Bruxelles – Rendere più sostenibile l’economia blu europea passa anche per l’acquacoltura a basso impatto ambientale. Con il suo nuovo “approccio per un’economia blu sostenibile nell’UE: Trasformare l’economia blu dell’UE per un futuro sostenibile”, adottato oggi (17 maggio), la Commissione Europea include tra gli obiettivi quello di sviluppare una “produzione sostenibile” dei prodotti ittici e nuove norme per la loro commercializzazione in Europa, l’uso di alghe e piante marine, un controllo più rigido della pesca nei mari dell’Unione europei. L’acquacoltura è l’allevamento di organismi acquatici, principalmente pesci, crostacei e molluschi, ma anche la produzione di alghe, in ambienti confinati e controllati dall’uomo.
L’UE affianca al piano una serie di orientamenti strategici destinati agli Stati membri con cui si impegna a sviluppare un’acquacoltura sostenibile nell’UE, per farla contribuire agli obiettivi verdi del Green Deal europeo e in particolare alla strategia “Dal produttore al consumatore”, la Farm to Fork, adottata a marzo di un anno fa, che riguarda la filiera agroalimentare. Le linee guida strategiche identificano 13 aree in cui è necessario ulteriore lavoro per promuovere la sostenibilità e la competitività del comparto che vanno dalla promozione dell’uso di fonti energetiche rinnovabili a una maggiore efficienza energetica, a sistemi di gestione dei rifiuti che riducano al minimo l’impatto ambientale delle attività, a un approccio di economia circolare. Il piano europeo nasce dalla convinzione che tutti i settori dell’economia blu, compresi la pesca, l’acquacoltura, il turismo costiero, i trasporti marittimi, le attività portuali e la costruzione navale, possano “ridurre il proprio impatto ambientale e climatico”. “L’acquacoltura riveste un ruolo sempre più rilevante nel sistema alimentare europeo”, ha spiegato in conferenza stampa il commissario europeo per l’Ambiente e gli Oceani, Virginijus Sinkevičius. “Il settore può offrire alimenti sani con un’impronta climatica e ambientale generalmente inferiore a quella delle attività di produzione terrestri”.






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