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NATO, dal primo maggio ritiro delle truppe dall'Afganistan. Europa preoccupata dal fronte Russia-Ucraina
(fonte: NATO)

NATO, dal primo maggio ritiro delle truppe dall'Afganistan. Europa preoccupata dal fronte Russia-Ucraina

L'annuncio è arrivato al termine del vertice ministeriale dell'Alleanza Atlantica, alla presenza del segretario di Stato USA Blinken e della Difesa Austin. Telefonata Merkel-Biden per chiedere al Cremlino una de-escalation, mentre domani il presidente ucraino Zelensky sarà a colloquio con Macron

Bruxelles – Inizierà dal primo maggio il ritiro delle truppe dell’Alleanza Atlantica dall’Afghanistan, in linea con la decisione del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. È quanto deciso nel corso della riunione ministeriale della NATO di ieri (mercoledì 14 aprile), alla presenza del segretario di Stato USA, Antony Blinken, e del segretario della Difesa, Lloyd Austin. Un ritiro “ordinato, coordinato e deliberato”, si legge nella nota, e che il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha definito in conferenza stampa “non la fine del nostro rapporto con l’Afghanistan, ma l’inizio di un nuovo capitolo“.

Gli alleati prevedono di completare il ritiro delle forze armate “entro pochi mesi”, ma hanno avvertito i talebani che “qualsiasi attacco armato durante questo ritiro riceverà una risposta energica”. Stoltenberg ha precisato che “tutti gli alleati si son trovati d’accordo” nel prendere insieme una decisione “non facile”. Tuttavia, il giudizio della NATO è che “dopo vent’anni è arrivato il momento di partire, abbiamo compiuto la nostra missione”.

Da sinistra, il segretario della Difesa USA, Lloyd Austin, il segretario di Stato, Antony Blinken, e il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg (fonte: NATO)

Analisi condivisa anche dal segretario della Difesa USA, che ha sottolineato che le truppe “possono essere orgogliose di quello che hanno fatto in Afghanistan”. Austin ha ricordato in particolare i “progressi economici e politici” del Paese, dove oggi i cittadini “difendono i loro interessi, eleggono i loro leader e mandano i loro figli a scuola”, ricordando però che a Kabul “c’è ancora molta violenza”. Gli ha fatto eco il segretario di Stato Blinken, che ha posto l’accento sul fatto che “come alleati continueremo a sostenere gli afghani”, restando “vigili contro ogni minaccia terroristica”. Questo, nonostante i contingenti militari lasceranno il Paese entro il prossimo 11 settembre, data simbolo per l’attacco alle Torri Gemelle che scatenò la guerra in Afghanistan nel 2001.

Soddisfazione per la “decisione storica” è stata espressa anche dal ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, in un video pubblicato su Facebook. Il “cambio di passo”, già al centro del vertice a Washington con Blinken a inizio settimana, “non significherà lasciare solo il popolo afghano”, ma porterà a un aumento della cooperazione “con progetti incentrati sulle scuole, i diritti umani, le imprese e lo sviluppo economico”, ha sottolineato il titolare della Farnesina. Il ministro degli Esteri ha ringraziato tutti i soldati italiani impegnati per vent’anni sul territorio afghano e anche il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, con cui coordinerà il ritiro delle truppe nei prossimi mesi.

Il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan è un passo necessario e doveroso che non poteva non essere compiuto: ora scatta una nuova fase, che non dovrà essere meno impegnativa della precedente”, ammonisce Fabio Massimo Castaldo, europarlamentare del Movimento 5 Stelle e Vicepresidente del Parlamento europeo in una nota. Ora “occorre prendere le redini della ricostruzione, con programmi di cooperazione bilaterali, europea e internazionale, continuare a fornire anche expertise dal punto di vista della formazione e dello sviluppo di capacità e di competenze, affinché le deboli e fragili istituzioni afghane possano continuare a camminare sulle proprie gambe. Ringrazio il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, e tutto il corpo diplomatico italiano, per l’impegno profuso”, spiega Castaldo.

Il fronte russo

Ma sul tavolo del vertice ministeriale della NATO c’era anche il dossier Ucraina e le tensioni con la Russia sul confine orientale. “Per quanto quanto riguarda i movimenti delle truppe russe restiamo preoccupati e continuano a monitorare molto da vicino le attività nell’area”, ha dichiarato in conferenza stampa il segretario della Difesa USA Austin. “Chiediamo alla Russia di mettere fine alle provocazioni e di essere più trasparente“, per “rispettare l’integrità territoriale” dell’Ucraina. Il segretario di Stato Blinken ha invece spiegato le motivazioni dietro alla telefonata di martedì (13 aprile) del presidente Biden con l’omologo russo, Vladimir Putin: “Vogliamo avere una relazione stabile e prevedibile” che si basi su “una comunicazione molto chiara sulle nostre politiche”. Blinken ha concluso sottolineando che “è per questore il presidente ha chiesto un incontro a Putin“.

Preoccupazioni condivise anche in Europa, soprattutto sull’asse Germania-Francia. Ieri sera la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il presidente degli Stati Uniti Biden si sono confrontati telefonicamente sia sul ritiro delle truppe in Afghanistan, ma soprattutto sugli ultimi sviluppi nell’Ucraina orientale. Dopo le dichiarazioni della ministra della Difesa tedesca, Annegret Kramp-Karrenbauer, secondo cui la Russia “sta facendo di tutto per provocare una reazione armata”, Merkel e Biden hanno concordato di chiedere alla Russia una riduzione dei suoi rafforzamenti lungo il suo confine occidentale, “per di ottenere una de-escalation” delle tensioni.

Nella giornata di domani (venerdì 16 aprile) il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, si recherà invece in Francia, dove “terrà colloqui con il presidente francese, Emmanuel Macron”, ha reso noto la presidenza ucraina. Kiev ha spiegato ieri pomeriggio la situazione sul territorio e ai confini del Paese ai deputati della sottocommissione per la Sicurezza e la difesa del Parlamento Europeo, attraverso le parole del ministro della Difesa ucraino, Andriy Taran. È probabile che domani il presidente Zelensky ribadisca a Macron la richiesta di sostegno all’Occidente, senza provocare una reazione armata da parte del Cremlino.

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