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Dalla tassa alle Big Tech all'autonomia strategica dell'UE, sul tavolo le priorità digitali del semestre sloveno
Janez Janša, primo ministro sloveno e presidente di turno del Consiglio dell'UE

Dalla tassa alle Big Tech all'autonomia strategica dell'UE, sul tavolo le priorità digitali del semestre sloveno

Nel programma di lavoro della presidenza di turno del Consiglio dell'UE si punta allo sviluppo del Mercato Unico digitale, cercando un'intesa tra i Paesi membri sul Digital Services Act e sul Digital Markets Act

Bruxelles – Cambia la presidenza del Consiglio dell’UE, rimangono uguali le priorità. Almeno sul fronte digitale. La Slovenia prende oggi (1 luglio) le redini dei lavori all’interno del Consiglio ed eredita dal semestre portoghese uno dei dossier trasversali di più grande importanza (insieme a quello ‘verde’) da quando è scoppiata la pandemia COVID-19. Per la ripresa economica e sociale dell’Unione, nel programma di lavoro si guarda all’intelligenza artificiale, a un sistema di tassazione alle  Big Tech e allo sviluppo del Mercato Unico digitale, tra autonomia strategica e allineamento degli Stati membri sulle proposte legislative dell’esecutivo UE per la riforma dello spazio digitale.

Le transizioni gemelle verde e digitale sono state il faro che ha illuminato il meccanismo di ripresa Next Generation EU e la strategia di ripresa, con tutto il processo di elaborazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza (che la Commissione Europea ha iniziato ad approvare dalla scorsa settimana) e per Lubiana devono rimanere tali anche nello sviluppo del Mercato interno. Per quanto riguarda l’aspetto della tecnologia, il riferimento è alle due proposte legislative del gabinetto von der Leyen sui mercati e sui servizi digitali, “che introducono riforme ambiziose” e a cui la presidenza slovena vuole dare un contributo tangibile. In altre parole, cercare un accordo tra gli Stati membri e iniziare i negoziati con il Parlamento UE, tenendo come focus l’autonomia strategica dell’Unione in campo digitale e il sostegno alle piccole e medie imprese europee.

Lubiana ha poi messo nero su bianco il fatto di voler dedicare “particolare attenzione” alla questione della tassazione digitale, inserendola nel contesto più ampio del dibattito sulle proposte di nuove risorse proprie. Lo scopo sarà quello di “alleggerire l’onere sui bilanci degli Stati membri” e allo stesso tempo “creare uno spazio fiscale” che superi l’attuale frammentazione tra Paesi membri. Il terreno lo sta già preparando il G7, con la proposta di una tassa minima globale con aliquota al 15 per cento che colpirebbe in particolare giganti come Apple, Microsoft, Google e Facebook. Ma l’UE deve farsi trovare pronta a un eventuale fallimento o slittamento dell’accordo globale e qui potrebbe intervenire il lavoro della presidenza slovena.

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, la Slovenia darà priorità alla proposta di quadro normativo sull’IA basato sul rischio e cercherà di ottenere “quanti più progressi possibili” per l’allineamento tra Paesi membri nel definire la delimitazione del campo delle applicazioni accettabili sul fronte delle tecnologie emergenti. A questo discorso è connesso lo sviluppo dell’economia dei dati personali e aziendali – dall’elaborazione allo scambio, fino alla tutela della privacy. Su questo aspetto si cercherà di avviare i negoziati con gli eurodeputati sul Data Governance Act, la proposta di regolamento sulla gestione dei dati.

Centrale anche il file sulla sicurezza informatica, uno dei temi più urgenti per la protezione dell’Unione Europea nel decennio digitale. Le direttrici di intervento per il Consiglio dell’UE spaziano dal miglioramento della capacità di risposta alle minacce e agli attacchi hacker, alla ricerca di un’intesa sulla direttiva NIS 2, la nuova strategia dell’UE per aumentare gli standard di sicurezza e resilienza di imprese private e amministrazioni pubbliche. Allo stesso tempo, si cercherà di dare impulso alle attività del nuovo Centro europeo di competenza sulla cibersicurezza istituito a Bucarest e a quelle della rete di centri nazionali (tra cui compare l’Agenzia italiana per la cybersecurity). Si chiude il capitolo con lo sviluppo di schemi europei di certificazione della sicurezza delle reti 5G e dei dispositivi connessi a Internet.

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