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COVID, Astrazeneca al Parlamento Ue:

COVID, Astrazeneca al Parlamento Ue: "Fiduciosi in un aumento della produzione nel secondo trimestre"

Il CEO della farmaceutica anglosvedese, Pascal Soriot, in audizione all'Eurocamera conferma l'impegno per 40 milioni di dosi all'Ue entro marzo, e spera in un aumento della capacità per consegnare 180 milioni a partire dal secondo trimestre

Bruxelles – Astrazeneca spera di riuscire ad aumentare la produzione del suo vaccino COVID-19 nel secondo trimestre e non deludere il programma delle forniture per l’Unione europea dopo i tagli annunciati per i primi tre mesi dell’anno. “Stiamo lavorando a tempo pieno per incrementare la capacità per non deludere le attese per il secondo trimestre”, assicura Pascal Soriot, amministratore delegato della farmaceutica AstraZeneca, in audizione al Parlamento Europeo nelle commissioni riunite per l’Ambiente e la Salute (ENVI) e per l’Industria (ITRE). Conferma l’impegno per 40 milioni di dosi all’Ue nel primo trimestre 2021, per riuscire a vaccinare il 10 per cento della popolazione europea (quasi 450 milioni di persone). L’impegno di 40 milioni di dosi era già stato annunciato dalla farmaceutica anglo-svedese, ma si tratta già della metà di quelle previste inizialmente da contratto con l’Unione Europea, ovvero 80 milioni per i primi tre mesi.

Ma nonostante le numerose richieste dei deputati, non dà un quadro preciso di quante dosi arriveranno all’Unione Europea a partire dal secondo trimestre del 2021, e assicura solo l’impegno ad aumentare la produzione. Da contratto con Bruxelles, dovrebbero essere 180 milioni di dosi nel secondo trimestre, anche se Reuters due giorni fa ha riferito citando fonti dell’Ue che la società farmaceutica non è sicura di essere in grado di raggiungere l’obiettivo stabilito e si parla di nuovi tagli al 50 per cento. In Parlamento, Soriot di fatto non smentisce né conferma, ma dice solo che la società sta facendo di tutto per aumentare la capacità di produzione e migliorare la resa, con solo un mese di tempo davanti per farlo.

Ha esordito dicendosi “deluso” anche lui dal fatto di non aver potuto soddisfare l’impegno per il primo trimestre, ma il problema è stato proprio nella resa della produzione del vaccino che l’azienda pensava fosse più alta. Anche l’aumento della capacità di produzione non è cosa da poco, “richiede tempo, bisogna insegnare come si produce”, dice insistendo sulla necessità “di prendere familiarità con il processo produttivo. Risponde anche alla questione della condivisione dei brevetti, che secondo Soriot “non rappresenta un problema quando la necessità di un aumento della capacità di produzione”. Per questo l’azienda guarda ad altri siti “che ci aiutino a produrre vaccini e rifornire l’Ue in modo che entro il secondo semestre arriviamo al volume che avevano originariamente previsto di produrre, compreso negli USA”. 

Pascal Soriot, CEO di AstraZeneca, in audizione al Parlamento Europeo

All’audizione erano presenti anche dirigenti di altre case farmaceutiche che fanno parte del portafoglio dei vaccini comprati da Bruxelles, tra cui Moderna e CureVac, ma la maggior parte delle domande degli eurodeputati, comprensibilmente, è stata rivolta a Soriot per cercare di tirarne fuori un quadro più dettagliato del perché l’azienda anglo svedese abbia dovuto sospendere la distribuzione nell’Ue pur continuando a rifornire la Gran Bretagna. 

Sollecitato da una domanda dell’eurodeputata Eshter De Lange del PPE (“AstraZeneca ha stipulato consapevolmente obblighi contrattuali che sapeva di non poter mantenere?”), Soriot ha parlato della differenza del contratto tra Bruxelles e Londra, che secondo molti è all’origine dello stop di fornitura per la prima e non per la seconda. A quanto detto dal Ceo di AstraZeneca, l’Unione Europea non ha finanziato le prime fasi di sviluppo del vaccino Astrazeneca, ma solo la sua produzione, mentre il governo britannico è stato coinvolto molto prima. In sostanza, il contratto della farmaceutica anglo-svedese con Londra è stato siglato molto prima di quello con Bruxelles di maggio 2020. E soprattutto il coinvolgimento finanziario del governo britannico risale a diversi mesi prima, gennaio o febbraio 2020, quando ha iniziato a finanziare gli studi dell’Università di Oxford, partner di AstraZeneca nello sviluppo del vaccino.

Le mezze risposte di Soriot non hanno convinto i deputati. Il presidente della commissione ENVI, Pascal Canfin, scrive poco dopo la fine dell’audizione che Soriot non “ha potuto confermare questo pomeriggio dinanzi al Parlamento europeo che onorerà la prevista consegna di 180 milioni di dosi in Europa nella seconda metà dell’anno. Se così fosse, sono da attendersi nuove tensioni con il laboratorio”.

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