soprattutto, “la polizia ha elaborato illegalmente dati biometrici per il riconoscimento facciale e non è riuscita a condurre una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati che questo caso di trattamento richiederebbe”.

La tecnologia utilizzata è quella di Clearview AI, che permette di collegare le immagini del viso di una singola persona a un database di oltre tre miliardi di immagini estratte dai social media e da altre fonti online. A questo punto la polizia “è tenuta a informare gli interessati, i cui dati sono stati comunicati a Clearview AI” e a “garantire, per quanto possibile, che tutti i dati personali trasferiti vengano cancellati”.

Nel giugno dello scorso anno il Comitato europeo per la Protezione dei Dati (EDPB), l’organismo europeo indipendente che vigila sull’applicazione del Regolamento generale sulla Protezione dei Dati (GPDR), in risposta a un’interrogazione del Parlamento Europeo aveva espresso dubbi circa la legalità dell’utilizzo della tecnologia Clearview AI sul territorio comunitario. “Allo stato attuale e fatte salve eventuali indagini future o in sospeso”, si legge nel comunicato, “l’uso di un servizio come Clearview AI da parte delle autorità di contrasto nell’Unione Europea sarebbe, così com’è, probabilmente non coerente con il Regime di protezione dei dati dell’UE“.