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'End the Cage Age', il 30 giugno la risposta della Commissione all'iniziativa dei cittadini per rimuovere le gabbie dagli allevamenti

'End the Cage Age', il 30 giugno la risposta della Commissione all'iniziativa dei cittadini per rimuovere le gabbie dagli allevamenti

Parlamento UE lavora a una proposta di risoluzione per rivedere la vecchia direttiva del 1998 sugli animali in allevamento e includere il divieto dell'utilizzo delle gabbie. Emilia Romagna verso lo stop

Bruxelles – La Commissione Europea presenterà il 30 giugno la sua risposta all’iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age”, secondo l‘ultimo aggiornamento dell’agenda dell’Esecutivo comunitario. Via le gabbie per gli animali negli allevamenti dentro l’Unione Europea: questo chiede l’iniziativa dei cittadini europei promossa da Compassion in World Farming (Ciwf) e firmata da quasi 1,4 milioni di persone nell’UE per chiedere alla Commissione Europea di agire introducendo il divieto. L’iniziativa è la prima ICE ad avere tanto successo e lo scorso 15 aprile è approdata in Parlamento Europeo, nell’audizione congiunta delle commissioni Agricoltura (AGRI) e Petizioni (PETI).

In quell’occasione era stato riconosciuto dalla Commissione “pieno sostegno per attuare questa trasformazione negli allevamenti”, ha affermato il commissario europeo per l’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, promettendo presto una risposta” attraverso una nuova comunicazione e di tradurre in iniziativa legislativa le richieste degli europei. Secondo il documento del Berlaymont saranno però i vicepresidenti esecutivi Frans Timmermans, responsabile per il Green Deal, e Vera Jourova, Valori e Trasparenza, a presentare la nuova comunicazione a fine giugno.  L’iniziativa chiede di eliminare le gabbie per galline ovaiole, conigli, scrofe e vitelli passando a sistemi alternativi e tipici degli allevamenti biologici che garantiscano “più libertà” per gli animali costretti a stare dentro agli allevamenti. Alla Commissione Europea si chiede di invertire la rotta e di fissare tempi certi “per la fine delle gabbie” in maniera omogenea a livello UE, modificando la vecchissima Direttiva del 1998 /58 sugli animali di allevamento per includere questo divieto dell’utilizzo delle gabbie e dunque prevedere un graduale abbandono. Secondo i promotori dell’iniziativa, il graduale abbandono delle gabbie andrebbe accompagnato da un sostegno finanziario agli agricoltori nel processo di transizione.

L’iniziativa è stata bene accolta dalla commissione per l’Agricoltura del Parlamento europeo (AGRI), che è attualmente al lavoro su una proposta di risoluzione a prima firma del presidente Norbert Lins. Gli eurodeputati AGRI hanno presentato il 5 maggio ben 216 emendamenti al progetto di risoluzione sull’iniziativa dei cittadini europei e mentre la proposta iniziale – molto scarna – chiedeva solo “strumenti legislativi per migliorare la sostenibilità dell’agricoltura”, molti degli emendamenti presentati chiedono di rivedere la direttiva del 1998 sulla protezione degli animali allevati per introdurre il divieto delle gabbie. La votazione in commissione agricoltura è prevista durante la prossima riunione del 21 maggio.

Ma intanto qualcosa si muove anche a livello locale. In Italia, l’Emilia Romagna è la prima regione a dirsi pronta a dire stop agli allevamenti con le gabbie. La Commissione Politiche economiche dell’Assemblea legislativa regionale l’11 maggio ha approvato una risoluzione con cui la giunta regionale si impegna verso allevamenti che non facciano uso di gabbie e rispettino il benessere degli animali. L’iniziativa ha trovato sostegno anche da alcune delle principali industrie alimentari dell’Unione Europea – tra cui Barilla, Ferrero, Mondelēz International, Nestlé e Unilever, i rivenditori ALDI Nord, Inter IKEA Group e Le Groupement Les Mousquetaires, nonché il Gruppo Jamie Oliver e il produttore di uova Fattoria Roberti – che di recente hanno scritto una lettera alla Commissione per sostenere la stessa battaglia.

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