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Ucraina, il ministro della Difesa Taran al Parlamento UE:

Ucraina, il ministro della Difesa Taran al Parlamento UE: "L'Occidente dimostri alla Russia che siamo uniti e forti"

L'appello durante un confronto con gli eurodeputati della sottocommissione per la Sicurezza e la difesa. Discussa la questione dell'escalation di tensione sul confine orientale del Paese e il coordinamento tra Kiev e Bruxelles: "Ma non provocate Mosca, cerca solo una giustificazione per armarsi"

Bruxelles – La richiesta di Kiev all’Occidente in generale e all’Unione Europea in particolare è chiara: “Dimostrate a Mosca che l’Ucraina non è più sola, ma senza provocazioni. I russi non aspettano altro che una giustificazione per armarsi“. Con queste parole il ministro della Difesa ucraino, Andriy Taran, ha rivolto la sua richiesta di supporto ai deputati della sottocommissione per la Sicurezza e la difesa del Parlamento Europeo, riunitisi oggi per discutere della cooperazione con il Paese e delle possibilità di risposta dell’Europa alla nuova escalation di tensione con la Russia sul confine orientale.

Intervenuto in videoconferenza alla riunione, il ministro della Difesa Taran ha ringraziato i partner occidentali – “e in particolare l’interesse del Parlamento Europeo” – per il sostegno “contro le minacce alla nostra sicurezza nazionale”, portate dalla nuova mobilitazione militare russa sulla frontiera ucraina. “Stanno seguendo la loro vecchia politica imperialista e aggressiva”, ha accusato l’ospite, “e ora tutti sappiamo che non hanno nessuna intenzione di diminuire le loro azioni ostili”. Una linea che viene perseguita anche attraverso la disinformazione attraverso i mass media e una propaganda “cinica”, che riesce a penetrare anche in Ucraina: “Stanno cercando di convincere anche i nostri cittadini che è Kiev a provocare la Russia con azioni aggressive e non viceversa”, ha spiegato il ministro.

Il ministro della Difesa ucraino, Andriy Taran, durante la riunione della sottocommissione per la Sicurezza e la difesa del Parlamento UE (14 aprile 2021)

Presentando un aggiornamento sulla situazione nel Paese, Taran ha snocciolato i numeri della presenza russa ai confini e sul territorio ucraino. “Nel nord-est ci sono 56 battaglioni a ridosso della nostra frontiera, per circa 10 mila soldati, in aumento”, mentre “in Crimea si superano i 42 mila uomini armati“, oltre a “basi per attacchi aerei e una flotta nel Mar Nero che può effettuare operazioni anfibie consistenti”. Ma c’è un altro pericolo da cui il ministro della Difesa ucraino ha messo in guardia l’Europa: “Se il Cremlino riuscisse a rendere permanente la sua presenza sul territorio bielorusso, questo aumenterebbe la sua capacità di attacco nel teatro europeo”. Una preoccupazione condivisa dagli eurodeputati, da tempo attenti allo sviluppo delle relazioni tra il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo bielorusso, Aleksander Lukashenko.

Alla luce di queste considerazioni, Taran ha invitato i Paesi membri dell’Unione Europea ad “aumentare la deterrenza e la vigilanza, perché la Russia inizi a rispettare il diritto internazionale“. Ricordando più volte che “i russi non hanno bisogno di ulteriori scuse per prendere le armi, perciò cercate di non provocare una loro risposta armata”. Per l’Ucraina la soluzione rimane “la pace e lo sviluppo della diplomazia”, ma “siamo anche costretti a sviluppare la resilienza dei nostri sistemi di controllo e risposta alle minacce armate”, ha concluso il ministro.

La risposta degli eurodeputati

A un solo giorno dalla riunione della commissione Affari esteri del Parlamento UE, in cui è stata affrontata la questione Russia-Ucraina, i membri della sottocommissione per la Sicurezza e la difesa hanno presentato la propria posizione al ministro della Difesa Taran. “Voglio assicurare la piena solidarietà e il sostegno a Kiev in questa situazione”, ha sottolineato Michael Gahler, relatore permanente del Parlamento UE sull’Ucraina. “Dobbiamo chiedere alla Russia di limitare le proprie azioni, ma avanzando misure credibili se osa attaccare di nuovo l’Ucraina“, tra cui sanzioni, l’embargo di gas e petrolio, boicottaggi e il congelamento dei conti degli oligarchi.

Gli eurodeputati di tutti i gruppi parlamentari hanno sposato la linea del dialogo con Mosca, ma mostrando decisione e intransigenza in caso di nuove violazioni del diritto internazionale. “L’Occidente finora è stato accomodante con Mosca per non aumentare la tensione, ma dobbiamo parlare con più forza dell’adesione di Kiev alla NATO“, ha avanzato Andrius Kubilius (PPE), presidente dell’assemblea parlamentare Euronest. Evidente il richiamo a uno degli argomenti di discussione principali del vertice ministeriale dell’Alleanza Atlantica in programma oggi. Per Sven Mikser (S&D), “la Russia si è sempre basata sull’effetto a sorpresa, perché considera la diplomazia un segno di debolezza”, ma ora “serve una voce forte e decisa”. Petras Auštrevičius (Renew Europe) ha invece calcato la mano sul pericolo della “macchina da guerra russa” nella regione e sul fatto che “come ha detto il presidente statunitense Biden, Putin è un assassino e una minaccia“, a cui bisogna rispondere con “un piano deterrente, ma che non aumenti la tensione”.

Particolarmente forte l’intervento di Witold Jan Waszczykowski (ECR), presidente della delegazione alla commissione parlamentare di associazione UE-Ucraina: “È chiaro che non c’è più stabilità secondo il formato di Minsk [accordo tra i capi di Stato di Ucraina, Russia, Francia e Germania per la pace nell’Ucraina orientale, ndr] e che serve un nuovo processo di pace“. L’eurodeputato polacco si è scagliato contro la proposta del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che nella telefonata di ieri con l’omologo russo Putin ha proposto un nuovo vertice USA-Russia per risolvere anche le tensioni sul confine ucraino: “È una proposta di vecchio stampo, simile a quelle dei tempi della guerra fredda”, ha attaccato. Per poi concludere con una frecciata a Washington: “È sbagliato non considerare tutti gli alleati in questa decisione”, tanto quanto “non permettere ai partner ucraini di partecipare” a un tavolo dei negoziati delicato e che li interessa così da vicino.

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