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    Home » Politica » Immigrazione e Albania, i risultati che l’Italia non deve aspettarsi dal semestre sloveno

    Immigrazione e Albania, i risultati che l’Italia non deve aspettarsi dal semestre sloveno

    Si apre oggi la presidenza di turno del Consiglio dell'UE a guida slovena. Per richiedenti asilo la priorità è la dimensione esterna, per l'allargamento pesa il veto della Bulgaria

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    1 Luglio 2021
    in Politica

    Bruxelles – Inizia la presidenza slovena del Consiglio dell’UE, e per l’Italia non è proprio una buona notizia. Non se si guarda al dossier immigrazione. Nel programma di lavoro il governo di Lubiana non specifica mai la necessità di meccanismi di redistribuzione dei richiedenti asilo in arrivo nel territorio UE. Non ci sono, in sostanza, misure per alleviare la pressione migratoria sui Paesi di primo arrivo, come l’Italia.

    La presidenza slovena intende lavorare per “un sistema di asilo funzionante” ma non nel senso di Stati membri che si ripartiscono i migranti. Il sistema di asilo funzionante, dal punti di vista sloveno, è quello che non fa arrivare le persone. Per questo si insiste sulla necessità di “un approccio più efficace per affrontare la migrazione illegale alla fonte, una protezione più efficace delle frontiere esterne dell’UE, una politica più coerente di rimpatrio delle persone che non hanno ricevuto protezione internazionale nei loro paesi di origine e una stretta cooperazione sia con i paesi di origine della migrazione che con i paesi di transito”.

    Da questo punto di vista il governo sloveno può già rivendicare di aver rispettato il suo mandato, alla luce dei risultati di politica migratoria comune ottenuti nell’ultimo vertice dei capi di Stato e di governo. La Slovenia guarda alla dimensione esterna, e non a quelle interna che tanto farebbe comodo a Italia, Grecia e ora anche Spagna, con l’aumento degli arrivi nell’extraclave di Ceuta.

    A onor del vero si promette “impegno attivo” nella ricerca di un consenso politico per l’attuazione dei concetti di responsabilità e solidarietà, salvo poi insistere sull’esecuzione dei rimpatri e della “cooperazione di polizia” e scambio di informazioni quali mezzi per contrastare il traffico di esseri umani. In sostanza, la formula magica di Lubiana è non far arrivare i migranti. 

    Rischia di servire a poco l’impegno per l’adesione di Macedonia del Nord e Albania, con l’Italia storicamente e tradizionalmente vicina a Tirana. La presidenza slovena intende rilanciare il processo, e ha già annunciato un summit sui Balcani occidentali per il 6 ottobre, proprio per rivitalizzare il percorso di avvicinamento all’UE di questi Paesi, in particolare i due citati. Qui il governo sloveno può contare sul sostegno della Commissione europea.

    Nel semestre appena iniziato “apriremo formalmente i negoziati per l’adesione di Albania e Macedonia del Nord”, assicura la presidente dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen, in occasione della tradizione visita ufficiale nella capitale dello Stato con la presidenza di turno del Consiglio Ue. Ma sull’adesione di Tirana e Skopje restano le riserve della Bulgaria, che ha preso a bloccare il negoziato con Skopje bloccando di conseguenza tutti gli altri dossier.

    Il semestre di presidenza sloveno rischia di non portare all’Italia alcun giovamento su due dossier molto sensibili per il governo di Roma.

    Tags: albaniaallargamentoconsiglio ueimmigrazioneitaliamigrantipresidenza slovenaslovenia

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