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Tornano a crescere i rifiuti urbani nell'Ue, ma sono in aumento anche quelli riciclati

Tornano a crescere i rifiuti urbani nell'Ue, ma sono in aumento anche quelli riciclati

Sempre meno rifiuti finiscono nelle discariche per essere smaltiti. Italia poco sotto la media europea con 499 kg di rifiuti urbani all'anno pro capite prodotti nel 2019. I dati Eurostat

Bruxelles – Torna a crescere la quantità di rifiuti urbani nell’Ue, ma aumenta anche il riciclo e sempre meno rifiuti finiscono in discarica per essere smaltiti. Lo dicono i dati Eurostat sui rifiuti urbani prodotti nell’Ue pubblicati oggi (16 febbraio). Quasi 225 milioni di tonnellate di rifiuti urbani sono stati generati in Europa nel 2019, ovvero mezza tonnellata all’anno pro capite. Un dato, spiega Eurostat, in aumento rispetto al 2018 (495 kg per persona).

Nonostante gli sforzi compiuti tanto a livello nazionale quanto a livello di Istituzioni europee, la quantità di rifiuti prodotti nel Continente continua a essere massiccia e non diminuisce quanto dovrebbe. L’aumento sull’anno precedente è trainato dalla Danimarca che ha generato la maggior parte dei rifiuti urbani pro capite (844 kg). L’Italia è sotto la media dell’Ue con 499 kg di rifiuti urbani l’anno, in leggero calo rispetto al 2012 (504 kg).

Si toccano però nuovi massimi sulla quantità di rifiuti riciclati nel Continente: 107 milioni di tonnellate di rifiuti riciclati nell’Ue nel 2019, circa 239 kg a persona, quasi triplicati dai 37 milioni di tonnellate (87 kg a persona) che l’Ue registrava nel 1995Di buono c’è anche che stanno diminuendo i rifiuti urbani che finiscono nelle discariche per lo smaltimento, dove il materiale organico di cui sono composti si decompone e produce gas nocivi per il clima e l’ambiente. La quantità è più che dimezzata da 121 milioni di tonnellate (286 kg a persona) nel 1995 a 54 milioni di tonnellate (120 kg a persona) nel 2019.

Di contro, invece, Eurostat mette in evidenza quanto stiano aumentando i rifiuti urbani che finiscono negli inceneritori, uno dei metodi di smaltimento rifiuti più controversi perché prevede la combustione dei rifiuti con conseguente dispersione di calore nell’ambiente se non viene associato a tecniche di recupero energetico. In quest’ultimo caso, l’energia creata nel processo di combustione viene sfruttata per il riutilizzo, ad esempio per la generazione di altra energia, mentre l’incenerimento senza recupero di energia significa che il calore generato dalla combustione viene solo disperso nell’ambiente contribuendo all’innalzamento delle temperature. Dal 1995 la quantità di rifiuti urbani inceneriti nell’UE è raddoppiata da 30 milioni di tonnellate (70 kg per persona) a 60 milioni di tonnellate (134 kg per persona) nel 2019, ma l’Eurostat non fa una distinzione tra incenerimento con o senza recupero di energia.

Dimezzare la produzione di rifiuti – soprattutto quelli urbani – entro il 2030, aumentare la quantità di rifiuti riciclati, ridurre la quota di esportazioni di rifiuti nei Paesi extra-UE sono alcuni degli obiettivi ambientali fissati dalla Commissione europea nel quadro del suo Green Deal e del suo Piano d’Azione specifico per l’economia circolare, che punta nei prossimi anni anche a lanciare un modello unico e armonizzato per la raccolta differenziata in tutta Europa. I rifiuti sono il quarto settore da cui provengono le emissioni di gas a effetto serra e rappresentano circa il 3 per cento delle emissioni totali prodotte nell’UE (dato aggiornato al 2017). Tra il 1995 e il 2017 le emissioni di gas provenienti dai rifiuti in Europa sono già diminuite del 42 per cento, ma molto si può fare intervenendo su come i rifiuti vengono trattati per essere smaltiti.