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Investire in fretta e bene, ecco come e dove: dall'Europa le ultime indicazioni agli Stati per la ripresa
[foto: Comitato economico e sociale europeo]

Investire in fretta e bene, ecco come e dove: dall'Europa le ultime indicazioni agli Stati per la ripresa

Dalla Commissione europea e dalla BCE chiarimenti su come utilizzare le risorse del meccanismo di rilancio per piani nazionali e programma di investimenti strategici. Gentiloni: "E' il momento di guardare a velocità e a qualità della ripresa"

Bruxelles – Si è ancora lontani dallo sconfiggere la pandemia. Permangono incertezze per possibili ricadute di breve periodo, il che vuol dire che per almeno i prossimi tre anni non si procederà a vele spiegate. Ecco perché non bisogna perdere tempo e rimettere in moto l’economia. Investimenti, attraverso i piani nazionali per la ripresa, che dovranno saper sbloccare tutte le risorse di Next Generation EU (NGEU) il meccanismo che contiene anche il Recovery Fund.

“A un anno dall’inizio della pandemia, stiamo ancora combattendo il virus e questa è la nostra priorità numero uno. Ma è anche il momento di guardare alla velocità e alla qualità della ripresa“, scandisce Paolo Gentiloni. “Il principale motore di questa ripresa saranno gli investimenti”, sottolinea il commissario per l’Economia, che richiama l’attenzione su un altro contenitore di NGEU, InvestEU. E’ il programma a sostegno degli investimenti strategici, che raccoglie l’eredità del piano Juncker. Finanziato da meccanismo per la ripresa (5,6 miliardi) e bilancio plurienniale dell’UE (20,4 miliardi), “grazie a una garanzia di 26 miliardi di euro, prevediamo di mobilitare oltre 372 miliardi di euro per sostenere gli investimenti nelle principali priorità politiche dell’UE“.

Fondi da investire subito. Onde evitare che gli Stati tergiversino, Bruxelles dà indicazioni utili per la spesa di tutte queste risorse. “Intendiamo sostenere investimenti strategici in infrastrutture di importanza critica“, dice Gentiloni ai governi nazionali. Si tratta di tutto ciò ritenuto di imprescindibile nei settori settori dell’energia, dei trasporti (compreso il trasporto ferroviario di merci), dell’ambiente, della salute, della comunicazione digitale sicura (5G, Internet delle cose, piattaforme di servizi online, cloud computing sicuro, dati elaborazione o archiviazione, pagamenti e infrastrutture finanziarie), e ancora aerospazio, difesa, comunicazioni, media, istruzione e formazione, nonché terreni e immobili cruciali per l’uso di tali infrastrutture critiche.

La lista delle cose da fare solo con i soldi di InvestEU è ampia, e ancora di più lo è quella del più vasto meccanismo di rilancio. Per questo bisogna attivarsi già da ora. “Il Recovery Fund deve iniziare a erogare risorse quanto prima, senza perdite di tempo”, il monito di Valdis Dombrovskis, intervenuto alla sessione plenaria del Comitato europeo delle regioni. Qui il vcepresidente esecutivo della Commissione UE avverte gli amministratori locali a lavorare bene: devono essere coinvolti nel processo di definizione delle strategie nazionali, e una volta attivata la linea di credito del fondo per la ripresa “i soldi devono essere ben spesi“. Vuol dire dar vita a politiche e misure atte a “sostenere il nostro potenziale di crescita per molti anni a venire”.

Insieme agli aspetti economici, verdi e digitali, “i piani dovrebbero contenere un forte elemento sociale, il tutto in linea con le raccomandazioni specifiche per paese individuate nel semestre europeo”. Da Dombrovskis e dall’UE altre indicazioni agli Stati su come agire. Sono le capitali a dover sviluppare le linee d’azione utili alla ripresa, ma l’Europa ricopre il ruolo di suggeritore, al fine di avere la garanzia che la strategia europea di rilancio non si riveli un flop di qui a qualche anno.

Agire in fretta sì, ma senza correre il rischio di cadere nella dimostrazione pratica del proverbio che lega fretta a scarsi risultati finali. Ecco allora un pro-memoria per Regioni ed enti locali, che arriva dalla commissaria Kadris Simson. “Dal punto di vista energetico, gli edifici sono la principale fonte singola di emissioni di gas a effetto serra nell’UE”, premette la responsabile per l’Energia del team von der Leyen nel corso del suo intervento alla sessione plenaria del Comitato europeo delle regioni . “Con circa l’80% del patrimonio edilizio dell’UE che necessita di un ammodernamento per raggiungere i nostri obiettivi di sostenibilità per il 2050, c’è molto lavoro da fare“.

Vuol dire che la pubblica amministrazione deve avere sedi sostenibili. Si deve investire a livello locale sulla ristrutturazione eco-friendly. “Le autorità locali e regionali danno l’esempio  con i loro edifici amministrativi, scuole e ospedali”. Sono loro il motore alla base della strategia europea per la ristrutturazione, che intende raddoppiare i tassi annui di ristrutturazioni energetiche nei prossimi dieci anni. Un’opportunità di lavoro, un modo per ripartire. E un altro compito per gli Stati membri.

Le indicazioni su come agire non mancano. Ora è tempo di agire. Torna a ripeterlo anche Christine Lagarde. “Attuare senza procrastinare” è la strada da percorrere e la parola d’ordine per tutti, enfatizza la presidente della Banca centrale europea in occasione del dialogo economico con il Parlamento europeo. “Ciò che è stato deciso nel 2020 è stato un passo avanti e deve essere tradotto in pratica”, dice riferendosi al meccanismo per la ripresa con il suo speciale fondo per il rilancio. Ora “Next Generation EU deve diventare operativo senza indugio”, ma come si deve.

Anche la numero uno dell’Eurotower ricorda ai governi cosa serve per una ripresa vera e robusta. Servono piani nazionali “ben progettati”, che includano “politiche strutturali volte a migliorare la produttività per affrontare le debolezze di lunga data e accelerare le transizioni verdi e digitali”.

Sbagliare adesso appare davvero difficile. Da ogni parte giungono suggerimenti, su come agire e su dove intervenire. Si tratta a questo punto solo di sbrigare le ultime formalità e di partire. L’Europa esorta i Ventisette membri del club a farlo prima che sia troppo tardi.