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    Home » Cronaca » Vaccini, leader UE confermano la distribuzione delle dosi pro rata. Impegno per aumentare capacità e produzione

    Vaccini, leader UE confermano la distribuzione delle dosi pro rata. Impegno per aumentare capacità e produzione

    Al Consiglio europeo in videoconferenza gli Stati si impegnano ad aumentare in "maniera sostanziale" produzione, capacità e somministrazione, per accelerare le vaccinazioni. Solo il 4,1 per cento degli europei è già vaccinato con doppia dose. "La situazione epidemiologica rimane grave", avverte la presidente della Commissione von der Leyen

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    26 Marzo 2021
    in Cronaca
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    Bruxelles – Aumentare in “maniera sostanziale” produzione, capacità e somministrazione: la parola d’ordine è andare più veloce con le vaccinazioni nelle prossime settimane, soprattutto a partire dal secondo trimestre quando l’UE prevede di avere più dosi di vaccini contro il COVID-19 di quelle ricevute nel primo. È quanto scrivono i capi di Stato e governo nelle conclusioni del Vertice europeo in videoconferenza che si è tenuto e concluso imprevedibilmente giovedì 25 marzo sera (era prevista inizialmente una due-giorni).

    Un vertice “difficile”, riassume il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, al termine dei lavori. Difficile perché scivolosi erano gli argomenti da trattare, soprattutto se davanti a uno schermo e non in persona. Come ormai da un anno a questa parte, la pandemia slitta in cima ai lavori e alle preoccupazioni dei leader che si impegnano “ad accelerare la produzione, la consegna e la diffusione dei vaccini perché rimane essenziale e urgente per superare la crisi”, messi di fronte a una situazione epidemiologica ancora grave in Europa soprattutto a causa delle varianti del virus. Ma i nodi da sciogliere erano diversi: modalità di redistribuzione delle dosi, disimpegno delle case farmaceutiche, stretta sull’export dei vaccini e il Certificato verde vaccinale per tornare a viaggiare. 

    Distribuzione pro rata

    Nelle conclusioni si legge che gli Stati hanno confermato che “la chiave della ripartizione delle dosi (di vaccino, ndr) è in base alla popolazione”, ovvero il sistema iniziale pro rata. I leader dei paesi membri si sono trovati a risolvere una controversia interna sollevata dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz che nei giorni scorsi ha criticato la distribuzione di vaccini, sollevando anche il dubbio che alcuni Paesi stessero ricevendo più dosi di quante gliene spettassero.

    Vienna si è messa alla testa di una coalizione di sei Paesi per chiedere un meccanismo di correzione e in particolare per sfruttare a proprio vantaggio i 10 milioni di dosi aggiuntive del vaccino Pfizer-BioNTech anticipate al secondo trimestre. In realtà, l’Austria come gli altri cinque Paesi si è concentrata nelle fasi iniziali sull’acquisto del vaccino di AstraZeneca – che finora ha fatto più tagli di tutti – invece di diversificare il proprio portafoglio e di disporre di tutte le dosi a cui avevano diritto dalle altre case farmaceutiche, e ora si trova ad andare più a rilento rispetto agli altri Paesi. I leader non hanno trovato un accordo diverso per la redistribuzione dei vaccini, ma confermano la distribuzione pro rata in base proporzionale alla popolazione. Nell’ottica di discutere a livello di rappresentanti permanenti (nel COREPER) della distribuzione dei 10 milioni Biontech-Pfizer con modalità “di solidarietà” verso gli altri Paesi.

    Vaccini, a che punto siamo

    Ursula von der Leyen

    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha fatto un punto ai capi di Stato e governo sullo status delle vaccinazioni nel Continente, molto più deludente rispetto alle aspettative iniziali. Si contano 18 milioni di vaccinati (con doppia dose) su una popolazione complessiva di oltre 446 milioni di individui, poco più del 4 per cento. Ma la Commissione non nasconde che gran parte dei problemi derivano dal disimpegno di una sola casa farmaceutica nella consegna delle dosi, AstraZeneca, che nel primo trimestre avrebbe dovuto consegnare 90 milioni di dosi ma ne ha distribuite solo 30 milioni. Le immagini della Commissione hanno anche mostrato che nel primo trimestre all’UE arriveranno poco più di 100 milioni di dosi: 66 milioni di dosi da BioNTech / Pfizer, 10 milioni da Moderna e 30 milioni da AstraZeneca. Ecco spiegato perché dopo tre mesi dall’inizio della campagna di vaccinazione abbiamo meno del 5 per cento delle persone immunizzate.

    I have presented to EU leaders the state of play on:

    Vaccines delivery & vaccination in the EU
    Expectations regarding deliveries in the 2nd quarter
    Exports of vaccines from the EU to the rest of the world

    Together we will ensure that Europeans get their fair share of vaccines. pic.twitter.com/8KCoK9ywU2

    — Ursula von der Leyen (@vonderleyen) March 25, 2021

    L’UE è ottimista che il secondo trimestre andrà meglio e rimane convinta dell’obiettivo di vaccinare il 70 per cento della popolazione adulta entro estate. BioNTech-Pfizer e Moderna si sono dimostrati “alleati affidabili con le consegne delle dosi” e Bruxelles spera nell’arrivo entro il mese di aprile delle dosi del vaccino Johnson&Johnson che potrà essere somministrato con una sola dose a differenza degli altri. Questo significa 55 milioni di vaccinati tra aprile e giugno con J&J, più 200 milioni in arrivo da BioNTech-Pfizer e 35 milioni da Moderna. Rimane l’incognita AstraZeneca che ha promesso 70 milioni invece degli iniziali 180.

    “Usare le autorizzazioni sulle esportazioni”

    Potremmo andare molto più veloce se “tutte le compagnie avessero consegnato come da calendario”, commenta von der Leyen. Chiara allusione all’atteggiamento di AstraZeneca, che ha spinto anche l’Esecutivo comunitario a rafforzare il meccanismo di controllo sulle esportazioni, altro tema caldo sul tavolo del Vertice. “Vogliamo essere sicuri che le dosi che spettano all’Unione Europea arrivino qui, le compagnie devono onorare i loro impegni contrattuali”, ha ribadito ancora una volta. Le conclusioni del Vertice sottolineano la necessità di “usare le autorizzazioni”, ma nulla di più. I Paesi si sono trovati piuttosto divisi anche su questo, da un lato almeno cinque (Belgio, Paesi Bassi, Irlanda, Svezia e Danimarca) si sono detti contrari a un divieto di esportazione, mentre altri come l’Italia hanno fatto pressing per rafforzare il divieto.

    Secondo il presidente Michel “c’è stato ampio consenso da parte degli Stati membri” sul meccanismo, che non impedirà all’UE di continuare a esportare in Paesi a basso reddito attraverso il sistema globale COVAX. “Vogliamo garantire le catene di approvvigionamento e vogliamo un’economia aperta, ma al tempo stesso vogliamo più trasparenza”, ha detto Michel. I numeri di von der Leyen chiariscono anche che dallo scorso primo dicembre sono state 77 milioni le dosi esportate dall’UE, delle quali 31 milioni consegnati in 54 Paesi nel quadro del COVAX.

    Al tavolo dei leader anche uno scambio di opinioni con il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il primo da quando si è insediato alla Casa Bianca. Clima, digitale, rilancio della partnership transatlantica, ma soprattutto COVID-19. La presenza di Biden al tavolo dei leader non è casuale e secondo von der Leyen UE e USA sono entrambi grandi produttori di vaccini e “abbiamo convenuto che abbiamo un forte interesse a lavorare insieme per mantenere il funzionamento delle catene di approvvigionamento globale e per prepararci già alle prossime sfide che verranno in questa pandemia, in un’area di pandemie”. Bruxelles punta a scongiurare qualunque tipo di guerra sull’export dei vaccini con Washington anche in vista dell’inizio della consegna delle dosi in Europa della statunitense Johnson&Johnson.

    Certificato vaccinale

    I leader lavorano a un approccio comune in modo da riuscire a finalizzare “nelle prossime settimane” la proposta della Commissione per un Certificato verde digitale, ossia una prova della vaccinazione già avvenuta o di un test negativo o ancora della presenza di anticorpi come sintomo di guarigione dalla malattia COVID-19. Il tutto per cercare di facilitare gli spostamenti dentro l’area di libera circolazione Schengen in vista della stagione estiva. Il Parlamento europeo ha dato oggi il via libera alla proposta con procedura accelerata, mentre la presidenza del Portogallo si aspetta un accordo politico entro maggio.

    Tags: astrazenecacharles michelconsiglio europeocoronavirusCovid 19Sebastian Kurzursula von der leyenvaccini coronavirus

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