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    Home » Cronaca » Equa distribuzione dei vaccini, per Medici Senza Frontiere un “fallimento morale catastrofico”

    Equa distribuzione dei vaccini, per Medici Senza Frontiere un “fallimento morale catastrofico”

    Per il responsabile della Ong Dimitri Eynikel il sistema COVAX non è sufficiente. E accusa la Commissione europea di voltafaccia: "A giugno 2020 si parlava del siero come bene comune, ora l'Unione Europea punta a diventare il principale produttore al mondo"

    Gianluca Martucci</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@GianMartucci" target="_blank">@GianMartucci</a> di Gianluca Martucci @GianMartucci
    16 Marzo 2021
    in Cronaca
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    Bruxelles – Una risposta globale al momento insufficiente. Il verdetto della ONG Medici Senza Frontiere (MSF) sullo stato della distribuzione dei vaccini anti COVID smentisce i buoni propositi avanzati dai Paesi ad alto reddito a favore di un equo accesso alle dosi nel mondo.

    “È giusto aspettare ancora qualche mese per tracciare un primo bilancio, ma la disparità planetaria è evidente a livello di vaccini attualmente”, ha affermato ai componenti della Commissione del Parlamento europeo per lo Sviluppo (DEVE) Dimitri Eynikel, Coordinatore della squadra di MSF che si occupa della campagna per garantire l’accesso ai medicinali essenziali.

    Eynikel, che concorda con quanti considerano l’impegno dei Paesi più ricchi sul fronte dell’equa distribuzione dei vaccini “un fallimento morale catastrofico”, ha richiamato all’attenzione alcuni dati. Fino a oggi i Paesi ad alto reddito, che rappresentano il 20 per cento della popolazione hanno ricevuto 250 milioni di dosi, invece all’80 per cento della popolazione residente in Paesi a medio e basso reddito sono state consegnate solo 230 milioni di dosi. La situazione non migliora se si guarda a COVAX, l’iniziativa lanciata dalle Nazioni Unite che si propone di distribuire gratuitamente a 92 Paesi a medio e basso reddito almeno 2 miliardi di dosi di vaccino entro la fine del 2021. Nell’ambito di questo schema 28 Paesi hanno ricevuto 30 milioni di dosi. “Rappresenta senza dubbio un rischio per la tabella di marcia di cui COVAX si è dotato per garantire l’equità nella distribuzione dei vaccini, ma anche un pericolo sanitario che lascia spazio all’insorgenza di varianti più resistenti ai vaccini già sviluppati”.

    Nelle critiche rivolte dal relatore non è esclusa la Commissione europea. “All’inizio della pandemia si sapeva che ci sarebbero stati problemi con l’approvvigionamento dei vaccini per alcuni Paesi del mondo, ma il meccanismo di condivisione annunciato a gennaio non è ancora entrato in funzione”, ha continuato Eynikel. Ma Medici Senza Frontiere non ha gradito il voltafaccia di Bruxelles sulle priorità da inseguire. “A giugno 2020 il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel si è lanciato in dichiarazioni ambiziose sul trattamento dei vaccini come bene comune e sull’accesso da garantire ai Paesi a basso e medio reddito. Ora lui stesso ha indicato come un bisogno irrinunciabile quello di rendere l’Unione Europea il principale produttore di vaccini al mondo”. Un obiettivo considerato irrealizzabile secondo l’esperto, che ha mostrato come i Paesi asiatici attualmente abbiano una capacità produttiva tre volte superiore rispetto alla portata europea.

    Le disparità nell’accesso ai vaccini si misurano anche nel confronto tra le case farmaceutiche. I sieri sviluppati da Pfizer-BioNTech, da Johnson & Johnson e da Moderna sono stati destinati in gran parte a Paesi a elevato reddito (nel caso di Moderna il 100 per cento è stato consegnato ai Paesi più ricchi). La percentuale di vaccini riservati ai Paesi a medio e basso reddito sale per Astrazeneca (66 per cento considerando le dosi consegnate nello schema COVAX) e raggiunge quasi il totale delle dosi prodotte quando si parla dei sieri sviluppati dalle aziende cinesi Sinovac (92 per cento) e Sinopharm (98,2 per cento) e del vaccino russo Sputnik V (99,4 per cento).

    Percentuale di dosi consegnate ai Paesi ad alto reddito (HICs), ai Paesi a basso e medio reddito (LMICs) e ai 92 Paesi che rientrano nel sistema COVAX rispetto al totale delle dosi prodotte da ciascuna azienda farmaceutica

    Per Eynikel ha prevalso la logica dei grossi contratti bilaterali con le case farmaceutiche, le quali hanno hanno avuto bisogno degli importanti finanziamenti pubblici per conseguire margini di guadagno accettabili. Una condizione difficile da assecondare secondo il responsabile di MSF, dati i bilanci limitati dei Paesi nel Sud del mondo. Inoltre, con i Paesi più ricchi impegnati ad affrontare la mancata consegna delle dosi previste dai contratti, la distribuzione dei vaccini verso i Paesi più svantaggiati ha subito un’ulteriore frenata.

    Tra l’impraticabilità di avviare negoziati con le case farmaceutiche per un ampio acquisto di vaccini e l’efficienza finora limitata dei sistemi globali di distribuzione come COVAX per Medici Senza Frontiere c’è un’unica alternativa. “Bisogna applicare la deroga all’Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale (TRIPs) che permetterebbe il trasferimento delle conoscenze e delle licenze per la produzione locale dei vaccini nel Sud del mondo”. La sola sospensione dei diritti sui brevetti non basterebbe, dice Eynikel: “Bisognerebbe essere più coraggiosi e richiedere alle aziende di condividere anche le tecnologie utili per la produzione dei vaccini per assicurare a questi Paesi la produzione di vaccini anche nel lungo periodo”.

    Sulla questione però la Commissione si è espressa in senso contrario insieme ai 27 Stati membri durante la discussione svoltasi la scorsa settimana in sede di Organizzazione Mondiale del Commercio. Un orientamento contrario sarebbe stato per l’Unione Europea controproducente rispetto alla necessità di aumentare la capacità produttiva di vaccini. Ma per MSF non è la scelta giusta. “Bisogna andare oltre l’ambizione europea sui vaccini, garantire una produzione globale e soprattutto decentralizzata, per permettere ai Paesi a medio e basso reddito di rendersi indipendenti dal Nord nella produzione delle dosi”.

    Tags: astrazenecabiontech-pfizerbrevetticovaxCovid 19Dimitri Eynikelequa distribuzione dei vacciniMedici Senza FrontiereModernapaesi medio e basso redditoparlamento europeoSinopharmSinovacsputnik vtripsvaccini

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