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Tamponi gratuiti e niente restrizioni ai confini, Parlamento UE al voto sul Certificato verde digitale

Tamponi gratuiti e niente restrizioni ai confini, Parlamento UE al voto sul Certificato verde digitale

L'Eurocamera voterà per la posizione negoziale da portare al confronto con il Consiglio dell'UE. La scelta di quali vaccini includere nel pass e il costo dei test COVID accenderanno lo scontro con gli Stati, che chiedono autonomia sulla possibilità di introdurre misure restrittive ulteriori, come la quarantena all'arrivo

Bruxelles – Tamponi gratuiti o almeno “economicamente accessibili”, protezione dei dati e impiego unicamente per ripristinare la libera circolazione dentro lo spazio Schengen. Queste, nella sostanza, le indicazioni che darà l’Europarlamento sul Certificato verde digitale, votando oggi (con risultati domani) in seduta plenaria sulla sua posizione negoziale per avviare i negoziati con il Consiglio dell’UE e rendere operativo lo strumento prima dell’inizio della stagione estiva. Gli Stati membri hanno già dato l’ok alla posizione negoziale del Consiglio UE lo scorso 14 aprile. Dopo il voto di questa settimana in Parlamento europeo, inizierà la trattativa tra i negoziatori che durerà per tutto il mese di maggio con l’idea di adottare l’accordo definitivo in prima lettura durante la plenaria di giugno (7-10). Attualmente, però, le posizioni tra le due Istituzioni rimangono distanti su molti punti. A partire dal nome ‘Certificato verde digitale’, che secondo l’Europarlamento richiama “falsamente” alla lotta ambientalista e che dovrebbe essere cambiato in Certificato UE per il Covid-19.

Juan Fernando López Aguilar

“Senza libera circolazione in Unione Europea, non ci sarà alcuna ripresa, né economica né sociale”, ha avvertito il presidente della Commissione per le Libertà Civili, Juan Fernando Lopez Aguilar, responsabile per il dossier, in un dibattito in seduta plenaria con Commissione Europea e Consiglio dell’UE prima del voto di questo pomeriggio in Aula. A ricordare che la libertà di movimento è forse il più grande risultato raggiunto dall’integrazione europea, schiacciato nell’ultimo anno da restrizioni e controlli ai confini introdotti dai Paesi durante tutto l’arco della pandemia. Lopez Aguilar insiste su questo aspetto: ripristinare la libera circolazione dello spazio Schengen è l’unico principio giuridico alla base di questo strumento. Un diritto dei cittadini europei che va esercitato, tenendo conto che la pandemia è ancora in atto. Questo sarà al centro del mandato negoziale dell’Europarlamento.

Se il solo scopo del Certificato verde è quello di ripristinare la libera circolazione in Europa, allora non si può lasciare agli Stati la possibilità di introdurre in maniera scoordinata ulteriori restrizioni come la quarantena all’arrivo. Il Parlamento è contrario alla possibilità di introdurre misure restrittive aggiuntive al Certificato, mentre gli Stati insistono sul fatto che sta a loro  decidere se utilizzare i certificati per revocare le restrizioni o meno. La Commissione Europea crede che il Certificato non possa giustificare ulteriori restrizioni ai confini, ma non ha competenze di merito e dunque dovranno vedersela i negoziatori di Parlamento e Consiglio durante il trilogo. “Sarà uno strumento per evitare ulteriore frammentazione e caos” in vista delle riaperture estive, spiega durante il dibattito in Aula il coordinatore della proposta per il Parlamento del Partito popolare europeo (PPE), Jeroen Lenaers. “Libertà di circolazione è un diritto non un privilegio”, ha fatto eco anche la coordinatrice per Renew Europe, Sophia In ‘T Veld. La possibilità data agli Stati di introdurre ulteriori restrizioni di viaggio sarà probabilmente uno dei motivi di confronto aspro con il Consiglio nel quadro dei negoziati trilaterali, ma non sarà l’unico.

Il Parlamento insiste perché il Certificato riconosca solo i vaccini approvati dall’EMA (finora: Moderna, Pfizer-BioNTech, AstraZeneca, e Johnson&Johnson), mentre nella posizione negoziale del Consiglio è prevista la possibilità di accettare anche altri vaccini, come nel caso dell’Ungheria che utilizza il vaccino russo Sputnik e quello cinese Sinopharm, fuori dall’approvazione dell’Agenzia europea per i medicinali. Per il Parlamento si tratta di una linea rossa non accettabile: significa tornare a una situazione in cui gli Stati membri vanno ognuno per conto proprio, con accordi e decisioni prese in bilaterali se riconoscere o meno quel vaccino per garantire l’ingresso nel proprio Paese. Si perde l’essenza stessa del Certificato che non servirà ad altro se non ad armonizzare a livello europeo i criteri per la libera circolazione. Cosa che finora non c’è stata perché la Commissione non ha competenze specifiche sui confini e sulle restrizioni. Altrimenti, il rischio è tutto resti esattamente come è ora.

Il Certificato conterrà le informazioni se una persona è stata già vaccinata (e con quale vaccino approvato dall’EMA), o in alternativa il risultato negativo di un tampone (sia molecolari PCR che rapidi dell’antigene) o ancora una prova di guarigione dalla malattia con la presenza di anticorpi. Da parte del Parlamento focus sulla protezione dei dati e delle informazioni raccolte nel Certificato (solo dati essenziali) che “non potranno essere immagazzinati in una banca dati centrale a livello europeo ma saranno utilizzati solo dalla amministrazione sanitaria che ha il compito di rilasciare il certificato”, mette in guardia Lopez Aguilar. Su questo, si è espresso anche Wojciech Wiewiórowski, Garante europeo della protezione dei dati, secondo cui è necessario “garantire che i dati personali non siano trattati più a lungo di quanto strettamente necessario” e che siano cancellati “una volta che la pandemia è finita”. Nell’idea dell’Europarlamento, i dati del Certificato potranno essere utilizzati solo per ripristinare la libera circolazione nell’UE e non per altri scopi “come andare a teatro, o alle mostre”. E qui un’altra potenziale rottura con la posizione della Commissione, che in più di un’occasione ha lasciato intendere di volere un’estensione dello strumento come “lascia passare” anche per altre attività che non siano strettamente legate ai viaggi, come andare a teatro.

Gli eurodeputati sostengono l’idea dell’Esecutivo di introdurre tre possibilità (vaccini, test, anticorpi) da inserire nel Certificato ma per rendere effettivamente meno discriminatorio possibile lo strumento andrebbero resi gratuiti anche i tamponi, che attualmente non lo sono e i cui costi differiscono molto da Stato a Stato ma anche da regione a regione. Il Certificato sarà gratuito per tutti ma non sono altrettanto gratuiti i test che rilevano la presenza del virus, e per il Parlamento non è accettabile perché c’è il rischio di creare discriminazioni verso coloro che non possono permettersi di farli con frequenza. Per questo hanno presentato una proposta di risoluzione a parte, che sarà votata oggi insieme agli emendamenti sulla proposta di Certificato. All’inizio dell’estate è certo che ci sarà ancora un’ampia fascia di popolazione non vaccinata per scelta o perché non è rientrata nelle categorie già immunizzate. Se mettere d’accordo i Ventisette sul rendere gratuiti i tamponi è difficile, l’Europarlamento chiede almeno di renderli accessibili. Quindi fissare un tetto massimo ai prezzi, che spesso differiscono non di poco.

“Vogliamo che il certificato sia sviluppato e applicato prima dell’estate che ci sia un uso minimo dei dati e dobbiamo garantire la sicurezza delle riaperture”, ha sintetizzato il commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders, presente ai lavori della plenaria. Non discriminazione e protezione dei dati sono i due principi che guidano la posizione della Commissione europea su “questo strumento che agevolerà la libera circolazione dei viaggi dentro l’UE”. Si è soffermato sul fatto che dal punto di vista sanitario ci sono ancora diverse incertezze scientifiche sui vaccini e sulla guarigione dalla malattia COVID-19, per cui è importante che il testo che sarà finalizzato sia abbastanza flessibile per essere modificato qualora ci fosse necessità.

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